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ALL’OPPOSIZIONE!


Tutti i giorni ci viene ripetuto che il debito italiano è troppo alto: in effetti è di oltre 2.000 miliardi di euro, all’incirca il 130% del PIL (cioè dell’intero risultato economico di un anno, di tutto il paese).

Per questo sarebbe necessario ridurre i salari e le pensioni, costringere tutti a lavorare fino a 70 anni, adottare misure restrittive il cui effetto aumenta precarietà e disoccupazione, “risparmiare” su servizi sociali, assistenza, sicurezza sul lavoro, ecc. Perché bisogna tenere i conti in ordine e si insinua che –se ogni bambino che nasce, oggi, ha già un debito di circa 35.000 euro- ciò dipenda da tali “spese facili” del passato.

Il sottinteso è che questo debito è stato contratto in quei periodi nei quali c’erano salari più alti, più diritti e tutele per i lavoratori, maggiori prestazioni sociali e pensioni migliori (a sessanta anni per gli uomini o con quarant’anni di contributi).

Una lontana epoca di lussi e di sperperi la quale –si vuole far credere- ha caricato sulle spalle dei giovani, di oggi e di domani, un debito enorme e soffocante. E’ la madre di tutte le menzogne con cui la borghesia cerca di nascondere la vera natura del suo regime bipolare.

Venticinque anni fa (1988) il debito pubblico era inferiore –fatte le dovute proporzioni- alla metà della metà di quello attuale (circa 500 miliardi di euro, meno del 100% del PIL) e gli interessi sul debito pagati erano circa un quinto di quelli attuali.

Nel 1994 (con la prima vittoria elettorale di Berlusconi e l’avvio del suo primo governo) è iniziata l’epoca bipolare. Da quel momento i governi di tutti i tipi –salvo qualche differenza di accenti e di sfumature- hanno condotto le politiche antioperaie indicate all’inizio unitamente a quelle di subordinazione all’imperialismo europeo, di privatizzazioni e di liberalizzazioni della facoltà di licenziamento e di arbitrio padronale.
In questo modo, in diciannove anni, hanno fatto triplicare il debito pubblico e quadruplicare la relativa spesa per gli interessi (oscillante sugli 80 miliardi annui).

Il giochetto del bipolarismo ha resistito per poco più di un decennio, il tempo sufficiente per far suicidare la sinistra ed eliminarla (non momentaneamente) dalle istituzioni e dal Parlamento, poi ha cominciato a logorarsi rapidamente. Perciò fu ideato il “porcellum”, il quale in Parlamento non fu votato dal centrosinistra che però lo aveva inventato pochi mesi prima per la regione Toscana.

Veltroni si incaricò, nel 2008, di dar vita al Partito Democratico, imporre una discriminazione a sinistra nelle alleanze elettorali e dimettersi anticipatamente da sindaco di Roma in modo da garantire (come era facilmente prevedibile) il reinsediamento di Berlusconi al governo e di Alemanno al Campidoglio. Tanti anni di politiche antiproletarie, però, avevano creato i gravi risultati che conosciamo, anziché evitarli come millantavano i responsabili del regime bipolare.

Perciò hanno avuto un crollo di credibilità ed anche di legittimazione popolare: si pensi che solo tra il 2006 e il 2013 centrodestra e centrosinistra hanno perso circa dieci milioni di voti ciascuno.

Nel 2011 (dopo ben diciassette anni che prendevano in giro la gente dicendo di essere alternativi e incompatibili tra loro) si sono uniti nel governo nascondendosi, però, dietro un babbeo di tecnico.

Servendosi di questo fantoccio, hanno imposto ulteriori misure ingiuste e impopolari, provocando l’aumento di debito pubblico più alto di tutti i tempi (circa 120 miliardi in un solo anno). Dopodiché si sono accordati per andare al voto con il solito “porcellum” (malgrado avessero sempre invocato, tutti, la sua abolizione) e condotto una campagna elettorale esclusivamente all’insegna del “voto utile”.

“Chi non vota per Berlusconi è un comunista” si diceva da una parte, “chi non vota per Bersani vuole far vincere Berlusconi” si diceva dall’altra: tutto ciò mentre erano insieme, uniti, al governo.

Dopo le elezioni –per l’appunto!- si sono liberati del “tecnico” ed hanno cominciato a governare insieme, spudoratamente. Hanno provato per un po’, senza insistere troppo, a far credere che ciò dipendeva dal risultato dei grillini, come fosse una causa di forza maggiore imprevista. Ci si potrebbe credere, a dir tanto, se avessero messo in piedi una maggioranza per pochi mesi, magari per cambiare la legge elettorale, per poi andare al voto fra tre o quattro mesi (se non prima).

Questo governo Letta-Alfano, invece, non è “colpa” di Grillo perché tutti gli ultimi avvenimenti corrispondono ad un copione preciso: i trucchetti parlamentari contro Rodotà, Marini e Prodi, la rielezione di Napolitano, la reciproca indifferenza alle condanne di Berlusconi e alle vicende riguardanti la trattativa mafia-stato nonché, infine, la costituzione del governo il quale dichiara di non essere affatto provvisorio e voler durare, invece, cinque anni, senza occuparsi per ora della legge elettorale.

Soprattutto, questa nuova maggioranza è un passaggio storico per nulla improvvisato. Dopo aver svuotato i contenuti economico-sociali della Costituzione, stravolgendone diverse Parti, adesso parte l’assalto alla sostanza politica e ai principi fondamentali. Per stabilizzare una odiosa condizione di povertà e ingiustizia, perché bisogna svendere l’Italia e consegnarla ad un nuovo tipo di potere coloniale (imperialista) e perché non si può più fare affidamento su un largo consenso (se non maggioritario) del popolo: non bastano più clientelismo e monopolio della (dis)informazione.

Sono queste le ragioni di fondo che portano il regime bipolare alla forzatura del presidenzialismo, il quale –oltre a tante altre cose che si potrebbero dire- è un modo abbastanza originale per porre la Magistratura sotto il tallone del controllo politico, peraltro non più pienamente democratico. Il Presidente della Repubblica, in Italia, è a capo dell’organo di autogoverno della Magistratura, il CSM.

Anche per tutti questi motivi, i comunisti italiani hanno sempre pensato che una forzatura presidenzialista fosse la forma futura, un po’ dissimulata, dei vecchi classici colpi di stato fascisti. Non dimentichiamo che si sta verificando non solo la realizzazione dei piani di Licio Gelli e della P2 (e dei loro mandanti) ma addirittura quella di obiettivi successivi di cui quelli erano solo i presupposti.

Ai ballottaggi di domenica prossima, esattamente, cosa dovremmo scegliere tra esponenti di questo stesso governo, di questo regime bipolare? Alla luce di quanto sbrigativamente accennato finora, quale è la differenza tra i diversi candidati del PD e del PDL?

A Roma, per esempio, sono rispuntati gli antifascisti di comodo, quelli della domenica (elettorale). Marino ed Alemanno sono esponenti di partiti della stessa maggioranza di governo, dello stesso regime bipolare ed è fin troppo evidente che la parte berlusconiana non vuole rischiare che Marino perda il ballottaggio.

Cosa dicono gli antifascisti da Baci Perugina (che poi sono gli stessi che tre mesi fa dicevano di votare Bersani altrimenti avrebbe governato Berlusconi) dell’annunciato assalto alla Costituzione, del presidenzialismo, della difesa dell’indipendenza nazionale e del nostro patrimonio pubblico?
Cosa dicono della sistematica assoluzione (o prescrizione o condanne irrisorie) di ufficiali dello stato che uccidono o feriscono gravemente cittadini inermi ed innocenti? Cosa pensano, questi “antifascisti” della vicenda di Stefano Cucchi e “dell’esempio” dato da Ignazio Marino, rifiutatosi di deporre al processo per il suo omicidio?

Ai ballottaggi bisogna votare contro i candidati del regime bipolare, del governo (nemico della Costituzione e dell’indipendenza nazionale) al potere e dei loro complici, anche astenendosi.

COME ANTIFASCISTI, SAREMO ALL’OPPOSIZIONE DI COSTORO, PER DIFENDERE I VALORI DELLA RESISTENZA, LA COSTITUZIONE, LA RICCHEZZA E LA LIBERTÀ NAZIONALE. COME COMUNISTI LO SAREMO ANCOR DI PIÙ PER RISCATTARE I DIRITTI E IL LAVORO DELLA CLASSE OPERAIA, IL FUTURO E LA LIBERTÀ DEI GIOVANI, LA DIGNITÀ DEL PAESE.


Roma 07/06/2013



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