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IL VALORE DI INIZIATIVA COMUNISTA

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IL VALORE DI INIZIATIVA COMUNISTA


Il 2 dicembre scorso si è tenuta l’assemblea nazionale del movimento “Eurostop”. Concludendo la sua relazione, il compagno Cremaschi ha usato apertamente la definizione di “liberalfascismo” riferita alla situazione attuale nel paese e ai compiti che attendono chi vuole lottare per un cambiamento profondo.
La prospettiva del liberalfascismo fu indicata diciannove anni fa da Iniziativa Comunista, come destinazione delle politiche (e del processo storico) condotte fin da allora e costituì uno dei principali motivi della linea seguita al tempo da IC. Mi sembra di poter dire che la visione nostra e quella attuale di Cremaschi coincidono, riguardo tale questione.
Lo stesso esponente di Eurostop, in quell’occasione, ha dato giudizi sui vecchi governi di centrosinistra (cui partecipavano PRC e PdCI) uguale a quelli che -già allora- esprimeva Iniziativa Comunista.
Anche l’attuale PCI -un’organizzazione politica fondata un paio di anni fa da compagni del PdCI e del PRC- ha assunto nell’autunno scorso posizioni molto nette ed apprezzabili le quali, riguardo al giudizio sul PD e ai rapporti con altre forze di centrosinistra, ricordano fortemente le scelte che furono di Iniziativa Comunista. Lo stesso si può dire di varie posizioni assunte da questo partito in propri documenti.
Chi più di tutti finora -devo riconoscere- cerca di fare proprie molte caratteristiche di Iniziativa Comunista è senz’altro il partito del compagno Rizzo. Ha denominato Iniziativa Comunista addirittura il coordinamento di PC europei che ha promosso qualche anno fa oppure La Riscossa (nome del vecchio giornale di Iniziativa Comunista) un proprio sito web. Aldilà dei nomi, nel corso degli anni molte scelte e concetti fatti propri da questo partito erano mutuati da IC o da proposte di compagni che ne erano espressione: dall’opposizione al regime bipolare (di PD e centrodestra) alla considerazione che il nostro paese è una sorta di colonia di tipo nuovo e fino ad alcune motivazioni dell’impostazione con cui si partecipa alle battaglie elettorali.
Solo per fare un altro esempio, una delle principali attività dei giovani di questo partito nella capitale si svolge proprio nella zona e nei luoghi che hanno visto nascere ed agire Iniziativa Comunista.
Si potrebbe fare anche qualche altro esempio di questo genere pensando ad altre compagini di sinistra che si richiamano agli ideali comunisti attualmente attive.
Una domanda che non mi pongo assolutamente è se queste “coincidenze” siano fortuite (cioè siano frutto di uno spontaneo orientamento il quale -casualmente- ricalca vecchie posizioni di IC) oppure derivino proprio dalla conoscenza e dall’approfondimento della nostra esperienza.
Tutti e due i casi mi sembrano positivi allo stesso modo. Il primo (la fortuita combinazione) indica che la nostra elaborazione era talmente fondata che anche altri sono giunti alle stesse conclusioni. La seconda significa che addirittura qualcuno ritiene IC una fonte di ispirazione; in quest’ultimo caso, voglio esprimere la mia riconoscenza a chi ha fatto questa scelta e comunque sono soddisfatto di entrambe le motivazioni.
Tutto ciò dimostra che quanto abbiamo fatto nella breve storia di IC non era superfluo né insignificante ma storicamente necessario e ciò deve essere considerato anche oggi, dato che negli ultimi decenni il nostro paese ha visto nascere (e sparire) centinaia di compagini ed organizzazioni -più o meno piccole- che si richiamavano agli ideali comunisti. Certo, a suo tempo, le nostre scelte raramente trovavano il consenso di altri movimenti ed organizzazioni: il fatto che a diversi anni di distanza molti le abbiano fatte proprie (per un motivo o per l’altro) insegna che è meglio non snobbare le posizioni altrui, tanto meno per la ragione che derivano da organizzazioni “che contano poco”.
Per questo motivo, non ho alcun dispiacere che in diversi ci abbiano “copiato”, anzi! Proprio dieci anni fa si è svolto il congresso di autoscioglimento di IC del quale non c’era alcun bisogno particolare. Iniziativa Comunista non era affatto in crisi o ridotta nelle sue forze o incalzata da avversari (di varia natura) difficilmente fronteggiabili: tutto il contrario!
Poche settimane prima di quella decisione, ci fu il disastro elettorale che rifletteva un mutamento epocale: l’espulsione delle sinistre dal parlamento. Questo significava che la validità della linea e della funzione svolta da IC (molto originali rispetto alla sinistra di quel periodo) era ormai storicamente dimostrata. Da quel momento, avevamo tutte le forze ed i presupposti per andare avanti (anzi, per indicare ai militanti della sinistra la via dell’adesione ad IC come alternativa valida ai partiti allora esistenti): però saremmo diventati solo un gruppo come gli altri, forse più “forte” ma non diverso dai vari soggetti che caratterizzano la frantumazione della sinistra tutt’ora.
Il patrimonio di IC, invece, noi volevamo “donarlo” a chiunque avesse voluto imboccare la strada per fermare il declino costante e progressivo della sinistra, invertirlo e rilanciare il processo di ricostituzione del PCI. La nostra tesi era (e rimane) che se risorgerà in Italia un Partito Comunista credibile e forte, significherà che i suoi promotori avranno utilizzato anche qualche insegnamento proveniente dalla nostra esperienza.
Visti i tempi che corrono, è bene essere chiari seppur ripetitivi: non ho scritto che il Partito Comunista risorgerà da IC, sostituendo l’intero “DNA storico-ideologico” di chiunque con tutte le caratteristiche e gli aspetti che segnarono la nostra vicenda; sostengo semplicemente, invece, che un Partito Comunista forte e credibile non potrà sorgere senza aggiungere un “pizzico” delle nostre esperienze più peculiari. Insomma, volevamo proprio essere copiati e per favorirlo ci siamo anche sciolti!
Purtroppo, nonostante qualche sporadico esempio che ho accennato sopra, la nostra aspettativa è andata amaramente delusa.
La sinistra ha proseguito per la sciagurata strada che aveva imboccato già da un ventennio e il nostro patrimonio, piuttosto, è stato oggetto di discriminazioni, oscuramento, manipolazioni e falsificazioni. Quello che noi volavamo “donare”, nel complesso (salvo eccezioni di per sé non risolutive) non è stato “accettato” ed il risultato è che (come dimostrano anche i dati elettorali) si è completamente consumata una rottura o una separazione tra popolo (per semplificare) e sinistra. Questa è stata esclusa dalla coscienza politica (se così si può dire) delle masse, non rientra nelle loro prospettive od opzioni; è largamente estranea alla vita concreta, quotidiana del popolo, ai conflitti e alle passioni che lo attraversano.
Una situazione storica, questa della sinistra, che ha delle somiglianze con quella in cui si trovarono i cattolici dopo il trasferimento della capitale a Roma e la destra in seguito alla seconda guerra mondiale. Anche noi dovremo aspettare circa mezzo secolo, come avvenne nei due esempi precedenti per rientrare organicamente (diciamo così) nella vita e nelle prospettive del popolo?
Non è affatto detto: dipende da tutti noi. In primo luogo, bisogna abbandonare gli incredibili atteggiamenti trionfalistici o comunque di sufficienza che si sono registrati negli ultimi tempi e continuano a rispuntare qua e là. In secondo luogo, occorre avere coscienza fino in fondo che l’unica soluzione concreta dei gravi problemi attuali risiede in una svolta profonda, ampia, duratura rispetto alle consuetudini e agli indirizzi seguiti negli ultimi decenni; una svolta fondata sul rigore politico e morale e sul pieno recupero del carattere scientifico del nostro patrimonio teorico. In terzo luogo, non si possono avere riserve ed ondeggiamenti: non ci sarà vero rafforzamento della sinistra e dei movimenti né rilancio e ripresa vittoriosa della lotta di classe se non rinasce un vero e forte Partito Comunista sul modello del PCI; un Partito che dovrà essere ben diverso dalle esperienze conosciute nell’ultimo quarto di secolo.
Per quel tanto che può essere utile a tutto ciò, si può e si deve “saccheggiare” pienamente quanto di più peculiare vi è nell’esperienza di IC. Per questo, interessarsi ad essa ed approfondirne la conoscenza, non è affatto una perdita di tempo rispetto ai compiti del presente. Potrei citare la discriminante morale nell’organizzazione e nella vita di Partito ed anche la capacità concreta di costruirlo con il radicamento di classe teso a valorizzare la sua natura proletaria.
Senza trascurare le “Nove tesi di IC contro la frantumazione” le quali -per quel che ne so- sono l’unico “progetto” mai presentato pubblicamente per la cosiddetta “unità dei comunisti”.
Per inciso, quest’espressione è uno scettico omaggio al modo di dire corrente ma in realtà non è mai stata usata da Iniziativa Comunista e da molti anni mi è capitato di dire pubblicamente che è una frase truffaldina e più di una volta chi l’ha usata si è rivelato un imbroglione. La formula “unità dei comunisti” è astratta e confusionaria, costituisce una sorta di condono di stampo berlusconiano per evitare un bilancio di questi ultimi decenni e serve solo a far perdere tempo e a non ottenere nulla, tanto meno l’unità.
Oggi è l’anniversario degli eclatanti arresti di diverse compagne e compagni di Iniziativa Comunista la quale -per anni- fu sottoposta ad un linciaggio politico-mediatico combinato con un accanimento poliziesco (da parte del ROS) simile a quello che colpì Valpreda e Pinelli quasi mezzo secolo fa. Si trattò di una montatura che giunse a definire IC “la cupola del terrorismo internazionale” e a indicarne i militanti come assassini, terroristi e “turpi” individui.
Sulla base di pretesti talmente generici e gratuiti che avrebbero potuto essere usati contro qualsiasi formazione di sinistra, tanto che (pur dopo tanto tempo) si giunse alle assoluzioni per tutti con formula più ampia e alla decisione della magistratura di condannare i responsabili per le diffamazioni e le ingiuste detenzioni. Forse certi apparati avevano intuito ciò che sfugge (spero) ancora a molti dirigenti della sinistra.

Roma 03/04/2018




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