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La ricetta di ILLY: spremerci come chicchi di caffe'

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LA RICETTA DI ILLY: SPREMERCI COME CHICCHI DI CAFFE’



Per qualsiasi male grave, lo sanno tutti, è molto importante comprenderne la causa. E qual è quella della disoccupazione, per Illy? (Leggi l'articolo)
Certamente essa non risiede nella struttura o nella politica della società e non riguarda le responsabilità della classe al potere, ovvero della sua, di quelli come lui. Tant’è che non accenna nemmeno a questi argomenti.


La “colpa delle famiglie”


La “colpa” è delle famiglie che generano bamboccioni e non li sbattono in mezzo alla strada alle cinque di mattina, per farli lavorare con i livelli di salario, di tutele, di rispetto della salute e della dignità che ci sono oggi. Illy, forse, deve essere breve e quindi rinuncia a sospirare nostalgico ripensando ai tempi – senz’altro più moderni e competitivi – in cui anche i bambini venivano strappati alle famiglie e ceduti come schiavi ai padroni delle zolfatare siciliane o come braccianti ai proprietari agrari, oppure le ragazzine mandate “a servizio” nelle famiglie dei signori.

Comunque la disoccupazione – per lo statista Illy – non è poi così grave: infatti, chi ne ha voglia, lavora all’estero. Chi non lo fa, quindi, forse non ha molta voglia di lavorare (non disse lo stesso la Fornero?) ed il problema vero, oltre alle famiglie che viziano e spingono i giovani all’ozio, sono quelli che non vogliono lavorare e studiare (d’altronde chiunque, oltre che lavorare, può valorizzarsi pienamente nello studio, in Italia oggi, se solo lo volesse).
Il profondo ed inedito pensiero di questo miliardario, assomiglia troppo alla logica per cui la colpa degli stupri, in definitiva, è delle donne che girano tardi la notte e magari con abbigliamento provocante.


La sincerità del caffettiere democratico

Il capitalista ripetutamente votato da tutti i partiti di sinistra, ha sintetizzato un bel programmino (mai sentito prima?) moderno e rivolto al futuro: via l’articolo 18, via la liquidazione (il TFR) e via anche la pensione di reversibilità (farà lavorare alle cinque di mattina anche le povere vecchiette vedove?).

Inoltre bisogna “obbligare” a comprare automobili nuove (al posto di quelle più vecchie) e ristrutturare le case per evitare gli spifferi.
Vogliamo indovinare chi dovrebbe essere obbligato a fare queste spese visto che Illy si guarda bene dal dirlo? Una cosa bisogna riconoscerla: il caffettiere democratico parla in modo spontaneo ed immediato, perfino con ingenua sincerità. Tutti i capitalisti come lui pensano le stesse cose e soprattutto agiscono per realizzarle, sono solo più astuti ed ipocriti, quindi evitano di dirlo. Per questo, tra l’altro, si servono di una schiera di politicanti, sindacalisti e intellettuali, che devono confondere ed ingannare il popolo, soprattutto la gioventù. Per questo, di tanto in tanto, vengono esibiti anche oppositori da strapazzo e rivoluzionari improbabili.

La flex...che?

Questo fascista di sinistra è uno dei rari casi in cui la borghesia espone i suoi obiettivi senza pretendere di convincere nessuno che essi servano a migliorare la vita dei lavoratori, delle donne, dei giovani. Ed elabora una tesi veramente nuova, precisa e concreta: “…creare più occupazione sviluppando l’economia…”. Che statista! Come farlo? Con quali tempi? Perché finora non sono riusciti i vari tentativi? Non è dato saperlo, perché subito dopo Illy aggiunge una presunta proposta che deve, in realtà, aver letto anni fa su qualche titolo di giornale ed usata ora per darsi un tono: bisogna adottare la “flexsecurity danese”, senza aggiungere altro. E’ chiaro che non saprebbe rispondere a nessuna domanda in merito: in cosa consiste? Le nuove leggi e riforme degli ultimi anni, sono compatibili con essa o andrebbero abolite? Quali sono le analogie e le differenze tra l’economia e la società danese e quella italiana? A noi resta un dubbio: privare le vecchiette vedove anche di una piccola pensione, serve a “rilanciare l’economia” o fa parte della “flexsecurity danese”?



Roma 08\07\2014


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