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Hugo Chavez un vero Presidente

Dossier

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HUGO RAFAEL CHAVEZ FRIAS.


Un vero presidente. Un vero rinnovatore della società e della politica.

Le autorità USA hanno prima diramato un disgustosa nota che trasuda quasi soddisfazione per la prematura e dolorosa morte del compagno-Presidente Chavez e subito dopo, però, hanno definito “assurda” l’ipotesi che la sua tragica malattia derivasse da una deliberata azione nemica.
La suddetta ipotesi potrebbe essere non vera ma non è affatto assurda, ne sappiamo qualcosa noi comunisti italiani.
Alla fine del 1971, il compagno Pietro Secchia –uno dei principali capi storici del PCI e maggior esponente comunista della Resistenza- visitò Santiago del Cile, per portare solidarietà al governo di Unidad Popular la cui vita era travagliata dall’eversione fascista, dalle ingerenze USA e minacce di golpe militare. Al suo ritorno cominciò a stare male, nonostante la sua forte tempra peggiorò rapidamente e morì il 7 luglio 1973, dopo un anno e mezzo di penosa agonia.
Apparentemente, la causa sembrò essere una grave forma di cirrosi epatica e così tutti, in Italia, cercarono di mettere a tacere la questione. Il compagno Secchia, però, non era un ubriacone e fino alla fine del 1971 aveva goduto di ottima salute, non vi era stato alcun sintomo che fosse compatibile con quella comoda diagnosi. Per fortuna (della storia e della verità) il compagno professore Ettore Biocca smascherò le menzogne. Egli, prestigioso compagno molto vicino a Secchia ed alla Resistenza, aveva un importante ruolo scientifico all’Istituto di Microbiologia della Sapienza di Roma (dove tutt’ora sono depositati i referti della verità) ma –soprattutto- nel passato aveva ricoperto un incarico scientifico, per conto dell’ONU, in Sudamerica.
Egli ricordava che in quel continente cresceva un fungo raro, allora sconosciuto in Europa, dal quale era possibile estrarre una tossina fatale e con opportune manipolazioni, era possibile impiegarla per uccidere un uomo a sua insaputa, con effetti che simulavano la cirrosi epatica o gravi forme di tumore al fegato e al pancreas.
Grazie a ciò, si capì che agenti della CIA (o loro sicari) erano riusciti, segretamente, ad avvelenare mortalmente il compagno Secchia durante quel suo viaggio cileno.
Da allora (oltre quarant’anni fa) certe “tecniche” hanno conosciuto sicuramente un rigoglioso sviluppo perciò –benchè noi non abbiamo alcuna competenza o conoscenza per intervenire nel merito- il sospetto che il Presidente Chavez sia stato assassinato non è affatto inverosimile né irragionevole. Tanto più se si considerano le analisi politiche che anche in questi giorni vengono riproposte da molte parti.


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Il Venezuela deriva il suo nome proprio dalla nostra Venezia. I navigatori di quattro-cinque secoli fa glielo attribuirono per via delle numerose lagune che lambiscono le sue coste.

La sua superficie è oltre il triplo di quella italiana ma la popolazione è inferiore alla metà della nostra e moltissimi sono gli abitanti di origine italiana.
Esso dispone di ingenti risorse petrolifere ma anche giacimenti di vari minerali e risulta molto fertile una vasta parte della sua superficie. Esso fu la patria del Libertador, così era chiamato Simon Bolivar, ed anche per gli effetti delle lotte di quest’ultimo, il Venezuela divenne uno stato indipendente nel 1830. Per i primi 128 anni della sua esistenza conobbe ben 18 “pronunciamientos”, praticamente colpi di stato militari, e fu quasi sempre dominato da dittature salvo, per esempio, i primi tre anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tanti giornali, giornalisti, politicanti e altri intellettuali –alcuni dei quali già in attività all’epoca- hanno sempre evitato di esprimersi su tutto ciò, come su quanto seguirà, per meglio “concentrarsi” sui difetti di democraticità del Venezuela degli ultimi quattordici anni.
Oltre cinquant’anni fa tutte le risorse petrolifere venezuelane erano proprietà di tre monopoli statunitensi, altri due controllavano tutta la produzione dell’acciaio e gran parte delle miniere, mentre altri loro compari (sempre USA) dominavano l’economia agricola, provocando una selvaggia deforestazione e l’impoverimento delle popolazioni rurali.
Non sottovalutiamo, però, i nostri “meriti”: l’ambasciatore italiano negli anni ’50, ebbe ignobili cointeressi con l’allora sanguinario dittatore del Venezuela, organizzò sporchi traffici di emigrati (molti dei quali dovettero tornare in patria più poveri di prima) ed intrigò per condizionare il voto di molti italiani ivi residenti in modo da favorire la dittatura in alcune elezioni-farsa.
Tra gli anni ’60 e ’90 del novecento, i suddetti monopoli nordamericani favorirono l’alternarsi al governo di due partiti di politicanti corrotti, l’Azione Democratica e il COPEI (democristiano) e diedero luogo alla diffusione di una borghesia corrotta, cinica, servile, parassitaria che ingrassava grazie alla dominazione delle compagnie yankee e per i cui interessi si prodigava.
Si tratta, più o meno, degli stessi che si sentono offesi, oggi, dalla mancanza di tatto e di “rispetto” della rivoluzione bolivariana e per i quali fremono e sospirano tanti giornali e politicanti occidentali.
Nel frattempo si estendeva la povertà, l’analfabetismo, la disoccupazione, la criminalità, la mortalità infantile e vari altri fenomeni di degrado sociale e morale.


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E’ in questo contesto, richiamato in modo approssimativo e sommario, che il colonnello Hugo Chavez si impegna nella lotta per il cambiamento ed il riscatto e diviene un punto di riferimento delle masse povere e lavoratrici.

Nei paesi dominati dall’imperialismo e dal neocolonialismo oppressi e poveri, non è raro né sorprendente che proprio settori militari assumano un ruolo di avanguardia nella lotta contro l’imperialismo e i dominatori stranieri. La carriera militare è una delle pochissime possibilità di sottrarsi alla miseria, per i giovani delle povere famiglie lavoratrici ed è nelle forze armate che possono saldarsi l’impeto per il riscatto morale e sociale dei poveri e per la libertà e la dignità della patria.
Dopo aver fondato un proprio movimento politico, Chavez viene eletto –con quasi il 57% dei voti- per la prima volta Presidente del Venezuela nel 1999. Nel 2002 un golpe militare fallisce nel giro di quarant’otto ore, nonostante i traditori siano riusciti a catturare il Presidente, per l’immediata, ampia e combattiva reazione popolare.
Le battaglie del governo Chavez sono arcinote. Ecco, per esempio, una breve sintesi dei risultati che è riuscito a conseguire, nonostante i sabotaggi internazionali e la traballante situazione economica mondiale:
“Il paese si è liberato dall'analfabetismo e tre milioni di venezuelani hanno avuto accesso ai vari livelli di istruzione. Diciassette milioni (quasi il 70% della popolazione) ricevono, per la prima volta, assistenza medica e medicinali gratuiti; la sanità pubblica è stata incrementata con seicento nuovi centri di diagnostica. Si somministrano più di 1.700.000 tonnellate di alimenti a prezzi modici a 12 milioni di persone (quasi la metà dei venezuelani), un milione dei quali li ricevano gratuitamente, in forma transitoria. La malnutrizione è scesa dal 14% al 12% e la mortalità infantile si è ridotta al 2%.
Tra le misure prese da Chávez: lo stanziamento di 1641 milioni di bolivar (circa 314 milioni di euro) per la ricerca scientifica, l'aumento del 40% degli stipendi degli insegnanti, borse di studio e istruzione gratuita, creazione di una banca popolare con bassi crediti per scopi sociali e umani (come l'acquisto di un alloggio familiare) creazione di cooperative, abolizione del latifondo, uscita del Venezuela dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, blocco della fuga di capitali e della svalutazione del bolivar. Ma la cosa che più ha dato fastidio agli Usa è stata la nazionalizzazione dell'industria petrolifera venezuelana sottratta alle multinazionali”.


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Il Presidente Chavez si è levato contro i prepotenti e i corrotti –l’imperialismo- su scala internazionale.

E’ sempre stato fiero e combattivo verso gli USA, le macchinazioni e le mire di questa potenza, quanto è stato fraterno e solidale verso i popoli oppressi e quelli minacciati perché liberi.
Ha riconosciuto in modo conseguente i meriti e il valore della Rivoluzione Cubana ed ha sfidato l’imperialismo ovunque poteva, sostenendo tutti i moti di emancipazione dell’America centrale e meridionale. Tutto ciò, unito ai programmi e alle realizzazioni sul piano interno venezuelano, ha reso Hugo Chavez punto di riferimento e campione delle masse oppresse e sfruttate del Venezuela, dell’America Latina e anche di tutto il mondo.
Il Partito Comunista venezuelano ha reso omaggio alla sua figura come compagno Presidente, come dirigente rivoluzionario e punto di riferimento dei lavoratori.
Forse i sottotitoli di questo articolo sembrano parziali, se non riduttivi. La loro scelta vuole, forse un po’ unilateralmente, sottolineare che in Venezuela c’è stata una politica economica e sociale esattamente opposta –su tutti i piani- a quella subita dagli italiani. Anche la democrazia, la legalità, la moralità pubblica sono andate progredendo là e degradandosi da noi. La politica seguita dal Presidente Chavez ricorda un preciso concetto di Marx: i comunisti non tolgono ai ricchi per dare ai poveri ma fanno esattamente il contrario ossia tolgono (almeno in parte o gradualmente) la miseria a chi ne ha troppa per ridistribuirne un po’ a chi non ne ha per niente.
Le masse povere e diseredate, nonché molti strati di lavoratori, hanno visto continui e progressivi miglioramenti delle proprie condizioni di vita e di lavoro, l’insieme dei lavoratori è stato ben tutelato dagli effetti della grave crisi economica internazionale del capitalismo.
In tal modo vorremmo dire che anche noi potremmo avere una politica di tal genere, visto che da noi più si va avanti (in senso opposto a quello della rivoluzione bolivariana) più stiamo in “crisi” mentre non sembra che il Venezuela subisca contraccolpi o penalizzazioni, anzi!
Non si dica che ciò dipende dal petrolio perché anche noi abbiamo importanti risorse e forze produttive di carattere strategico, sebbene non petrolifere.
Il Venezuela ha avuto un Presidente come Chavez (altro che petrolio), ha avuto la rivoluzione bolivariana delle camicie rosse mentre noi non abbiamo avuto i Presidenti che ci vorrebbero, per togliere la miseria a chi ne ha troppa e darne un pochino a chi non ne ha per niente.
Il compagno Presidente Chavez, in questo senso è stato un vero rinnovatore, profondo e incisivo, della politica e della società del suo paese. Se pensiamo a chi fanfaroneggia in Italia, pretendendo di essere il titolare del rinnovamento della società o della politica, è meglio lasciar perdere e chiudere qui il discorso.
Siamo fieri di onorare la memoria del compagno Presidente Hugo Chavez!

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