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ELEZIONI REGIONALI 2014 IL PCI BATTE TUTTI!

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ELEZIONI REGIONALI 2014: IL PCI BATTE TUTTI!



I dati delle elezioni regionali di ieri sono questi.

EMILIA ROMAGNA
1985: PCI 1 milione 383mila voti.
2014 (dati definitivi): PD 535mila voti. Il candidato Bonaccini (ovvero tutta la sua coalizione): 615mila voti.

CALABRIA
1985: PCI 287mila voti.
2014 (98% dei seggi scrutinati): PD 179mila voti.

Quelle del 1985 sono le più recenti elezioni regionali nelle quali il PCI era presente come tale.
Si consideri che da allora la popolazione è notevolmente aumentata, quindi il divario con i risultati attuali è maggiore di quanto sembri apparentemente.
Nel 1985 le fortune elettorali del PCI apparivano già in declino, nel decennio precedente esso aveva consensi ben maggiori.
Proprio quell’anno, anzi, i liquidatori del PCI approfittarono dei risultati delle regionali, appunto considerati insoddisfacenti, per lanciare un’offensiva allarmistica, fondata sul “declino” del Partito, su una sua presunta incapacità di estendere i propri consensi, ecc.
Una campagna abbastanza pretestuosa e disfattista, poiché a livello nazionale il PCI aveva avuto un calo tra lo 0,5 e l’1% dei voti.
Fu l’inizio dell’operazione che portò, nel giro di quattro anni, all’annuncio dello scioglimento del PCI.
Successivamente delle inchieste parlamentari ed anche ( se la memoria non inganna ) sentenze della magistratura accertarono che - proprio in vista di quelle elezioni regionali del 1985- in Italia furono investite enormi somme di “petrodollari” (provenienti dall’Arabia Saudita e manovrati dagli USA) proprio per influenzare la campagna elettorale e conseguire una sconfitta del PCI.
N.B: chiunque (da destra, sinistra e ultrasinistra) sostenga che ci sia una qualsiasi continuità tra PCI e PD è un imbroglione, mente sapendo di mentire perché, per sostenere le proprie ragioni, deve falsificare la storia e la realtà.
La ragione di questo raffronto elettorale, dunque, è ben diversa.
Siccome il presupposto di certa propaganda è che con le “vecchie idee” non si convince nessuno, esse sono respinte dalle larghe masse e non sono adatte ad affrontare i problemi del presente e del futuro, questi dati dimostrano che non c’è bisogno di essere per forza dei fanfaroni, al servizio del capitale straniero e che fanno una politica (ed anche una propaganda) che è sempre stata tipica della destra, per ottenere buoni risultati elettorali.
Questi ultimi, invece, dimostrano che il PCI ai suoi tempi era molto capace di conquistare il consenso e anche molto moderno nell’affrontare le sfide del momento.
Altri, oggi, non possono dire altrettanto, vincono solo grazie all’astensionismo - ovvero al disgusto e alla disperazione delle larghe masse- e a sistemi elettorali sempre più contorti ed incomprensibili.
La vera ragione di questo raffronto elettorale tra PCI e PD, non riguarda, quindi, quest’ultimo partito (esso, al massimo, è una nuova DC della peggiore specie) ma la sinistra, in tutte le sue articolazioni, la quale dovrebbe imparare molto da simili confronti.
Sia quella che fa da satellite al PD (fingendo di ignorare a quanti consensi rinunci per questo), sia quella che -pur essendosi liberata, tardivamente e parzialmente, dalla sudditanza verso il PD- non riesce a liberarsi però dai vizi e dalle distorsioni che l’hanno resa, in quest’ultimo ventennio, tanto diversa e lontana dalle migliori caratteristiche e qualità del PCI.



Roma 24/11/2014



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