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Sinistra Italiana: ADESSO BASTA!!

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SINISTRA ITALIANA: ADESSO BASTA!



Succube degli intellettuali, subalterna al PD, perfino “razzista” contro i lavoratori. È ora di cambiare.


Da molti anni la sinistra italiana conosce solo sconfitte, alternandole a sbandamenti e capitolazioni. Se facessimo dei diagrammi, come per i bilanci delle aziende private, mostrerebbero tutte linee che vanno inesorabilmente verso il basso.

La sinistra, oggi. Partiti, sindacati e movimenti, tutti in calo…


Il dato più appariscente è quello elettorale: un continuo calo dei consensi che non si riesce a mascherare con qualche successo nelle percentuali e con la giostra di simboli e liste elettorali (arcobaleni, rivoluzioni civili, e così via). La verità è desolante: ogni volta, sistematicamente, le persone - in carne e ossa - che votano per le fantasiose liste della sinistra diminuiscono. A ogni scadenza elettorale sono meno della precedente e più della successiva.

Come il termometro non è sufficiente per diagnosticare le condizioni di un malato grave, così non è sufficiente il solo dato elettorale per ragionare sulle condizioni di lunga durata della sinistra italiana.

Il numero dei militanti o degli iscritti delle variopinte compagini della sinistra, come quello dei partecipanti attivi alle sue varie iniziative, ha subito e continuerà a subire una sorte ben peggiore dei dati elettorali.

Si tratta di numeri sempre più ridotti e quasi insignificanti: le diverse manifestazioni sono sempre più sparute e demoralizzanti. Molti, ormai, ritengono sia un grande successo quando si riescono a radunare poche centinaia di compagni e simpatizzanti.

Bisogna dirla tutta: questo vale anche per i raggruppamenti e le forze di carattere non politico o elettorale. Anche le organizzazioni sindacali di base o le componenti critiche e di sinistra della CGIL seguono la stessa tendenza. Aldilà dei trionfalismi e della propaganda, gli scioperi generali dei sindacati di base riscuotono adesioni - malgrado qualche eccezione - molto basse e non tendono affatto ad aumentare nel tempo, anzi è il contrario. Le loro manifestazioni nazionali, per ricorrere ad un indicatore tra gli altri, raccolgono poche migliaia di partecipanti che si riducono via via.

Nella CGIL ci sono tentativi, anche coraggiosi e sinceri, di opporsi all’indirizzo della maggioranza; tuttavia ottengono risultati molto minoritari e si condannano, via via, ad una funzione sempre più marginale e di pura testimonianza. C’è chi teme anche che sia un ruolo di mera “copertura a sinistra”.

Non si può dire meglio degli altri “movimenti”, della loro capacità di radicarsi e di estendere le proprie forze organizzate. Le grandi manifestazioni nazionali della sinistra di opposizione, tenute generalmente in ottobre, hanno visto – nel corso degli anni - una costante riduzione del numero di partecipanti ed anche “dell'alone” di condivisione ed immedesimazione con essi.

Fin qui ci siamo riferiti ad alcuni parametri di carattere banalmente
quantitativo. Tuttavia già molto preoccupanti, sia perché siamo in un periodo di acutizzazione delle tensioni e del malessere sociale, sia perché -per l’appunto- in Europa e nel mondo, quasi ovunque, le cose vanno molto diversamente. Basta utilizzare i suddetti indicatori nei confronti di molti altri paesi (anche vicini) per rendersi conto che le lotte e i movimenti dilagano e si fanno impetuosi e le forze di sinistra, anche elettoralmente, conseguono successi vistosi ed entusiasmanti ed accrescono significativamente le proprie forze organizzate.

Grandi ed intransigenti scioperi ottengono vittorie.

Una sinistra isolata dal proletariato…

Purtroppo c’è da considerare anche l’aspetto, o alcuni suoi indicatori, di carattere
qualitativo della nostra sinistra.

In primo luogo, il suo crescente isolamento dalle masse proletarie con le quali, si direbbe, esiste un rapporto di reciproca indifferenza e disinteresse. Un tempo (ed è ancora così all’estero) c’erano forze che erano espressione della classe operaia e di più vasti ceti popolari di cui erano l’avanguardia e che erano alla guida del cambiamento nel corso della lotta di classe.

Oggi, invece, abbiamo una sinistra sempre più borghese, anche nella composizione dei suoi gruppi dirigenti e perfino del quadro militante, e sempre più ridotta e marginale come presenza nel proletariato, nel quale, invece, si espandono nuovi disegni egemonici della borghesia attraverso vari strumenti (o mediatori) politici, sociali e di altro genere.

…e“razzista” contro i lavoratori

Completamente succube degli intellettuali borghesi e con atteggiamenti -a volte- perfino “razzisti” verso gli operai italiani e le loro famiglie, insultati come razzisti, viziati, asserviti, ecc.

In secondo luogo, la sinistra è sempre più subalterna, codista, a rimorchio di altri, incapace di esprimere un proprio ruolo ed una propria strategia autonomi, fondati su un punto di vista indipendente.

La subalternità al PD


Soprattutto è evidente la sua subalternità al PD. Mentre altrove la realtà è ben diversa: tanto per rimanere in Europa, il KKE e Syriza si contrappongono al PASOK; il PC portoghese ed altre forze di sinistra si contrappongono ai socialdemocratici; lo stesso fa la LINKE tedesca e così via. Da noi, invece, il PD fa quello che vuole, tanto che certe candidature alternative ad esso, sono state causate dal rifiuto di quel partito di allearsi con altre forze di sinistra e non viceversa.

Non c’è mai stata una vera alternativa a questo partito che è, attualmente ed in prospettiva, il più insidioso per la democrazia e i lavoratori. Anche oggi, per fare un solo esempio, c’è una “Lista Tsipras” ma - contemporaneamente - gli stessi promotori (o alcuni di loro) sono asserviti al PD nelle elezioni regionali del Piemonte e dell’Abruzzo ed in tante altre consultazioni.

La subalternità al PD è variamente graduata: ci sono i veri e propri servi, mera corrente esterna (“di sinistra”) di esso; poi ci sono vari satelliti o “oscillanti” (a volte vanno col PD, a volte contro); fino ad altri i quali, senza esser complici di quel partito, evitano di prendere decisioni coerenti e nette, permanenti, limitandosi per esempio a “non disturbare” durante le elezioni o rifugiandosi in uno pseudo astensionismo molto comodo: sia per loro che –i n definitiva - per lo stesso PD.

Insomma la sinistra italiana, al contrario di quella di tanti paesi europei, sembra una sorta di “PD ausiliario” che esiste apposta per evitare che sorga -se vogliamo dire così- una sorta di Syriza, ossia un’alleanza di forze di sinistra nettamente alternative al PD e ad esso contrapposte anche sul piano elettorale (e quindi istituzionale, amministrativo, ecc).

Ultimamente l’incorreggibile servilismo della nostra sinistra si è manifestato anche nella frenesia di certe sue componenti ad accodarsi al movimento di Grillo e Casaleggio. Alcuni di questi sono passati direttamente dalla subalternità al PD a quella ai grillini.

Il guscio vuoto del politicantismo

In terzo luogo, la sinistra italiana è diventata un guscio vuoto. Afflitta da inguaribile personalismo e politicantismo dovuto all’oligarchia di intellettuali che la sta soffocando. Sbriciolata dal caos organizzativo e programmatico non più riducibile alla mera frammentazione. Quest’ultima significa l’esistenza di un certo numero di correnti e frazioni organizzate, divise tra loro, le quali, però, una volta unite, costituirebbero l’unità del tutto.

La frantumazione che colpisce la nostra sinistra, invece, la fa somigliare ad un grande canotto i cui numerosi passeggeri, assiepati ai suoi bordi, remano ciascuno per proprio conto verso una direzione diversa da quella di ciascuno degli altri.

Come se non bastasse, ognuno, nel modo più caotico e sporadico, a volte rema (cambiando spesso direzione) e a volte si dedica ad altro. Un “canotto” simile non va da nessuna parte, gira a vuoto su se stesso, rimane in balia delle correnti e di altri elementi esterni, presenta un clima di tensione e divisione crescente tra i passeggeri man mano che si riducono di numero e alla fine… naufraga miseramente.

Senza strategia né programma


Questa sinistra non fa nulla di permanentemente coordinato, non ha alcun fronte principale di lotta su cui concentrare unitariamente le forze, in definitiva non ha strategia né programma (inutile scomodare la parola “organizzazione”). Le rimane solo la tattica che, in questo quadro, è solo opportunismo e tirare a campare alla giornata, ciascuno per proprio conto e pensando solo al proprio orticello.

Per questo la sinistra nostrana è -nel suo complesso e malgrado le intenzioni di tanti- organicamente subalterna alle forze dominanti della società borghese. Come chi scava freneticamente buche solo per ricoprirle, si fa un po’ di tutto, qua e là e da parte di chiunque, per far riuscire male tutto. Senza portare mai nulla a conclusione e rendendola nel suo complesso ininfluente.

Qualche esempio…

Per fare un esempio, a Roma -un sabato di qualche anno fa- le esigue forze della sinistra hanno organizzato simultaneamente tre diverse manifestazioni, ciascuna su temi condivisibili da tutti: l’antifascismo, la solidarietà internazionale, il rilancio delle lotte dei lavoratori. Ovviamente sono malriuscite tutte e tre mentre sarebbe bastato unire le forze e coordinare gli impegni, per realizzare tre appuntamenti comuni (distribuiti nel tempo e non simultanei) per poter sperare nel successo di ciascuno di essi.

Non si tratta di un caso-limite perché situazioni del genere si ripetono ovunque, continuamente.

In questo modo, nella sinistra italiana, chiunque può fare qualsiasi cosa e nessuno deve mai rendere conto di nulla. Guai a parlare del concetto di vigilanza (democratica o rivoluzionaria che sia): il solo nominarla, forse, sarebbe l’unica occasione nella quale vedere tutta la sinistra, compatta, insorgere sdegnata contro chi avesse osato farlo.

E’ così che coesistono forze (o personaggi) che fiancheggiano i golpisti fascisti di Kiev ed altre che sostengono gli antifascisti della Crimea e del Donbas; chi sostiene la causa palestinese e chi mantiene rapporti con i sionisti e il governo israeliano; chi denuncia (cercando di opporvisi) il massacro economico e sociale della classe operaia e chi ne è complice, dietro la foglia di fico di un antirazzismo borghese che è solo copertura ideologica del lurido sfruttamento degli oppressi che vengono dall’estero.

Gli esempi potrebbero continuare a lungo, senza citare quelli di quanti cambiano continuamente posizione, a volte anche rovesciandola da un momento all’altro.

Una sinistra, si potrebbe dire, senza principi e senza scrupoli, amorfa e dispersiva, incolore e priva di qualsiasi capacità di avvicinare e conquistare chiunque non sia già di sinistra.

Non è più un’area politica, caratterizzata da identità e contenuti discriminanti bensì una specie di decorazione, di aggettivo che la rende simile più ai colori di una tifoseria sportiva che ad una storia e una prospettiva politica. Ci si può definire di sinistra e fare qualsiasi cosa con (quasi) chiunque, ovvero chiunque può dirsi di sinistra a prescindere dalle caratteristiche di ciò che dice e che fa.

ADESSO BASTA!

Questa sinistra ha distrutto il movimento operaio italiano ed è destinata ad essere sempre più inutile, subalterna, in definitiva una specie di piccolo “fastidio” innocuo se non funzionale allo sviluppo dei disegni più reazionari delle classi dirigenti.

Tutti questi guai, possono essere spiegati in modo molto sintetico, come la via per il loro superamento. E’ la mancanza del Partito Comunista (e prima ancora la usurpazione del PCI da parte degli opportunisti) l’origine di tutti questi mali che hanno distrutto il movimento operaio e non ci sarà alcuna inversione di tendenza senza una lotta collettiva, organizzata ed unita, per la ricostituzione di un moderno PCI, capace di far tesoro delle esperienze (anche amare ed erronee) del passato.

Solo con il PCI la sinistra ritroverà forza, capacità attrattiva, unità ed i movimenti riusciranno ad avere lo slancio e l’ampiezza, l’autonomia ed il radicamento, necessari per realizzare i propri obiettivi.

Ribadito ciò, noi non pensiamo che il PCI e la sinistra siano la stessa cosa. Anche il PCI ha bisogno della sinistra, la quale va oltre esso come nel PCI, a sua volta, non deve confluire tutta la sinistra. E’ bene anzi, per evitare le solite confusioni e divisioni, che molte componenti della sinistra siano ben separate dal PCI e che questo sia libero ed immune da esse.

Per questi motivi, oggi, pur essendo impegnati nella lotta per la ricostituzione del PCI ci rivolgiamo contemporaneamente a tutte le forze della sinistra, in quanto tale.

È ora di discutere tutti (e non solo gli “oligarchi”)

Non si può più fare finta di niente ed andare avanti per inerzia, andando incontro ad altre sconfitte e ad altre capitolazioni.

E’ ora che il dibattito su questi temi coinvolga i simpatizzanti ed i sostenitori della sinistra e non solo i suoi oligarchi (sempre gli stessi da decenni). E’ ora di discutere sui vizi e i difetti denunciati in queste pagine. Dica la sua anche chi ritiene che essi siano esagerati o insussistenti.

Una lotta chiara e rigorosa

E’ ora di unirsi in una lotta, chiara e rigorosa, contro la dittatura degli intellettuali borghesi nella sinistra italiana; contro il suo asservimento (più o meno indiretto) al PD ed altre forze estranee; contro la sua frantumazione, la sua divisione per riconquistare unità e indipendenza. Soprattutto è ora di porre un netto discrimine tra chi vuole salvare la sinistra italiana da questa situazione e dalla sua ulteriore degradazione e chi invece vuole mantenere le cose come stanno, qualunque sia la propria giustificazione.

Simpatizzanti ed elettori della sinistra, militanti di base: non potete più attendere sperando che qualcun altro, magari altri intellettuali, faccia quello che solo voi potete fare. Lottare uniti contro quelli (comunque si definiscano) che vogliono assicurarsi che la sinistra, nel futuro, sia sempre più debole, insignificante, divisa, funzionale a chi vuole aggravare ancor di più l’oppressione e lo sfruttamento delle larghe masse popolari e del paese intero!

Succederà sicuramente questo, purtroppo, se non tentiamo oggi di cambiare il corso degli eventi.

Un gruppo di compagne e compagni di PCI
Roma, 21 maggio 2014





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