II° (12 Marzo 2014) Ci sara' la Terza Guerra Mondiale ? - proletaricomunistitaliani

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II° (12 Marzo 2014) Ci sara' la Terza Guerra Mondiale ?

Primo piano > brevi spunti concreti sulla guerra mondiale
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II° (12 MARZO 2014) CI SARA' LA TERZA GUERRA MONDIALE ?


Messo così, sembra quasi il titolo di uno degli opuscoli  distribuiti dai testimoni di geova sulla fine del mondo. Allo scopo di  “sdrammatizzare”, si è dato al titolo la forma di un indovinello ma la  risposta non è un giochetto. Essa, invece, richiama riflessioni molto  serie e profonde.

Come un malato...

Per iniziare immaginiamo un uomo sedentario, accanito fumatore,  discreto bevitore di alcool, goloso di dolciumi, fritti e cibi grassi.  Arrivato ad una certa età, ha senz’altro colesterolo e trigliceridi  molto alti, un diabete abbastanza grave ed altre alterazioni e  disfunzioni che possiamo immaginare.
Quando arriverà l’infarto o  l’ictus? Nessuno può pensare che questo sia un interrogativo scherzoso o  addirittura frutto di preconcetto o di valutazioni irrealistiche.  Tuttavia sappiamo che alcuni uomini in queste condizioni vivono anche  molto a lungo e non tutti muoiono -come sarebbe presumibile- in età  relativamente giovane. Nessuno però penserebbe che la suddetta domanda  sull’infarto sia inutile o superata solo perché l’uomo del nostro  esempio non l’ha avuto -poniamo il caso- a 65 anni.
Non esiste alcuna  età in cui, per quest’uomo, si possa dire che è passato il pericolo di  un infarto. Tanto più se non ha mai cambiato le sue cattive abitudine e  le ha addirittura peggiorate.
Ora veniamo al tema, in termini  estremamente semplici, per dialogare con tutti senza la pretesa di  elaborare un trattato accademico.

Nelle mani di chi è, il mondo?

Il mondo è dominato dai grandi monopoli finanziari  internazionali i quali, in buona sostanza, si sono spartiti il pianeta  tra le varie potenze che ne sono espressione, facendo del globo  terrestre un unico mercato, nel quale si scontrano continuamente.  Rivaleggiano su tutto e per tutto, con una continua mutazione di fragili  equilibri tra una miriade di interessi giganteschi e contrapposti.
Questo,  da un lato, alimenta una continua condizione di anarchia (della  produzione e di altro) e insieme di generale interdipendenza, ossia ogni  piccolo mutamento di rapporti di forza rimette sempre in discussione  tutto.
Queste sono le caratteristiche della fase che chiamiamo  imperialismo (di cui è tipico il capitale finanziario, nel quale si  fondono capitale bancario e capitale industriale), diversa dalla fase  ottocentesca del capitalismo detto concorrenziale, nel quale i capitali  bancari e industriali erano separati e indipendenti.

La rincorsa al massimo profitto

Nell’imperialismo vige la regola del massimo profitto, mentre  prima ci si poteva anche accontentare -volendo- di un buon profitto  qualsiasi, a prescindere dal tasso di profitto di altri, concorrenti o  meno.
Il tasso di profitto, tendenzialmente, diviene sempre più basso  ed un grande monopolio non può accontentarsi, per esempio, di un  profitto annuo del 2%, se un suo concorrente (ogni monopolio finanziario  internazionale è concorrente di tutti gli altri) lo stesso anno  “guadagna” il 2,3%. Si rischia che una quota di capitali lasci il primo  (provocandogli una serie di ripercussioni negative) per “emigrare” verso  il secondo, più remunerativo.
Soprattutto si rischia un cambiamento  (dagli effetti imprevedibili) dei precari equilibri generali che  accennavo sopra, negativo per il primo benché positivo per il secondo.  Per questo l’imperialismo è una continua rincorsa al massimo profitto,  insaziabile e senza limiti.
Tutto ciò è aggravato dalla natura stessa  del capitalismo. Esso funziona solo se è in grado di accrescere  costantemente il capitale, perché quest’ultimo non può “girare” a saldo  zero. Nel capitalismo, non conta tanto la quantità dei capitali ma il  loro tasso di crescita o di profitto.

I “palloni gonfiati” del capitale

Se immaginiamo un pallone che viene gonfiato a dismisura dentro  una stanza (in fondo la Terra non è infinita), possiamo comprendere come  -ad un certo punto- quel pallone, divenuto enorme, non riesca ad  accrescersi ancor di più. Nella nostra epoca succede qualcosa di simile:  proprio perché i capitali sono diventati una massa gigantesca che  invade tutto, si fa via via sempre più fatica ad accrescerla ancor di  più e permanentemente.
In questa situazione, diviene ancora più  ossessiva la necessità della ricerca del massimo profitto… a tutti i  costi! Se ci sarà la terza guerra mondiale, essa avverrà per questo  motivo, come l’infarto all’uomo del nostro esempio avverrà per la  quantità di colesterolo, trigliceridi e quant’altro egli accumula nel  suo corpo.

La guerra: ecco perché

Se scoppierà, sarà per l’enorme intrico di contraddizioni,  diseguaglianze, iniquità che questa situazione ha generato nel mondo. Da  un secolo, esse provocano guerre (diversamente da tutta la storia  precedente) di tipo mondiale proprio perché il mondo è divenuto un unico  mercato spartito tra i grandi monopoli finanziari internazionali ed  ogni eventuale conflitto rimette -inevitabilmente- in gioco tutto il  mercato e tutto il pianeta.
Va da sé che le ragioni della guerra  risiedono, in primo luogo, nella necessità di trovare nuovi mercati,  soprattutto perché per l’imperialismo è più importante esportare i  capitali che non le merci ed anche per rapinare nuove risorse naturali e  materie prime, sottraendole ai concorrenti al fine di espandere i  propri investimenti ed abbattere i costi di produzione.

È la competitività, bellezza!

Per questo motivo è assai secondario il problema di “chi  comincia”, come era assai secondario, cento anni fa, credere che  l’attentato di Sarajevo contro l’arciduca d’Austria avesse provocato la  prima guerra mondiale.
Nessuno, oggi, crede più che la grande guerra  sia iniziata a causa di quell’attentato, mentre è vero, invece, il  contrario: è stata la prima guerra mondiale (ossia il fatto che erano  venute al pettine tutte le contraddizioni che l’avevano maturata),  semmai, a provocare l’attentato di Sarajevo!

Tutte le  motivazioni -la patria, i nobili ideali, i diritti umani, ecc.- con cui  vengono motivati eventuali conflitti, sono solo ignobili raggiri ai  danni dei popoli, pronunciati da provocatori in malafede al servizio  dell’imperialismo proprio come eventuali maghi che promettessero  all’uomo del nostro esempio, in cambio di tanti soldi, di salvarlo  dall’infarto non con cure o diete (ovvero con una rivoluzione della  propria vita) bensì con qualche talismano. Lo farebbero morire  certamente.



Roma 14\03\2014

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