proletaricomunistitaliani

Cerca

Vai ai contenuti

I° (2 marzo 2014) Cosa sta succedendo ?

Primo piano > Brevi spunti, semplici e sparsi, per riflettere. Sulla terza guerra mondiale.

Share |

BREVI SPUNTI, SEMPLICI E SPARSI, PER RIFLETTERE.
SULLA TERZA GUERRA MONDIALE

Di Norberto Natali



I° (2 marzo 2014) COSA STA SUCCEDENDO?

Il valore dei capitali quotati alla borsa di New York è aumentato del 16% quest’anno, è più che raddoppiato rispetto a 5 anni fa ed è cresciuto di oltre il 60% dall’inizio del presente secolo. L’indice Dow Jones, il quale registra l’andamento di tale valore, è ai massimi storici. Ciò significa che l’imperialismo USA (ovvero i grandi monopoli finanziari internazionali di cui è espressione) ha largamente rimontato la crisi di alcuni anni fa ed è ai massimi delle sue dimensioni e delle sue potenzialità. Siccome il capitale (come gli squali che muoiono se si fermano) vive solo se viene incessantemente reimpiegato per potersi accrescere continuamente, le “vette” raggiunte da Wall Street (la borsa valori USA) rappresentano un bel problema, oltre che un innegabile successo. Bisogna garantire a queste masse, continuamente crescenti, di capitali la possibilità di circolare sempre più rapidamente e largamente, di essere investiti ovunque sia remunerativo, di poter vendere i propri prodotti e servizi ed accaparrarsi in modo conveniente le materie prime necessarie.

Non è il selvaggio west...

Purtroppo per loro, i capitali USA non si trovano nelle condizioni dei cavalli selvaggi del vecchio west, i quali potevano scorrazzare, liberi e felici, in vaste praterie tutte a loro disposizione. Ben altri puledri e stalloni, oggi, pretendono i loro spazi e i loro pascoli, anche perché sono attanagliati dalle stesse contraddizioni che affliggono l’imperialismo yankee. Brasile, Russia, Cina, e altri ancora nonché qualche pony (per il momento) come Messico, Indonesia, Turchia eccetera. Senza dimenticare i “ronzini” europei e giapponesi. Proprio sei mesi fa, è accaduto un fatto che simboleggia come sia profondamente cambiata la posizione degli USA nel mondo, come non accadeva da almeno 110 anni. L’idolo della “sinistra” (si fa per dire) italiana – il presidente Obama – ha annunciato l’intervento militare in Siria e poi se lo è dovuto, nei fatti, rimangiare e non se ne è fatto più nulla. Il guaio è che gli USA attraggono o garantiscono i propri capitali, storicamente, perché sono la potenza più armata e militarmente più presente nel mondo (mentre il “fascino” della Germania, per esempio, risiede nella sua capacità finanziaria e quello del Giappone nella sua potenza tecnico-produttiva).

Denaro alle banche per recuperare la crisi

Uno degli espedienti con cui il governo USA è riuscito a recuperare la crisi degli scorsi anni, è stato la concessione di miliardi e miliardi di dollari contanti, ogni mese, alle sue banche e al sistema finanziario. Questa continua distribuzione di denaro (ai ricchi) sta terminando e – proprio dallo scorso settembre – viene ridotta, gradualmente ma costantemente. Inoltre alcuni alleati fanno affari per conto proprio, in concorrenza (pericolosa) con gli interessi dei capitali USA. La Germania in primo luogo (alla testa di un’alleanza di fazioni di borghesia imperialista nord europea che guida attualmente la UE) fa buoni affari con una vasta area euro-asiatica, comprendente anche la Russia e la Cina. Essa, però, è molto fredda verso la proposta di Obama di stabilire un nuovo trattato di libero commercio tra Europa e Nord America, il quale non riesce a decollare. Sul fronte asiatico anche il Giappone non vuole rassegnarsi ad un declino imposto dallo sviluppo dell’imperialismo in tante aree del mondo. Ha iniziato una politica di finanziamento (un po’ somigliate a quella USA) inondando la propria finanza di quantità impressionante di valuta, lo yen. Tre anni fa, in cambio di un euro, avreste ricevuto si e no 100 yen, oggi ne avreste almeno 140. Oltre che far felici gli europei che possono permettersi una vacanza in Giappone, questo significa che i capitalisti del Sol Levante possono vendere le loro merci al 40% in meno di prima, facendo così una agguerrita concorrenza, sui vari mercati internazionali, ad altri capitalisti (anche USA). Senza contare che Cina e Giappone sono proprietari della gran parte del debito statunitense.

La "Germania del XXI secolo"

Insomma, il presidente per cui sospira e batte romanticamente le ciglia la “sinistra” (si fa per dire) italiana, si trova in un bel guaio: deve aumentare il valore dei capitali per cui lavora, in un mondo dilaniato da contraddizioni e concorrenza crescenti e lo smacco della Siria – proprio adesso – non ci voleva. Bisogna pur far “fruttare” la propria potenza militare ridimensionando, così, i fattori di vantaggio dei propri concorrenti (compresi quelli considerati alleati). Ricordo che – oltre dieci anni fa e poi in seguito – mi capitò di scrivere e dichiarare in vari discorsi pubblici che gli Stati Uniti sarebbero stati, se così vogliamo dire, “la Germania del XXI secolo”. In un modo impressionante, in particolare negli ultimi mesi, il presidente Obama ha scatenato un’aggressiva politica di provocazione e di scontro militare ovunque.

Provocazioni in tutto il mondo

In Venezuela ricorre a tattiche già note e sperimentate, non solo per rovesciare la direzione democratica di un paese che è tra i principali esportatori mondiali di petrolio, ma per creare una situazione di tensione e conflitto alle porte del Brasile e in un continente (Centro e Sud America e Caraibi) il quale, nel suo complesso, si rifiuta di essere il “cortile di casa” degli USA e si rivela, via via, un avversario politico ed economico sempre più temibile.
In estremo oriente spalleggia le provocazioni del Giappone contro la Cina (per pochi scogli vicino alle coste di quest’ultima) con la minacciosa presenza della propria flotta e ha invitato proprio la settimana scorsa – al solo scopo di aumentare la tensione – il Dalai Lama alla Casa Bianca.
In Ucraina, provoca la guerra e porta il fascismo, per condurre -se così si può dire- un doppio scontro, al tempo stesso contro la Russia e contro la Germania.

I veri retroscena della "crisi" in Ucraina

Tutti i giornali, diverse settimane fa, hanno riferito di una parolaccia, rivolta all’Europa dalla portavoce di stato USA, durante una conversazione con un diplomatico del proprio Paese. Essa intendeva dire, volgarmente: cosa ce ne importa (diciamo così) delle reazioni europee dopo che avranno capito il nostro vero piano. Hanno fatto con la Germania come don Camillo con Peppone. La Merkel (personalizzando) voleva giocare furbescamente con l’Ucraina senza rompere con la Russia, semplificando puntava ad attrarla di più nella sua orbita commerciale e mettersi al riparo dai rischi derivanti dal fatto che nuovi gasdotti porteranno il combustibile russo direttamente nel Sud Europa, “aggirando” l’Ucraina e senza passare dalla Germania. Con tutta probabilità, i tedeschi non volevano l’attuale esito (tanto meno i suoi temibili sviluppi) bensì, forse, una situazione di compromesso, pur modificando i precedenti equilibri in direzione più favorevole a loro. Può darsi che puntassero ad una sorta di “larghe intese” in salsa ucraina e ad un accordo con la Russia per superare le inevitabili tensioni e conflitti (tra vari interessi) che sarebbero sorti. Se è così, si comprende perché non hanno usato tanto i fascisti quanto altri personaggi, moderati o pupazzi secondo i diversi punti di vista, per fare un accordo (il 21 febbraio scorso, proprio alla presenza dei ministri degli esteri europei) che contemplava condizioni ben diverse da quelle attuali. Se questo presunto piano si fosse realizzato con la ridefinizione di un nuovo accordo euro-russo, avrebbe sfavorito gli USA. Non che venissero completamente estromessi dall’area, però la loro influenza sarebbe divenuta meno incisiva. Questo gli Usa non potevano permetterselo, tanto più che avevano sospeso (anche per disporre delle risorse necessarie al finanziamento delle banche) il criminale piano di Bush di installare (anche ai confini dell’Ucraina) un cosiddetto sistema di difesa antimissile (in realtà era un piano per rendere praticamente inerme l’esercito russo e poter dominare prepotentemente sia l’Est che l’Europa).

I burattini fascisti degli Usa

Quindi, presumibilmente, gli Stati Uniti hanno preparato i propri burattini fascisti, hanno lasciato fare la Merkel (pardon l’Europa) mimetizzandoli dietro di lei e poi – dal 21 febbraio – hanno fatto travolgere tutto (in primo luogo gli stessi accordi e compromessi voluti dai governi europei) ed hanno scatenato il colpo di stato. Prossimamente, a conferma di questa ipotesi, saranno significativi gli assetti interni all’arco di forze che hanno rovesciato il governo eletto di Yanukovich. Con il colpo di stato, ostentandone la componente fascista e richiamandone antiche caratteristiche, con la proibizione – tra i primi provvedimenti presi dai golpisti – dell’uso della lingua russa (altra misura tipicamente fascista) gli USA hanno puntato dolosamente, alla conseguenza chiaramente inevitabile: la guerra civile, la divisione dell’Ucraina in due stati, forse la guerra anche con l’intervento russo. Con un’Ucraina divisa, col fascismo e forse la guerra nella parte più vicina alla Germania, gli statunitensi hanno trasformato quello che doveva essere un “affare” per la Merkel nel suo opposto, facendoglielo scoppiare in mano. In questo modo sono ritornati protagonisti della situazione ed anche del confronto con la Russia, infischiandosene -al momento- delle reazioni europee: come aveva detto, in modo colorito, il sottosegretario di Obama.

La potenza più guerrafondaia della Storia

Queste note non hanno la pretesa di essere una cronaca completa del quadro attuale, tanto meno un’analisi della situazione internazionale. Perciò sorvolo su altri momenti di provocazione, di tensione ed anche di conflitto armato che vengono alimentati dagli USA, da altre potenze imperialiste ed anche dalla Francia, la quale in questo periodo vede coincidere -parzialmente- le proprie tattiche internazionali con quelle aggressive angloamericane, in Africa, nel Mediterraneo, in Asia, ecc. E’ sempre molto impegnativo descrivere le imprese della potenza più guerrafondaia che ci sia mai stata nella storia: gli USA, un paese che ne ha invasi tanti in tutto il globo, il quale tuttora ha truppe attive anche ai propri antipodi ed i cui eserciti, da oltre settant’anni, non sono stati un solo giorno completamente in pace.
Spero, tuttavia, di aver contribuito ad indicare l’acutezza e la vitalità del marxismo-leninismo nel valutare gli avvenimenti che ci riguardano e per decidere le scelte da compiere.


Roma 02\03\2014


_________________________________________________________________________________________________________________________




SEGUICI ANCHE SU FB

Home Page | Primo piano | Aree tematiche | Dossier | Agitprop | Contatti | archivio | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu