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ASSASSINATO IL COMPAGNO GIUSEPPE BURGARELLA

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ASSASSINATO IL COMPAGNO GIUSEPPE BURGARELLA

Partigiano dei nostri tempi


Di Norberto Natali



Dopo una settimana –nella quale il regime è riuscito a nascondere tutto- è trapelata (con fugaci e secondarie apparizioni su organi di informazione minori) la notizia della morte del compagno Giuseppe Burgarella, operaio edile, militante della FILLEA-CGIL e “nostalgico del PCI” (secondo il Giornale di Sicilia di ieri).

E’ caduto, praticamente, con la Costituzione in mano, come un partigiano dei giorni nostri. Il resto chiunque lo può trovare spulciando tra le notizie: era da anni disoccupato, senza reddito, senza prospettive ed anzi con la certezza che non sarebbe cambiata questa sua situazione. Ha maturato, invece, l’amara e irresistibile convinzione che l’unica soluzione fosse la morte.
Questa tragedia ci colpisce, come l’annegamento di uno sconosciuto colpisce chi vive sulle coste di oceani tempestosi. Sappiamo di essere in tanti a trovarci nelle condizioni di Giuseppe o che rischiamo di trovarcisi in futuro. Come sono tantissimi, anche intorno a noi, quelli che potenzialmente potrebbero seguire la sua scelta.
Questa tragedia ci colpisce anche più di altre simili (se così si può dire): Giuseppe ha parlato soprattutto a noi. Sgomenta la lucidità “politica” (diciamo così) con la quale ha voluto compiere un gesto pensato e finalizzato: le lettere scritte, i commenti sulla Costituzione, la lista dei caduti per disoccupazione con l’agghiacciante apposizione finale del suo nome.
Lo so, di fronte a questa tragedia si dovrebbe dire che non sono queste le soluzioni e che invece bisogna lottare, prendere coscienza che sono altri a doversi vergognare, a non avere dignità, ossia i colpevoli della disoccupazione e non i disoccupati. Tuttavia non basta, non mi va il rischio di rispondere solo in un modo che potrebbe essere scontata e inutile liturgia.
Perciò, adesso, do fiato alla rabbia: SCHIFOSI ASSASSINI! Tutti: i padroni, i mafiosi, tutti quelli che hanno governato, tutti quei pagliacci i quali, proprio in questo carnevale-campagna elettorale, si prendono gioco di quelli come Giuseppe e di tutti noi, recitando scemenze e fingendo di litigare per gli interessi del popolo.
MALEDETTI ASSASSINI: i fascisti, la Confindustria, Berlusconi e i leghisti che sono l’egoismo e il cinismo fatti politica, Ichino e quelli come lui che non si sentono mai in queste circostanze, i crumiri e i sindacati gialli, i buffoni venuti a far spettacolo in Sicilia attraversando a nuoto lo stretto, la stampa e i giornalisti che oggi si domandano perché è sparita dalla TV la fidanzata di Berlusconi e si indignano per la scoperta di un traffico di cuccioli maltrattati dall’est Europa ma non dicono nulla dell’omicidio di Giuseppe.
Il senso di colpa che ci deriva dall’angosciosa solitudine del compagno Burgarella deve diventare qualcos’altro, per non rendere vana o beffarda la sua morte. Dobbiamo cominciare, tutti, ad allontanare la solitudine di chi è intorno a noi, soprattutto di chi si dispera in silenzio e poi, certo, alimentare la lotta e puntare a un cambiamento politico duraturo e profondo (personalmente –ma non voglio convincere nessuno ora- penso al potere operaio, cioè di tutti quelli che hanno vissuto di lavoro come lui).
Dobbiamo rendere a Giuseppe, dopo la sua morte, quello che non abbiamo potuto fare prima.
Fra le tante cose che ci insegni e che ci esorti a fare e dire, caro Giuseppe, ce n’è una che forse Calamandrei esprimerebbe così: te lo rifaremo, prima o poi, in un modo o nell’altro, quel PCI di cui eri “nostalgico”: se oggi ci fosse stato, tu non saresti morto.



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