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L'amico del Jaguar

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L’AMICO DEL JAGUAR.


Sembra una scena di “Fascisti su Marte” la gustosa satira di Guzzanti.
Il Sandokan di Forza Nuova, in soli tre giorni, si è fantozzianamente ridotto in una moderna versione di Brancaleone, credendo, invece, di essere il Geronimo pontino partito per la crociata “der popolo”.
Dopo soli tre giorni di insurrezione dei poveri è andato ad arringare gli affamati di Genova con… la Jaguar.
È già un sintomo delle sue concezioni, una prova che è lontano dal popolo più degli odiati politici, i quali – nella loro maggioranza – si sarebbero ben guardati dal fare una cosa simile, essendo più furbi del nostro eroe, il quale non sapeva neanche prevedere le conseguenze di questo fatto.
Mussolini si esibiva nel caricare covoni di fieno, Berlusconi amava spesso definirsi Presidente Operaio, il Papa ci tiene a mostrare che gira in utilitaria, il sindaco di Roma in bicicletta e il nostro Rambo all’ amatriciana va alla “lotta” con la Jaguar!
Come si vedrà, non intendo affatto trovare un pretesto per non parlare dei motivi o degli obiettivi di un fenomeno sociale, per attaccarne personalmente un presunto rappresentante strumentalizzando un dettaglio marginale, il quale potrebbe essere un fatto solo momentaneo o frutto di errore e perfino di una provocazione o di una trappola.
Non mi riferisco tanto alla Jaguar, ma alla reazione veemente di un appassionato difensore del Sor Calvani, il fascista di Latina 2.0, il quale ha detto – con sprovvedutezza peggiore di quella del suo difeso – che la lussuosa automobile non era del Pancho Villa dei bottegai, ma di un suo amico, il quale “se l’è guadagnata con il sudore della fronte” (letterale).
Ecco la concezione di sudore della fronte che hanno i caporioni di questa rivoluzione da operetta; come Don Chisciotte pensano di combattere per un imprecisato “popolo” il quale con il vero sudore del suo lavoro non riesce ad arrivare alla fine del mese, stenta a far studiare i propri figli e rinuncia, per risparmiare, a visite mediche e ad analisi cliniche. Quando va bene, altrimenti ci sono l’angoscia e le privazioni della disoccupazione e della precarietà.
“Er popolo” ripete nei suoi discorsi il ricco furbastro e cialtrone. Lui lo evoca ripetendo di parlare, innanzitutto, come imprenditore il quale riunisce altri imprenditori, padroncini (come dicono da sé), commercianti ai quali si dovrebbero accodare disoccupati, studenti, pensionati.
I fascisti, arrivati da Marte, sono atterrati in Italia per la prima volta. Loro (intendo esclusivamente “gli imprenditori” in tutte le salse) non sapevano nulla fino ad oggi, non c’entrano nulla con la nostra storia.
Loro non hanno mai votato DC e poi Lega, atteggiandosi già a rivoluzionari contro la DC come se non la conoscessero, improvvisandosi oggi come insorti contro la politica: loro non c’entrano nulla, non hanno mai votato.

È risaputo che simili imprenditori non hanno mai fatto parte di consorterie di assessori o dei tanti Fiorito o di sindaci di provincia, sono sempre stati estranei ai gruppi di potere e ai comitati di affari che hanno corrotto il Paese fino alle ossa.
Tutti lamentano una grave crisi economica, il debito pubblico, ecc. ecc.
Lorsignori sanno nulla di evasione fiscale, di lavoro nero (con cui mandare avanti le proprie aziende risparmiando sul fisco e sul personale) e di tanti altri raggiri e imbrogli che hanno concorso all’attuale situazione?
A quanto lascia intendere colui che non è riuscito a procurarsi neanche un’automobile più presentabile della jaguar, egli è proprietario di terre e di fabbricati e possiede una cella frigorifero tanto grande da poter ospitare una riunione di varie persone.
Anche mio nonno era un contadino (come mia madre da giovane) ma non ha posseduto mai nulla ed è morto povero, non ha mai avuto neanche una panda. Viveva in una casa (del padrone) inizialmente priva anche del bagno, sopra la stalla ed il fienile, doveva lavorare durissimo sulla fiancata di una collina tutto il giorno, tutto l’anno, assieme a mia nonna. Metà di tutto quello che produceva andava al padrone, glielo doveva portare lui ed il mantenimento della casa e del campo erano a carico di mio nonno.
Il padrone si pappava metà della sua fatica senza fare o preoccuparsi di nulla.

Ho l’impressione che il Paperinik di Forza Nuova, come “agricoltore” stia a chi lavora la terra come gli “industriali” stanno agli operai che producono per loro.
Sa qualcosa il crociato delle jaguar dello sfruttamento degli immigrati clandestini nelle campagne, fatti lavorare a dieci/venti euro al giorno e trattati come bestie in modo da non assumere i disoccupati italiani? Saprebbe dire il sor Calvani se quei depravati che passavano (nella capitale del Sacro Romano Impero) qualche pomeriggio con delle bambine ai Parioli per mille euro alla volta appartengono alla classe operaia o a qualche altro ceto sociale, magari dotato di jaguar?
Chissà se ci sarà anche l’insurrezione dei “porconi” oltre a quella attuale.
Un amico del sor Calvani ha ripetutamente detto in TV che sarà costretto a licenziare i suoi sei dipendenti.
Altri denunciano di essere disperati, di chiudere le proprie aziende, di essere economicamente all’angolo.
Per combinazione, in questi stessi giorni un altro imprenditore, per disperazione, ha dato fuoco alla banca di cui era cliente, in Lombardia.

Tutto ciò non capita perché in Italia c’è stata la rivoluzione proletaria o perché la maggioranza parlamentare è composta da Stalin, Togliatti e Mao Ze-Dong. Succede, invece, per le tipiche leggi dell’economia capitalista, già scoperte da Marx e poi precisate da Lenin.
Già Marx aveva illustrato scientificamente il processo con il quale i piccoli capitalisti (pardon imprenditori) sarebbero stati “espropriati” dal capitale.

E’ il capitalismo, bellezze in rivolta! E’ il sistema economico sempre esaltato da questi signori, nel quale hanno creduto tanto da tentare pateticamente di divenire capitalisti essi stessi, di cui hanno applicato le leggi in prima persona, soprattutto per quanto riguarda licenziamenti e sfruttamento della mano d’opera.
Oggi lamentano di essere disperati, di doversi disfare delle proprie aziende: ma non sono gli stessi che hanno sempre incolpato i comunisti di perseguire questi obiettivi?

Non sono quelli che dicevano che “se i comunisti vanno su ci tolgono le nostre proprietà (anche le jaguar) e ci priveranno della libertà di impresa economica?” Questi signori non hanno mai detto nulla sul capitalismo e neanche su quant’altro suaccennato.
Perché lorsignori sono la classe sociale più vile e gretta, egoista e moralmente fantozziana che esiste.
Pensano solo avidamente agli affaracci loro infischiandosene di tutto, anche di quelli della propria classe.
Chissà quanti altri piccoli capitalisti, per via della concorrenza, loro stessi hanno contribuito a mandare in rovina, presentando ciò come una prova delle proprie “capacità imprenditoriali”.

I primi che li tradiscono, per così dire, sono proprio gli altri piccoli imprenditori, i quali sono già stufi e un po’ spaventati di questa “rivoluzione” da salumeria.
Per tutti valga un’elegante signora (torinese) che in TV ha detto: <<Andassero a Roma, perché hanno ragione, ma non devono stare qui>>.

Andassero, non “andrei anche io” è la moralità di questa classe, armiamoci e partite; io me ne sto nella mia impresa a pensare ai cavolacci miei: se loro ottengono qualcosa, bene anche per me, altrimenti peggio per loro, io non rischio nulla.
Il fascismo ha sempre un tratto tragicomico (benché trovo sempre più divertente il fucile del partigiano).
Su questo a volte facciamo dell’ironia ma non su quei pochi e spaesati pensionati o studenti che hanno voluto credere al sor Calvani, a quell’altro rivoluzionario più noto per camminare sui carboni ardenti (il piemontese Zunino) e al resto dell’armata Brancaleone.

Non c’è niente da ridere sulle loro condizioni e tanto meno sulle loro aspirazioni di lotta e di cambiamento.
Essi stanno semmai a ricordarci, non tanto le prodezze di questi buffoni dell’insurrezione quanto le colpe e gli errori della sinistra, a cominciare da quanti non fanno nulla per unire le forze in un solo, autentico, Partito Comunista.

Con la massima solidarietà e il massimo rispetto, ci rivolgiamo ai non-imprenditori i quali, comprensibilmente, hanno voluto unirsi a questa caricatura di rivoluzione, anche per effetto di un battage pubblicitario sui media con pochi precedenti.
Principalmente vorremmo dire loro due cose:


1) Controllate se parlano degli operai, dei precari e dei lavoratori in generale.
Verificate se ammettono di rivendicare, apertamente, per i lavoratori le stesse condizioni e le stesse garanzie che essi chiedono per sè.

Se ammettono che i lavoratori dipendenti devono avere le libertà sindacali, poter lavorare in regola con la legge e le tutele, essere esenti da soprusi e ricatti, guadagnare quanto meno il necessario per mantenere dignitosamente la propria famiglia e quant’altro.

2) Domandatevi perché non parlano mai del grande capitale, non hanno rivendicazioni contro di esso, se la prendono con tutto e tutti ma non con i grandi capitalisti.
Dicono: <<i politici pensano solo a se stessi e arraffano quanto possono>>.
Giustissimo! Invece cosa fanno Marchionne e Agnelli, Ligresti, Briatore, Tanzi (quello della Parmalat), Berlusconi, i padroni dell’ILVA di Taranto e tantissimi altri come loro? Meditate a fondo su questa “strana” doppiezza di pesi e misure, prima di farvi sfruttare come manifestanti se non possono sfruttarvi come lavoratori (magari precari o in nero).

L’amico del giaguaro era un’antica barzelletta: un cacciatore si accorse tardi che l’amico che riteneva fosse dalla sua parte parteggiava, invece, per il giaguaro.

I fascisti, come sempre, sono amici del giaguaro. Con la jaguar, altrimenti erano amici della panda.



Roma 12\12\2013

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