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Elezioni Europee : chi vince e chi perde...

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DIMEZZATA LA DESTRA (LEGA COMPRESA).
SCONFITTO IL GOVERNO.
VINCE RENZI MA RESTA MEZZO MILIONE DI VOTI SOTTO IL PCI.
SPAZZATI VIA GLI AMICI DELLA FORNERO.
E LA SINISTRA GRIDA AL “MIRACOLO”.



Ci sono diversi punti di vista per interpretare i risultati elettorali. Uno è quello della pura fantasia, delle invenzioni propagandistiche.

Per esempio Salvini ha detto che la Lega avrebbe raddoppiato i voti: ha preso circa 1.685.000 voti mentre alle precedenti europee ne aveva presi 3.123.000. Rispetto alle politiche dell’anno scorso, invece, ha guadagnato circa 290.000 voti (ma questa volta, a differenza del passato, erano presenti su tutto il territorio nazionale). Giudicate voi la preparazione aritmetica del capo leghista.

Poi ci sono quelli che sono interessati unicamente alle poltrone, agli affari, alla carriera. E’ il caso -ma ce ne sono molti in tutte le aree- di alcuni esponenti della Lista Tsipras, i quali gongolano per il loro 4 %. Uno di loro ha parlato addirittura di “miracolo”. Solo perché tre loro intellettuali hanno lucrato un seggio al Parlamento europeo. In realtà, come vedremo in seguito, per la sinistra è stato un altro disastro.

Noi -pur trattandosi di un primo giudizio da meditare meglio nei prossimi giorni- consideriamo i risultati elettorali per valutare come le persone in carne ed ossa si orientano effettivamente o modificano, nel tempo, le proprie scelte. Per questo diamo un’importanza prioritaria al numero dei voti effettivi e non alle percentuali, le quali, nell’ultimo quarto di secolo, sono diventate sempre più ingannevoli: infatti vengono usate dai politicanti proprio per ingannare la gente e mistificare la realtà, secondo i propri interessi.

Cominciamo, per esempio, dalle astensioni. Per non votare ci sono vari modi: non andare al seggio (come fanno i più), votare scheda bianca, annullare il voto (solo una piccola minoranza sbaglia veramente). Forse molti, come forma di astensione, disperdono il voto verso liste improbabili e certamente destinate a scarsissimi risultati.

Le statistiche ufficiali dicono che l’affluenza è stata del 58,7%, ma di questi, però, un altro 3% abbondante ha annullato il voto o lasciato la scheda in bianco. Il totale dei voti validi (la somma di quelli ricevuti da tutte le liste) è di circa 27 milioni 370 mila (55,6% del totale) su un corpo di aventi diritto al voto di 49 milioni 256 mila elettori. E’ ragionevole presumere, quindi, che circa il 45% degli elettori non abbia voluto votare: difficile pensare che siano tutti solamente pigri, malati o volgari indifferenti.

Confrontiamo i voti assoluti ricevuti da alcuni partiti o aree politiche.

Generalmente è bene fare questi raffronti con la precedente elezione del medesimo tipo (per l’omogeneità dei due voti) e con la consultazione immediatamente precedente (per valutare gli spostamenti di voti più recenti).

Vediamo la destra. Alle precedenti europee del 2009 erano presenti: PDL, Lega Nord, UDC, La Destra, Fiamma e Forza Nuova. Tutti insieme presero quasi 17 milioni di voti (circa 16.950 mila) pari al 55,5 %. La stessa area (FI, Lega Nord, NCD-UDC, FDI) ieri ha preso 8 milioni 495 mila voti (la metà) pari al 31 % sul totale. Se escludiamo le liste tipicamente fasciste, l’area di destra (o centrodestra) prese quasi 16 milioni di voti pari al 52 %.

La stessa area, alle politiche dell’anno scorso, prese oltre 10 milioni e mezzo di voti (oltre 2 milioni in più rispetto a ieri, pari al 31 % dei voti), a cui vanno aggiunti circa 182 mila voti (0,5%) di altre liste fasciste nonché diverse decine di migliaia di voti ottenuti da piccole liste di destra ora non presenti.

Fa piacere -sentimento effimero ma sincero- il risultato penoso del partitino di Monti (gli amici della Fornero) che non ha preso neanche un decimo dei voti riscossi appena un anno fa: un miserabile 0,7 % invece dell’8,8 % (Scelta Civica più FLI) del 2013.

Il PD guadagna il 14-15 % sia rispetto alle europee del 2009 che alle politiche dello scorso anno. Ha preso 7.980.000 voti cinque anni fa e 8.640.000 nel 2013 guadagnando, solo nell’ultimo anno, circa 2 milioni e mezzo di voti effettivi. Questo successo, vero, merita un serio approfondimento politico. Noi lo abbiamo cominciato nei giorni scorsi, senza attendere questi risultati: va detto -se ci spieghiamo- che è una vittoria di Renzi e non dei fondatori del PD e che questa, in definitiva, non è così entusiasmante come sembrerebbe a chi guarda, con superficialità, solo le percentuali.

Anche il PCI, nelle europee del 1984, fu primo in Italia ma “solo” con il 33,3 % dei voti (mentre Renzi ha il 40,8 %): ma prese oltre 11 milioni e 600 mila voti, mezzo milione in più di quelli odierni di Renzi. La differenza di percentuali si spiega con l’astensionismo molto più alto di una volta. Questo significa che il Partito di Berlinguer conquistò i suoi voti in una condizione più difficile e combattuta di quella attuale e soprattutto senza avere i favori della stampa e lo spazio mediatico di cui ha goduto Renzi.

Se paragoniamo i voti ottenuti dal PD all’intero corpo degli elettori (e non solo a quanti hanno espresso un voto valido) vedremo che questi sono appena il 22,6 % del totale. Il PCI per decenni ha superato (a volte di molto) questo livello percentuale sul totale del corpo elettorale.

Renzi ha vinto ma il suo governo ha perso.

I partiti della sua maggioranza hanno preso appena 12 milioni 567 mila voti, pari al 45,9 % di quelli validi. Salvo errori, nessun governo in carica ha mai ottenuto una percentuale, tra i voti validi, così bassa (addirittura minoritaria). Questi voti “governativi” sono appena il 25,5 % rispetto al totale degli elettori: tre/quarti del popolo, in un modo o nell’altro, non ha dato il suo consenso al governo Renzi.

Infine veniamo alla sinistra, intendendo non i dirigenti di certe formazioni ma l’orientamento, quanto meno potenziale, di chi le ha votate.

Alle europee del 2009 IDV, PRC e PdCI, SEL, PCL e Lista Pannella hanno preso oltre 5 milioni e 330 mila voti, pari al 17,4 %. Alle politiche dello scorso anno SEL, Rivoluzione Civile, liste troschiste e lista Bonino presero oltre 2 milioni di voti, pari al 6,1 %. In queste consultazioni Lista Tsipras, Verdi ed IDV hanno preso 1 milione 528 mila voti pari al 5,5 %.
Se consideriamo solo SEL, PRC e PdCI, questi nel 2009 presero 1.986.000 voti pari al 6,5 %, mentre oggi la Lista Tsipras prende 1.103.000 voti, pari al 4 %. Appena 13 mila voti in più (sono spariti due partiti!) di quelli che prese, da sola, SEL un anno fa: e lo chiamano miracolo!

Infine, per non lasciarsi confondere dalle varie mistificazioni, torniamo al criterio -molto realistico e concreto- di considerare il numero dei voti in rapporto al totale del corpo elettorale (cioè 49.256.000 elettori).

Il PD, come già detto, ha preso il 22,6 %, M5Stelle l’11,7 %, FI il 9,3 % e la Lista Tsipras il 2,2 %.
La sinistra ha “convinto” appena 1 italiano su 50 (o poco più). Il solo fatto che alcuni suoi dirigenti siano contenti, dimostra che non è cambiato nulla e che è necessaria una lotta aperta al suo interno, contro gli intellettuali e l’oligarchia degli asserviti al PD, per salvare la sinistra e recuperarla alla sua missione storica.

Non a caso, nei giorni scorsi, abbiamo proposto il documento “Sinistra italiana: adesso basta”.

Anche alla luce dei risultati elettorali è bene che lo leggano (sia pure per discuterlo e criticarlo) tutti coloro che vogliono difendere la sinistra e ricostruire il movimento operaio in Italia.

p.s. Grillo ha già perso quasi un terzo dei voti ottenuti l’anno scorso (da 8.691.000 a 5.792.000). Darà la colpa a Berlinguer?

Roma 26\05\2014






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