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L'ANOMALIA ITALIANA


In quasi tutta Europa (lo stesso può dirsi per larga parte degli altri continenti, soprattutto America Latina e Asia) i partiti comunisti o gli schieramenti da essi sostenuti –oppure forze e coalizioni politiche di sinistra con marcate connotazioni di lotta ed opposizione- raccolgono significativi successi ed hanno comunque standards di consensi e di forza molto superiori a quelli degli equivalenti partiti di sinistra in Italia.
Lo stesso discorso si può fare allargando lo sguardo alle lotte e ai movimenti: generalmente sono assai più ampi e forti, più uniti ed autonomi, più combattivi ed incisivi di quelli che si registrano qui da noi.
Molti paesi vengono letteralmente paralizzati da qualificanti vertenze: basti ricordare, un esempio per tutti, la forte lotta prevalentemente giovanile che un paio di anni fa si oppose in Francia all’introduzione di nuovi contratti di precarizzazione del lavoro.
Nel nostro paese tutti gli indicatori –sia quantitativi che qualitativi- sono negativi e mostrano una tendenza costante e progressiva al peggioramento.
Rispetto a molti esempi esteri la sinistra e i movimenti italiani sono frantumati, divisi e litigiosi;deboli e tendenzialmente isolati dalle masse; subalterni, timidi e inclini all’attendismo e all’apatica rassegnazione.
Forse è il caso di parlare di una vera e propria “anomalia italiana”.Chi vuole assicurarsi che tale situazione perduri a lungo, replicherà in primo luogo indicando vari esempi (singoli e circoscritti) che dovrebbero smentire questa ipotesi “dell’anomalia italiana”.
Essa riguarda il GIUDIZIO D’INSIEME sulla sinistra e i movimenti italiani e sulle loro prospettive e su ciò occorre misurarsi.
Di eccezioni ne possono esistere molte, ma confermano la regola.
D’altro canto proprio quelli che farebbero pagare questo prezzo alla sinistra solo per il proprio orticello, sono un sintomo della malattia e non certo la cura. In secondo luogo, i difensori dello status quo direbbero che queste righe suonano come un insulto ai movimenti, alla sinistra e a chi ne fa parte.
La stessa cosa, però, avrebbero detto se un simile grido d’allarme fosse stato lanciato, per esempio, cinque anni fa (quando la situazione era meno grave) ed avrebbero fatto lo stesso se tale monito fosse stato lanciato dieci anni fa (con una situazione ancora più favorevole) e così via.
Chi non è pagato (dai palazzinari o da committenti ancor peggiori) per condurre e mantenere la sinistra al livello minimo di sussistenza, sa bene che queste note sono un’autentica manifestazione di stima e di rispetto proprio verso chi tuttora si batte nella sinistra e nei movimenti, sono un impegno per valorizzarne al massimo gli sforzi.
“L’anomalia italiana”, il suo rapido (in termini storici) superamento deve diventare la QUESTIONE centrale nella sinistra.
Proprio perché tale anomalia c’è, saranno preponderanti, all’inizio, le posizioni che ne negheranno l’esistenza (con le più svariate forme e diverse gradazioni) affinchè non si metta mano storicamente al suo superamento.
Perciò occorre ricordare che fino a due decenni fa, i commentatori erano unanimi nell’indicare un’altra “anomalia italiana”, di carattere esattamente opposto a quella attuale.
Si trattava della forza, compattezza, combattività e prestigio della sinistra o, per meglio dire, del Movimento Operaio Italiano.
Si trattava del più forte Partito Comunista del mondo capitalistico.
Mai i movimenti sono stati tanto estesi, unitari, autonomi e vittoriosi come quando c’era il PCI. Senza Partito Comunista non c’è sinistra e i movimenti rischiano di diventare un fenomeno “all’americana” (nel senso degli USA).
Superare l’attuale “anomalia italiana” significa lottare, innanzitutto, per un forte Partito Comunista,unito ed indipendente, capace di affrontare le sfide del futuro conquistando crescente consenso di massa. Nell’interesse della sinistra e dei movimenti.
Ne esistono gia tutti i presupposti oggettivi e mezzo mondo indica che è un obiettivo possibile.
Ecco perché a molti fa comodo oggi negare l’esistenza della “anomalia italiana”!







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