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Come insegnano Petroselli e Pasolini

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COME INSEGNANO PETROSELLI e PASOLINI

DALLA PARTE DEI PROLETARI DELLE BORGATE ROMANE
ATTACCATI DA “RAZZISTI” DI TUTTI I COLORI CHE VOGLIONO CONSEGNARLI ALLA DOMINAZIONE FASCISTA

Se qualcuno vuole fare a gara di antifascismo siamo pronti: si faccia sotto!
È facile per gli studenti  “rivoluzionari” dei Parioli o per i fighetti (tra cui diversi figli di  magistrati e aristocratici) di certi centri sociali del centro di Roma,  coccolati da artisti potenti e tv, sputare sentenze contro i borgatari,  chiamandoli razzisti e fascisti quando lo comanda la stampa borghese.
Il vero antifascismo è, invece,  contendere ai fascisti, palmo a palmo, con le unghie  e con i denti, il  consenso e la coscienza dei proletari, soprattutto giovani, di Roma e  tante altre parti d’Italia. Proprio quello che non ha mai fatto la  sinistra negli ultimi vent’anni e che non sa e non vuole fare neanche  oggi.
Tor Sapienza (nonché la  vicinissima La Rustica) era un sobborgo operaio, in mezzo alle due zone  più industrializzate di Roma, la Tiburtina e la Prenestina, a destra e a  sinistra era circondata (si vedono tutt’ora) da una lunga fila di  fabbriche.
Era noto da anni che stava per succedere quel che capita in questi giorni, anche se tutti fingono il contrario.
Il barbiere, in una posizione  quasi centrale è il punto di riferimento di Forza Nuova, la quale anche  l’anno scorso ha organizzato un corteo cittadino in borgata e da anni si  sta radicando (senza nasconderlo) in quella zona, in competizione con  Casapound che ha punti di appoggio nelle vicinanze. Entrambe da anni  approfittano del disagio sociale e della sua obiettiva accentuazione  dovuta alla forte presenza di stranieri e nomadi concentrati nella zona.
Per esempio proprio La Rustica fu  teatro di una ignobile vicenda che colpì il compagno Lucio Conte,  definito “il sindaco” de La Rustica, popolarissimo consigliere  municipale del PRC (e prima del PCI), sempre molto votato e sincero  amico di lunga data di Iniziativa Comunista. Proprio 5 o 6 anni fa le  cronache nazionali fecero scandalo, mentendo e manipolando i fatti,  sostenendo che era stato introdotto l’apartheid, che si era sull’orlo  del nazismo poiché erano stati introdotti autobus separati per gli  zingari e ne fu ingiustamente incolpato il povero Lucio Conte.
Egli fu vilmente cacciato  dall’allora capo romano del PRC, l’amico Smeriglio, oggi di SEL,  vicepresidente della regione Lazio e legato a filo doppio al sistema di  potere del partito di Renzi e Bersani. Cinque anni fa un importante  giornale scrisse che il PRC romano, quando era diretto da Smeriglio (e  anche quando fu ignobilmente emarginato il compagno Lucio) riceveva  finanziamenti dai Caltagirone e dai più famigerati palazzinari della  capitale, per centinaia di migliaia di euro ogni anno. Non mi risulta  che ci siano state smentite né che quel giornale sia stato denunciato.
Il compagno Conte, seppur  giovane, morì nel giro di un paio d’anni ed io sono stato sempre  convinto -mi perdoneranno i suoi cari se tocco argomenti molto delicati-  che egli sia morto di crepacuore, per il dolore e l’amarezza dovuti  all’offesa ingiustamente subita. E pensare che proprio i rappresentanti  dei nomadi della zona avevano rilasciato attestazioni di stima e  riconoscenza a Lucio Conte per il suo impegno civile e contro la  discriminazione! In realtà, all’epoca, si era creata una situazione  insostenibile sull’unico, scassato e raro autobus che portava fuori da  La Rustica anche i ragazzi delle medie.
Adesso lo scrivo io e me ne  assumo tutta la responsabilità: i figli dei proletari de La Rustica, su  quel bus venivano frequentemente offesi, umiliati, a volte  schiaffeggiati e derubati da alcuni nomadi giovanissimi che salivano  alla fermata vicino al loro campo.
Insomma per anni gli  “antirazzisti” hanno lasciato maturare (anzi marcire) questa situazione e  io penso che lo abbiano fatto apposta.
I fascisti si stanno muovendo con  una certa abilità, ispirata anche da una prudenza che fanno bene a  nutrire, perché via Morandi (come i suoi dintorni) è piena di gente che  votava PCI e lo rifarebbe volentieri, ma invece, purtroppo c’è la  sinistra attuale che non prende un voto. Questi fascisti, in linea di  massima, evitano qualsiasi caratterizzazione organizzativa, agiscono  come “persone che vogliono risolvere un problema di tutti”, non  incoraggiano le poche squallide esibizioni di saluti romani (talvolta  opera spontanea di ragazzi tifosi), si muovono ben mimetizzati e poi  portano i giovani di cui acquisiscono la fiducia in altri luoghi, dove  (all’insaputa dei più) cercano di conquistarli alla loro dottrina e  reclutarli alla loro organizzazione.
Una tattica che certamente non  potrebbe adottare la sinistra (anche ultra) attuale: che “dottrina”  proporrebbe e a cosa recluterebbe?
Veniamo ai fatti, al grosso della gente che si ribella e non è fascista e neanche razzista.
Essa, come il resto del  proletariato italiano, è bersaglio di una sofisticata strategia, mutuata  (con tutti i debiti aggiornamenti) dall’esperienza dell’imperialismo e  dei suoi precedenti, come l’annientamento dell’identità dei nativi  americani o come il programma adottato per privare i palestinesi della  stessa coscienza di sé.
Noi non esistiamo, non abbiamo  problemi, non dobbiamo reclamare nulla, non abbiamo alcun merito ma solo  colpe. Non contribuiamo alla ricchezza sociale con il nostro lavoro,  semmai siamo un peso, per il costo del lavoro troppo alto, per le  pensioni, ecc. Siamo  anche degli ingrati, perché invece di esser  contenti di una casa popolare, di qualche sussidio, vorremmo migliorare  la nostra situazione. Come proletari siamo solo depositari temporanei di  plusvalore da usare quando serve a chi deve arricchirsi sul nostro  lavoro e poi essere messi da parte e non dobbiamo dare fastidio, come  gli animali da fatica in campagna.
La gente di Tor Sapienza, in  questi vent’anni, ha perso tanto: il lavoro, la casa, la scuola e la  sanità più care e meno efficienti, soprattutto ha perso la speranza del  futuro. Gli adulti si sentono umiliati verso i propri figli, perché non  sono in grado di dare loro un futuro migliore; i giovani si sentono  umiliati verso i genitori, perché non riescono a ripagare i loro sforzi e  vengono continuamente definiti mammoni, viziati, sfigati, ecc. poiché  disoccupati e senza casa.
Spesso tutti continuano ad  abitare nella medesima dimora: a via Morandi, per esempio, negli  appartamenti in cui inizialmente vivevano padre, madre e due figli, ora  ci sono i due vecchi più almeno uno dei due figli con coniuge e altri  figli a carico. Per molti la prospettiva è continuare così.
Venti o trent’anni fa la gente  poteva togliersi delle soddisfazioni: fare le vacanze, dedicarsi ad un  hobby (sport, musica, ecc.), fare vita sociale ed inoltre progettare, in  modo realistico, un futuro per i figli (come il classico figlio  dottore). Oggi hanno perso tutto, identità, autonomia, devono  accontentarsi di sopravvivere alla meno peggio cercando di lavorare come  capita e senza pretese. Ci sono famiglie in cui nonostante tanti sforzi  per trovare lavoro per qualche giornata o settimana rimediata qua e là,  in quattro o cinque vivono con la pensione del nonno: come stupirsi se  poi qualcuno di questi cerca di arrotondare vendendo anche il “fumo”?
Queste famiglie erano abituate a  guadagnarsi il pane da sé, a non dover ringraziare nessuno e ci tenevano  alla propria dignità, alla propria elevazione, a non rimanere  ghettizzate. Ora si sentono perse, smarrite, prive di un orizzonte e di  un’identità, sbandate. L’angoscia per il futuro, la depressione e le  crisi di panico dilagano e con esse la gelosia per quel poco che si  ritiene di possedere ancora e un conseguente tasso di violenza.
Allora è rimasta solo la casa, la  strada in cui vivono e lottano accanitamente per non finire come “il  popolo degli abissi” descritto magistralmente da Jack London. Più di  prima sono sensibili a mantenere un po’ di pulizia, un po’ di autostima e  rispetto reciproco. Adesso si sentono, dopo tanti attacchi e  deprivazioni, minacciati nelle uniche cose che gli restano: da gente che  lo fa apposta? Da gente che potrebbe vivere diversamente e non lo fa  solo per calpestarli?
Niente affatto. La minaccia viene  da gente più povera e subalterna di loro. Anzi, il disegno dei  “razzisti” antiproletari è proprio quello di ridurre tutti alle  condizioni economiche e sociali in cui vivono questi poveri immigrati.  Così scatta l’ultima, estrema, ribellione, per non perdere  completamente, definitivamente tutto.
Guardate come ne parlano i  giornalisti e gli altri “razzisti”. Questi proletari sono solo dei  mostri, dei cavernicoli che dicono parolacce e perseguono fini vili e  animaleschi, sono addirittura dei pedofili, nel senso che vorrebbero  ferire o uccidere dei bambini immigrati. E’ solo razzismo contro i  proletari romani.
Sembrano certe pagine dei  rapporti con cui il ROS sviluppò la sua montatura contro Iniziativa  Comunista: è gente malvagia a priori, qualsiasi cosa fa o dice è falsa o  criminosa, qualsiasi malefatta capita è certamente colpa di tutti loro.
Fateci caso. Tutto il sistema  (politicanti, media, ecc.) tratta la povera gente di Tor Sapienza  esattamente come accusa questa di trattare gli immigrati. In queste  condizioni, certamente l’emotività scivola, certamente i fascisti  svolgono il loro ruolo di sempre, accendendo anche gli istinti  primordiali, facendo leva sugli interessi più immediati sebbene  controproducenti.
Noi potremmo condannare  questi  fenomeni, questi errori; in primo luogo perché -con la nostra storia e  la nostra identità- potremmo farlo stando fraternamente tra quella  gente, la nostra gente, perché potremmo dare un significato e contenuto  anche di classe all’antifascismo, perché potremmo ragionare pacatamente  indicando le vere cause -e soprattutto le vere soluzioni- del loro  malessere e della loro rabbia.
Perché invece di alimentare  l’odio e la divisione, come fa chi si limita ad insultare i proletari e a  pretendere che neghino l’evidenza (cioè che alcuni nomadi e alcuni  immigrati fanno cose ingiuste e dannose), noi proporremmo l’unità di  classe, dei proletari di tutti i paesi contro chi si arricchisce  abbassando i salari, seminando disoccupazione e precarietà, alimentando  il degrado morale della società.
Tutto questo non potrebbe farlo,  invece, la sinistra attuale, corresponsabile dell’impoverimento,  materiale e morale della gente di Tor Sapienza e che ha iniziato il suo  tradimento rinunciando alla lotta ideologica, cioè a dimostrare alle  masse come i padroni siano degli sfruttatori e non dei modelli di  successo, come portino miseria e non ricchezza, come essi siano i veri  detentori del potere e causa della guerra, dell’ingiustizia,  dell’oppressione.
Per questo è importante ribadire  che quando c’era il PCI questi fatti non succedevano e non succederanno  più se il PCI ritornerà.
Ma se il PCI tornerà è per far  trionfare i lavoratori (attivi o disoccupati) di Tor Sapienza e di  Corcolle, come di Settecamini e di Tor Bella Monaca, perchè questa  società cambierà veramente, a fondo, solo se loro, uniti ai proletari di  tutti i paesi, prenderanno il potere schiacciando borghesia e  capitalismo (con tutti i loro cani fascisti).
Per questo certi “antirazzisti” li odiano e li temono, tanto da volerne cancellare perfino l’esistenza.

Roma 14/11/2014


                                                                                                                  
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