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Il giorno della menzogna

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IL GIORNO DELLA MENZOGNA


La notizia è solo un dettaglio secondario che non cambia nulla della grandezza tragica di quelle giornate e – tanto meno – della figura del compagno Berlinguer o della storia del PCI. Tuttavia serve anche a dimostrare che la nostra “fonte” non è certo meno attendibile – in fatto di conoscenza delle cose “interne” di Partito – di gente come Veltroni.
Il compagno Berlinguer, forse, morì il giorno prima di quello che si ricorda ufficialmente, ovvero il 10 giugno 1984. In subordine, invece, nella tarda mattinata di quel 10 giugno, accadde qualcosa che diede la certezza definitiva che il Segretario del Partito sarebbe certamente morto nel giro di poche ore. Dagli addetti all'Organizzazione trasferitesi da alcuni giorni a Padova, infatti, fu dato incarico (verso l’ora di pranzo) ai compagni in servizio alle Botteghe Oscure di preparare tutti i materiali e le necessarie misure per il lutto, preparandosi ad esporre le bandiere listate e a chiudere le porte della direzione. Benché dovessero prepararsi a ciò da un momento all’altro, l’indicazione di farlo – in realtà – avvenne l’indomani, poco prima dell’annuncio pubblico della morte di Berlinguer. Fu il compagno Pecchioli che chiamò a Roma, con la laconica frase: “è successo”.
Non è certo per questo piccolo aneddoto che oggi è la giornata della menzogna. Accadde a Mazzini e Garibaldi, alla fine dell’Ottocento ed anche durante il Fascismo, è capitato anche – più recentemente – al compagno Gramsci ed è successo a tanti ovunque nel mondo: quando una personalità di grande valore non può essere occultata e dimenticata, né infangata, allora le capita qualcosa di peggio: viene “scippata” proprio da coloro che l’hanno tradita o ne sono, storicamente, gli antagonisti, completamente svuotata della sua reale personalità e del suo significato attuale, ridotta ad una mera immaginetta, buona per tutti gli usi, compresi alcuni contro i quali si è sempre battuto il povero defunto.
Oggi l’informazione di regime è martellante nel riferirci che è stato arrestato Greganti “del PCI” (mentre altri sono dell’UDC, di Forza Italia o senza partito), che alcune città sono “rosse” in quanto amministrate dal PD e non poteva mancare l’anniversario di Berlinguer ridotto ad una specie di “festa”del PD.
Questo fatto segnala come hanno ragione quelle compagne e quei compagni che hanno detto “adesso basta!” verso la sinistra italiana perdente e pusillanime, incapace di difendere – veramente – qualsiasi suo valore o principio.
Questo grave fatto (lo strapotere indisturbato del PD anche nella celebrazione del segretario generale del PCI) è un’altra prova di una insussistenza e di gravi responsabilità di una sinistra la quale, in definitiva, è confezionata con ingredienti anti-PCI (e quindi, per certi aspetti, anti-Berlinguer).
Siccome, di questo tema, alcuni inizieranno a discutere il prossimo 14 giugno a Roma (Tiburtino Terzo), in queste righe non se ne parlerà.
Noi, per non esser subalterni ad alcuno, in questa giornata non parleremo di Enrico Berlinguer. Quel che pensiamo di lui è nella storia, anche più remota, delle compagne e dei compagni più anziani, è nella linea e nell’identità di Iniziativa Comunista e – come se tutto ciò non bastasse – lo abbiamo scritto a chiare note ancora pochi mesi fa (e riprodotto in questi giorni " La storia è peggio di Equitalia" ).
Non ci uniremo, oggi, al coro dei compagni che lo esaltano acriticamente (isolandolo, quasi, dalla storia del PCI), i quali dovrebbero spiegarsi come mai rimane così facile – al PD e complessivamente alla propaganda borghese – “ritagliare” la figura del compagno Berlinguer ed usarla (dopo averla fortemente manipolata e falsificata) contro gli ideali e la storia del PCI.
Il tratto più indecente di questa ricorrenza, ovviamente, è lo scempio delle celebrazioni organizzate dal PD e dai suoi specchietti per le allodole (come il gruppo di “enricoberlinguer.it” che forse era riuscito ad ingannare qualcuno). Nel tempo documenteremo le menzogne, dette in mala fede, da questa gente che Berlinguer lo ha tradito appena ha potuto, ha distrutto il suo Partito, non lo ha mai nominato indicando come propri punti di riferimento, invece, Kennedy o papa Giovanni e perfino Andreotti. Ricorderemo come egli sia stato un grande dirigente del movimento operaio e un onorato figlio della storia del PCI, ribadendo come i suoi errori non ne sminuiscano la grandezza di fronte ai quaquaraquà e ai politicanti di oggi e di ieri. Nessuno dei suoi critici (esterni al PCI e al movimento comunista internazionale) ha mai avuto ragione, proprio come gli errori e i difetti di Mazzini e Garibaldi, per esempio, non giustificano in alcun modo i Savoia, gli Austriaci o il papato. Dimostreremo, nel tempo e con i fatti e citazioni precise, come il compagno Berlinguer, oggi, sarebbe insorto contro il PD, i governi del regime bipolare, molte amministrazioni di centrosinistra e anche contro il vertice della CGIL.
Gli impudenti speculatori del PD ed i compagni esaltatori acritici dell’opera di Berlinguer, dovrebbero spiegare (oltre a spiegarsi tra loro) come mai lo stesso Berlinguer ha avuto posizioni oscillanti ed ha dato prova, specie nei suoi ultimi anni, di ricredersi o – comunque – di essere molto preoccupato delle conseguenze di certi suoi errori precedenti. In estrema sintesi ed utilizzando, per brevità, un linguaggio di tipo giornalistico: dalla adesione alla Nato è poi passato ad una lotta dura ed intransigente contro i missili USA a Comiso ed altre installazioni atlantiche in Italia (senza curarsi di essere indicato come “complice” di Breznev); dalla “politica dei sacrifici” (la quale, però, non va assolutamente interpretata come potremmo fare oggi) alla lotta dura ed intransigente a fianco dei lavoratori della FIAT ed allo scontro frontale con il governo (e buona parte dei sindacati) che aveva deciso il taglio di 4 punti della scala mobile; dalla proposta del compromesso storico alla politica dell’alternativa ed allo scontro frontale con la DC (da cui il presupposto della nota “questione morale”). Soprattutto il compagno Berlinguer, in un primo momento, ha gravemente contaminato la composizione dei gruppi dirigenti del Partito (basti pensare alla grande maggioranza di coloro che gli sono succeduti) ma – negli ultimi anni della sua vita – ha aperto un duro scontro con i cosiddetti “miglioristi” (la cricca di Napolitano) e vari ambienti che si pavoneggiavano come “rinnovatori” quali, ad esempio, quello di Ferdinando Adornato (si, avete capito bene, il parlamentare di Casini). Bisogna riconoscere che combatté, infatti, più contro queste posizioni che non quelle del compagno Cossutta. Questa dura battaglia interna fu, con tutta probabilità, la causa del fortissimo stress che provocò l’ictus fatale. In ogni caso, alle Botteghe Oscure, tutti dicevano che “era stato Napolitano ad ammazzarlo”: nel senso che il malore era stato provocato, involontariamente, dalla forte contrapposizione di quest’ultimo.
In conclusione, si intravede meglio il vero scopo dell’odierna, indegna “caciara” intorno al compagno Berlinguer, da un piccolo episodio che viene via via ingigantito da questi Giampaolo Pansa un po’ più raffinati dell’originale. L’attentato (poteva mancare?) dei sovietici cattivi (potevano essere diversi?) in Bulgaria nel 1973.
Nel futuro spiegheremo il contesto storico e strategico di quell’epoca, dopodiché sarà chiarissima la credibilità di quanti parlano di questo attentato, a cominciare da Veltroni e Macaluso i quali, per esempio, potevano chiedere – in tutti questi decenni – la rimozione di molti segreti di Stato ma non l’hanno fatto. Per il momento basti pensare che circa un decennio dopo, in Italia, fu lungamente imbastita una martellante campagna mediatica e giudiziaria, tesa a dimostrare il diabolico machiavellismo di bulgari e sovietici. Questi ultimi, infatti, avrebbero incaricato i primi di foraggiare un gruppo fascista turco, al fine di assoldare ed addestrare un delinquente fascista turco, allo scopo di mandarlo a Roma (in modo da non aver mai alcun contatto – neppure indiretto – con sovietici e bulgari) per sparare al papa Wojtyla. Il tutto per ottenere un risultato (l’omicidio del papa) senza che mai nessuno potesse sospettare lontanamente chi fossero i reali mandanti.
Pochi anni prima, invece, gli stessi avrebbero tentato di uccidere (senza neanche riuscirvi, come al solito) il compagno Berlinguer durante una visita ufficiale nella capitale Bulgara! Non avrebbero avuto altre possibilità di farlo? Sono così convinti che siamo tutti idioti da trascurare il fatto che il compagno Berlinguer, dopo quel preteso “attentato” si recò molte altre volte in URSS e in altri paesi socialisti: eppure oggi dicono che egli sarebbe stato convinto, fin dall’inizio, trattarsi di un tentato omicidio da parte dei sovietici!
Dieci anni dopo quell’incidente, per esempio, il compagno Berlinguer ebbe una dura polemica con i compagni sovietici ma mai accennò, neanche vagamente, al sospetto che avessero tentato di ucciderlo. Né ha mai lasciato un appunto, una memoria, o riferito ad organismi (sia pur riservatamente) di Partito come pure sarebbe stato suo dovere. L’unica “traccia” del convincimento di Berlinguer circa il suo tentato assassinio sarebbe… che l’avrebbe detto, per altro rispondendo ad una esplicita domanda, a Macaluso, subito dopo essere ritornato da quel viaggio! Nessun altro, in 30 anni, ha mai riferito qualcosa di simile.
Vista la sua memoria particolare, si potrebbe chiedere al senatore Macaluso se ha mai avuto qualche congiunto (o simile) arrestato perché implicato negli attentati compiuti dalle Brigate Rosse e se, questo qualcuno, ha mai avuto trattamenti di favore (o la grazia) per la sua intercessione.
Bastano queste poche considerazioni, per comprendere realmente cos’è questo “attentato” bulgaro a Berlinguer ed i motivi profondi della sua strana celebrazione. Chi volesse approfondire la questione, può anche accontentarsi delle carte (e della trama accusatoria) del processo contro Iniziativa Comunista: tanto è sempre la stessa “storia”!

Roma 11\06\2014

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