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Da domani si parlera' di“Giustizia” come il Lunedi' si parlera' di calcio

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DA DOMANI SI PARLERA’ DI “GIUSTIZIA” COME IL LUNEDI’ SI PARLA DI CALCIO.


A volte non consideriamo quanto il sistema di potere architetta il modo in cui polarizzare la nostra attenzione e sensibilità, distogliendoci da questioni e conflitti che darebbero fastidio e potrebbero essere pericolosi.

Nei prossimi tempi -per quanto sembri difficile avverrà in misura maggiore che nel passato- saremo travolti dalle polemiche tra i paladini della magistratura e della giustizia uguale per tutti e gli alfieri del “garantismo” contro le persecuzioni ad personam e i giudici politicizzati. E’ il momento, perciò, di non dimenticare un fatto che trovo, statisticamente, materia di cui sono ignorante, molto impressionante: nel primo decennio del millennio, parecchi appartenenti ai corpi di polizia hanno ucciso o ferito gravemente (provocando a volte infermità permanenti) cittadini innocenti e inermi.

Mi riferisco ad episodi che hanno visto coinvolte persone considerate innocenti dalla legge e inermi nel senso che l’uso della violenza contro di loro non era giustificato dalla necessità imminente di salvare vite umane.

Qualsiasi bravo cronista potrebbe mettere in fila i singoli fatti (oltre una decina i più noti): personalmente ne ricordo pochissimi come Stefano Cucchi a Roma, il giovanissimo Aldrovandi a Ferrara o il tifoso della Lazio colpito in un autogrill vicino ad Arezzo. In realtà, casi del genere sono molto più numerosi ed i pochi noti (sfociati in un processo penale) sono già il sintomo di una grave degenerazione: la punta di un iceberg, emersa dalla fitta rete dell’omertà di Stato, delle manipolazioni ed omissioni, degli intrighi per occultare la verità e le responsabilità.
Quello che statisticamente trovo assurdo è che
TUTTI i processi -finora- si sono conclusi (al massimo) con condanne irrisorie, tali da comportare un pugno di mesi di effettiva reclusione. La considero una sorta di licenza di uccidere cittadini inermi e innocenti, oppure una condotta tollerata e sanzionata con indulgenza se non assolta.

Con amara ironia si potrebbe ricorrere al seguente paradosso: odi ferocemente (sentimento che non va mai assecondato) qualcuno? Indossa una divisa e uccidilo, le conseguenze -se mai ce ne saranno- le troverai del tutto accettabili e ben sopportabili.

Esagero? Può darsi. Ma solo per rimarcare un problema grave che sembra essere inavvertito e destinato ad accentuarsi. Certamente non significa avercela con tutti i poliziotti in quanto tali: penso semmai che molti di loro sarebbero i primi a reclamare il pieno rispetto delle leggi vigenti e la giustizia uguale per tutti, proprio a maggior tutela della credibilità propria e democraticità del proprio corpo di appartenenza. Un po’ come onesti amministratori dovrebbero essere i primi a reclamare -nei propri confronti- l’uso di norme rigorose a tutela della trasparenza e della correttezza del proprio operato.

La prima prerogativa dello Stato in quanto tale, forse, è il monopolio dell’uso della violenza e quello italiano sta dimostrando di non essere in grado di esercitarlo in modo civile, moderno, democratico: questo, però, è un tema che ci porterebbe molto lontano.

Nei prossimi giorni, invece, chiediamo alle prefiche del perseguitato Berlusconi che cosa pensano dei fatti suddetti e cosa hanno fatto in merito. Agli altri, invece, domandiamo se è questa la Giustizia per cui pensano di chiedere il nostro consenso o addirittura la nostra lotta.

P.S. Parlando di Berlusconi, è logico che la parola “prefiche” faccia pensare ad un significato molto diverso da quello proprio. In realtà si tratta di quelle donne che un tempo, spesso a pagamento, erano incaricate di piangere ed invocare ad alta voce il morto nelle cerimonie funebri.



Roma 30/07/2013



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