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LO DICONO TUTTI: VOTA COMUNISTA!


Altro che spettro. Ai tempi di Marx, i vari potenti europei (e i loro sbirri) si rinfacciavano l’un l’altro di fare il gioco del comunismo, ne avevano paura, come fosse la peste (direbbe oggi Grillo). Pochi mesi fa, invece, il papa ha ritenuto opportuno avvisare i suoi fedeli che lui non è comunista, malgrado tutto.


Questa campagna elettorale sta terminando così: i principali concorrenti si litigano l’un l’altro il titolo di “vero” continuatore (o rappresentante) del PCI (o della classe operaia) o del compagno Berlinguer.


Ancora una volta abbiamo fatto qualcosa di molto particolare.


Era iniziata come un’idea strampalata, destinata a rimanere ignota al largo pubblico, scaturita come da un piccolo gruppo che non conta niente: la nostra parola d’ordine di votare comunista, ovvero di impegnarsi ad avere, in futuro, un partito come il PCI da votare e -nel frattempo- sostenere (ammesso che ve ne siano) liste o candidati che condividono lo stesso obiettivo. E’ andata a finire che è diventato l’argomento principale di scontro alla vigilia delle elezioni europee.


Grillo si è presentato come l’eliminatore della peste rossa, solo una settimana fa Casaleggio aveva attaccato Renzi… perché i suoi 80 euro esprimevano la politica di Togliatti e Berlinguer. Come il più banale e consumato dei politicanti, Grillo si è ricordato, il penultimo giorno di campagna elettorale, del compagno Berlinguer e degli operai ed ha attaccato Renzi perché li avrebbe traditi.


Veramente Renzi non ha tradito un bel niente, visto che si può tradire -per esempio- un coniuge ma non certo uno sconosciuto con il quale non si ha nulla a che fare. Ciò che importa è che -quando la battaglia per il consenso diventa incandescente e decisiva- è sempre l’evocazione, sia pure in varie forme, del PCI e del suo significato nella storia d’Italia, che fa acquistare più credibilità e seguito.


Tant’è che Renzi -altro politicante molto navigato- ha immediatamente capito che questa era quella più pericolosa, tra le tante trovate propagandistiche di Grillo. Ha reagito immediatamente e con più forza del suo rivale: non permetterti di parlare di Berlinguer, “sciacquati la bocca” quando lo nomini, ha urlato.


Vale aggiungere che anche Tsipras, venendo in Italia, saluta a pugno chiuso ed inneggia -letteralmente- a Togliatti, Berlinguer e al PCI. Lo stesso fanno diversi suoi candidati.


Sarebbe molto strano se, nel giro di 24 ore, non intervenisse anche Berlusconi (o qualcuno dei suoi): per dire -per esempio- che anche nel PCI c’erano brave persone o che la sua politica ha dei punti in comune con queste.


Questi sono i fatti. Dopo decenni di fine delle ideologie, di fallimento o aberrazione del comunismo, di innovazioni e cambiamenti (di sigle, simboli, ecc.), di slanci moderni per non rimanere nei vecchi schemi e con le vecchie certezze, la campagna elettorale verte su un glorioso partito sciolto da un quarto di secolo e su un suo grande dirigente morto da trent’anni!


Viene alla mente il detto popolare: le chiacchiere stanno a zero! Tutti questi politicanti, alla fin fine, hanno così poco da dire -di vero e di nuovo- che si accapigliano per qualcosa (o qualcuno) che non ci sono più da 25-30 anni. Quale migliore prova della modernità e della concretezza degli ideali del PCI (e anche del compagno Berlinguer)?

Insomma, se qualcuno proprio non vuole dare retta a noi, almeno ascoltasse Grillo, Renzi, Tsipras e magari altri ancora, certamente non sospetti (al contrario di noi): alle europee 2014 VOTA COMUNISTA oppure organizzati e lotta per tornare a VOTARE COMUNISTA il prima possibile.

p.s. Giustamente qualcuno potrebbe trovare qualcosa di strano in quest’articolo o nei fatti che riferisce. Il motivo è che è tutto possibile in un paese in cui Veltroni fa un film su Berlinguer.


Roma 25/05/2014




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