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Hanno la faccia come....Il clan

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HANNO LA FACCIA COME....IL CLAN




In piazza Don Bosco la manifestazione “antimafia” del Pd


Ne succedono di cose strane in piazza Don Bosco, negli ultimi tempi. Prima un funerale in cui volano i petali di rosa da un elicottero, suona la banda e, scortata dai vigili urbani, sfila una carrozza antica. Chi è morto? Di sicuro NON è morto un lavoratore, un commesso, un precario. In quel caso il funerale si riesce a malapena a pagarlo, e magari pure a rate, indebitando la famiglia. No, soldi da buttare in funerali ce li hanno gli imprenditori, a volte gli attori, e spesso i capiclan, come nel caso dei Casamonica.

Ma di cosa strana, sempre in quella piazza, ne è successa un’altra. Per protestare contro la “mafia” di Roma, si è svolta una manifestazione organizzata da chi? Da quel centro-sinistra che ha governato Roma per un quarto di secolo (dal 1993 al 2008) e poi ancora dal 2013 a oggi, facendola scivolare nel caos, nel malaffare e nella miseria.
Per l’occasione rientra a Roma da lunghe vacanze americane il sindaco del Pd Ignazio Marino. Il Partito democratico, invischiato fino al collo nelle inchieste di “mafia capitale”, organizza, in quella piazza, la manifestazione contro la mafia.
Il partito di Luca Odevaine, uno dei principali protagonisti delle zozzerie perpetrate in combutta col fascista Carminati, quell’Odevaine che già ai tempi di Veltroni sindaco era vice capo di gabinetto e figura chiave dell’amministrazione.
Il partito di Mirko Coratti, ex presidente dell’assemblea capitolina, di Daniele Ozzimo ex assessore alle politiche abitative della giunta Marino, arrestato, di Andrea Tassone, ex presidente del municipio di Ostia e di tanti altri le cui avventure possono essere seguite nelle cronache.
I proletari romani, comunque, non hanno bisogno delle inchieste della magistratura per sapere cosa è e cosa fa il Partito democratico: è il partito che, al pari degli altri, pratica il voto di scambio, il partito di piccoli e grandi ras di quartiere che affiliano, raccomandano, e guadagnano sulle cose pubbliche. È il partito che ha consegnato, ancora una volta, e peggio dei democristiani degli anni cinquanta, la città ai palazzinari, il partito che in venticinque anni ha abbandonato le periferie consegnandole in mano ai clan, quelli veri, che con lo spaccio di droga e la gestione di bar e bische, spesso rappresentano l’unica prospettiva per decine di migliaia di giovani romani e una minaccia costante per chi non si adegua.
Un partito del genere, che si mette a organizzare la manifestazione contro la mafia...
Una delle argomentazioni che si sente circolare è che Marino è una “persona onesta”. A questo si può rispondere facilmente: la responsabilità penale è e deve essere personale, ma la responsabilità politica è collettiva. A tutti quelli che hanno messo una croce sul simbolo del Pd, anche Marino dovrebbe delle spiegazioni, delle scuse, e probabilmente delle dimissioni.
E invece senza la minima autocritica, questo partito e il suo sindaco si presentano in un quartiere di periferia utilizzando ancora una volta lo strumento della provocazione. Non vengono a chiedere scusa per 25 anni, un’intera generazione, un’epoca intera di occasioni perse, di disastro urbanistico, di immiserimento, di disservizi. Vengono a interpretare l’ “antimafia”. È tragico e comico insieme, quello che succede a Don Bosco da qualche settimana.
Quando scoppiò Tangentopoli, Bettino Craxi, da segretario del Psi, cercò di liquidare la questione della prima tangente scoperta a Milano dicendo che si trattava solo di un “mariuolo”, ma alla fine dovette pagare caramente quella stagione. Oggi, né il sindaco eletto dal Pd, né i presunti commissari (NB: a valutare la rettitudine morale del partito nei municipi è chiamato quel Gennaro Migliore che in pochi anni è passato da dirigente del Prc a Sel alla corte di Renzi), né i vertici nazionali si assumono la responsabilità politica delle porcherie che il loro stesso partito perpetra in tutta Italia (e tanto meno quella di affamare i lavoratori).
A Roma, anzi, vengono a provocare. L’assessore ai Trasporti canticchia “Roma merda” via radio e soprattutto ostenta la sua ignoranza su autobus e taxi che dovrebbe contribuire a far funzionare. Marino se ne sta in vacanza un mese in America, mentre Roma affoga nella monnezza e nel caos. Non c’ero, e se c’ero dormivo. O come dicevano un tempo: “niente saccio”. Antimafia capitale.

Roma 04/09/2015









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