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Giornata Internazionale della donna-A Isabella

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Giornata Internazionale della donna.


A ISABELLA


Isabella Viola era una giovane donna di 34 anni , moglie e mamma di 4 figli.
Costretta a lavorare tutti i giorni , domeniche comprese, dalla mattina presto fino a sera inoltrata in un bar di Roma.

Tutti i giorni, si alzava alle 4 di mattina per prendere il pullman che la portava da Torvaianica (cittadina del litorale romano) fino in città.
Ai figli, a vestirli, a portarli a scuola, ci pensava Alessandro, suo marito, muratore specializzato senza lavoro.

Isabella lavorava sempre, anche quando era malata, perché non aveva un contratto e non poteva permettersi di rinunciare a quei 55 euro al giorno necessari a mantenere tutta la famiglia.
Una domenica di novembre del 2012, Isabella si accascia su una banchina della stazione Termini e muore.
Il suo cuore non reggerà la fatica di una vita così dura, di una vita decisa dallo sfruttamento e dall'oppressione.

Di lei, della sua famiglia si parlerà per qualche giorno. Poi più' nulla.
Isabella è finita nel dimenticatoio, come le quattro operaie tessili di Barletta morte nello scantinato nel quale lavoravano a nero per neanche 4 euro l'ora, nel 2011.
Oggi è l'8 marzo e il sistema di informazione del potere, pero', non parla di loro, non le ricorda.
Non si dedicano loro programmi e tavole rotonde, dibattiti parlamentari.
Si fa solo un parlare quasi ossessivo, della violenza a cui sono sempre più' spesso sottoposte molte donne, del fenomeno dei

“femminicidi” e delle violenze private in aumento nella nostra società, senza pero' indicarne la causa.
Non si discute dell'imbarbarimento generale a cui il capitalismo costringe milioni di donne e uomini, umiliati nelle loro speranze per il futuro, per se stessi o per i loro figli.
Non si dice che l'aumento della violenza domestica dipende dal degrado della società borghese, sempre più ingiusta e squallida, opprimente e sfruttatrice, dall'accentuarsi di spinte verso l’egoismo e la sopraffazione.

Fa comodo ridurre la questione femminile ad un vago e agitatorio problema di presunta cattiveria maschile o di “posti” che le donne dovrebbero avere in parlamento o nei consigli direttivi delle società capitalistiche.
Non si parla perciò delle milioni di donne a cui viene rovinata la vita perché senza lavoro, senza possibilità di realizzazione individuale, sottoposte al degrado culturale e morale, della costante riduzione dei servizi sociali.

Per questo fa comodo ridurre la vicenda di Isabella ad un triste episodio di cronaca e basta, e, cosi', farla dimenticare ai più.
Perché parlare di Isabella, dei suoi sacrifici e della sua famiglia vorrebbe dire parlare anche del motivo per cui Alessandro, suo marito, era disoccupato pur essendo un operaio specializzato nel pieno della vita lavorativa e come lui tantissimi italiani padri di famiglia; vorrebbe dire parlare del lavoro nero, sottopagato e senza diritti e del sistema capitalistico che costringe una madre di famiglia a lavorare ogni domenica invece di riposarsi e occuparsi dei suoi figli; vorrebbe dire smascherare tutti gli ipocriti che cianciano di famiglie e che non ci indicano , pero', perché queste sono sempre più' smembrate e difficili da costruire o mantenere.
Ecco perché non si parla più' di Isabella, né di suo marito e dei loro figli, costretti a crescere senza una mamma.

L'otto marzo è la giornata internazionale di lotta della donna, istituita dall'organizzazione mondiale del movimento operaio per celebrare il sacrificio delle donne morte di lavoro per la conquista dei loro diritti.
Dopo oltre un secolo si continua a morire di lavoro, di fatica di vivere.
A Isabella, a tutte le donne proletarie che soffrono e di cui non si parla mai, dedichiamo questo 8 marzo con la consapevolezza che la lotta per un futuro diverso, libero da sfruttamento e oppressione, è quanto di più' concreto possiamo fare per onorare la sua vita e non rendere vana la sua morte.


Roma 08\03\2014

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