proletaricomunistitaliani

Cerca

Vai ai contenuti

MAI CON LA NATO, L’IMPERIALISMO, IL PD

archivio

Share |


MAI CON LA NATO, L’IMPERIALISMO, IL PD
(QUINDI NEANCHE CON CAPITAN PADANIA).
Di Norberto Natali


Adesso basta! Non parteciperò alla manifestazione “MAI CON SALVINI” del 28 febbraio 2015 a Roma.

E’ una scelta difficile ma simbolica, perché occorre alzare la voce, pur nella furbesca indifferenza di tanti, contro la continua deriva opportunista di gran parte della sinistra italiana (compresi certi “movimentisti”) che ha distrutto il movimento operaio, favorito i disegni dell’imperialismo e contribuito al disarmo ideologico ed organizzativo dei proletari ed all’infiltrazione -tra di loro- delle canaglie fasciste e leghiste.

Questa sofferta decisione ha lo scopo -per quel pochissimo che conto- di richiamare l’attenzione di chi vuole riflettere su questa situazione e sulle prospettive, per lottare per un futuro diverso da quello che ci attende se non cambiamo radicalmente impostazioni e concezioni.

Tutti potranno vedere se qualcuno (tra chi può) è interessato a discuterne, a farmi esprimere sia pure per dimostrare che sbaglio oppure se mi sarà riservata, come spesso è accaduto, solo la discriminazione magari accompagnata da calunnie diffuse alle spalle, a mia insaputa, probabilmente da chi non sa come rispondermi in modo convincente e trasparente.

Proprio nella speranza di contribuire ad un dibattito che si sviluppi e diventi collettivo, sarò molto schematico e sbrigativo. I motivi della mia posizione sono i seguenti:

1) PERCHE’ E’ UN TEATRINO PREPARATO DAL POTERE, DI CUI SI RISCHIA DI FARE IL GIOCO.

Da un lato proprio la Lega è stata più volte “corteggiata” da D’Alema e Bersani, quest’ultimo andò anche ad una loro festa a fargli dei complimenti. Appena tre mesi fa si sono rinnovati i consigli provinciali, non più eletti dal popolo ma dai consiglieri comunali in carica. Nella maggior parte delle provincie sono state votate liste uniche con le quali la Lega (e il resto della destra) si è spartita a priori i posti con il PD e altri del centrosinistra.

D’altro canto il sistema di potere ha creato il personaggio Salvini come fossimo al “Truman show”. Dalla fine della scorsa estate al momento in cui scrivo sono passati 157 giorni. In questo periodo Salvini è stato ospite dei più importanti salotti televisivi (per non parlare dello spazio sui TG, sulla radio, sul web e sulla stampa) oltre 200 volte. I principali esponenti dei partiti più grandi della Lega, considerati tutti insieme, non raggiungono questa cifra di presenze. Sono stati soprattutto i programmi e i conduttori riconducibili al PD e al centrosinistra (non a caso) a dargli più spazio, per centinaia di ore, in ogni momento del giorno e della notte.

Salvini e la Lega sono odiosi, un motivo per vergognarsi di essere italiani. Tuttavia, sono anche dei pupazzi del sistema di potere che li manovra a piacimento. Tanto da non aver realizzato nulla di quanto dicevano di volere ed anzi hanno ottenuto il contrario: le provincie del nord hanno meno autonomia e più degrado rispetto a quando non esisteva la Lega.

Sono patetiche marionette dei (dico così per comodità) servizi segreti che li mettono lì e quando fa loro comodo scoprono, per esempio, qualche scandalo del trota, un po’ di diamanti rubati (come accusavano di fare a “Roma ladrona”) e così tirano fuori dal cilindro Capitan Padania: il Salvini, attraente, presentabile (nel senso che non ha le colpe dei Bossi) e pronto ad essere lanciato su tutte le TV, per salire nei sondaggi elettorali.

Strano che tutto ciò non è denunciato abbastanza dai promotori della manifestazione.

Tutto questo serve a creare il “mostro” peggiore di Renzi, quello da non far vincere anche a costo di essere subalterni al PD. Una versione casareccia di quanto avviene a livello internazionale: Salvini serve a Renzi (ovvero ai grandi monopoli finanziari internazionali che si servono del PD) come l’ISIS serve ad Israele e agli USA.

2) PERCHE’ LA “COMPAGNIA” NON E’ CREDIBILE.

La maggior parte degli organizzatori (molti li conosco personalmente) e dei partecipanti alla manifestazione “MAI CON SALVINI” sono certamente onesti e sinceri.

Purtroppo, però, ci sono anche componenti che sostengono la giunta del renziano Marino o sono alleati del PD, anche nelle imminenti elezioni regionali. Si tratta di forze che appena due anni fa hanno sostenuto il PD nelle elezioni politiche e così hanno regalato a Renzi il premio elettorale grazie al quale, oggi, ha i deputati sufficienti per attuare il colpo di stato (non militare) che procede rapidamente.

Perciò non scendo in piazza, in questa occasione, con chi è (moralmente e politicamente) complice del PD e dello scempio che il governo Renzi sta facendo della Costituzione e dei diritti dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati. Con chi continua in questa sua azione di confusione e diversione alimentando illusioni sulla fasulla “sinistra” PD quando, invece, la direzione di questo partito votò all’unanimità la proposta di Renzi a capo del governo e tutti i suoi parlamentari hanno sempre dato la fiducia al governo per imporre antidemocraticamente le misure più odiose e fasciste (se vogliamo “razziste”) contro i lavoratori e a favore del padronato, della sua prepotenza, delle sue evasioni fiscali.

Non è credibile scendere in piazza, in questo caso, con certi antifascisti di comodo: si ricordano di esserlo (giustissimamente) oggi con Salvini ma appena un anno fa hanno applaudito l’eversione nazifascista a Kiev e approvato il colpo di stato amerikano in Ucraina, come fece (un esempio fra tanti) “Genny ‘o peggiore” ovvero Gennaro Migliore all’epoca esponente di primo piano di SEL.

Non scendo in piazza, in questa circostanza, con chi si rifiuta di combattere (o addirittura approva) i preparativi di una nuova guerra mondiale per colpire la Russia. Lo stesso vale per l’aggressione imperialista alla Siria: c’è chi ha dichiarato addirittura che “l’occidente ha fatto troppo poco”.

Neanche è stata espressa una solidarietà sufficientemente ampia alla Banda Bassotti, discriminata dagli inglesi per il suo coerente impegno al fianco dei combattenti antifascisti in Ucraina.

Infine rivendico apertamente la coerenza ed il ruolo di avanguardia storica di Iniziativa Comunista anche per aver denunciato -sia pur da sola e a partire da ben dieci anni fa- che a Roma c’era un sistema di potere politico-mafioso e quindi non scendo in piazza con chi, ancora oggi, finge che non esista la situazione pallidamente e parzialmente emersa con la vicenda di Carminati e Buzzi e non fa chiarezza sui rapporti con i grandi costruttori e con la manovalanza politico-criminale (fascista o di “sinistra”) della borghesia imperialista.

3) PERCHE’ NON CONDIVIDO ALCUNE POSIZIONI DEI PROMOTORI.

Gli argomenti precedenti, presentano in una luce ancor più critica alcune affermazioni contenute nella pagina facebook “MAI CON SALVINI” o dichiarazioni dei promotori della manifestazione. Per esempio:

- “È Salvini il vero degrado di questa città”. Non è vero. Affermazioni di questo tipo servono solo a nascondere il vero ruolo del sistema veltroniano (iniziato con Rutelli), dei patti sotterranei con Storace (quando era presidente del Lazio mentre Veltroni era sindaco) del fatto che fu Veltroni a consentire l’elezione di Alemanno e -soprattutto- una simile impostazione è funzionale al sistema impropriamente detto “mafia capitale”.

Con tutta probabilità qualcuno approfitterà di questa impostazione per liberarsi di Marino “da sinistra” e superare la crisi del suddetto sistema, allineando l’amministrazione della capitale al disegno di stampo neogollista (di fatto fascistoide) di dare il potere al “Partito della Nazione”. Infine è evidente l’influenza diretta dei componenti della giunta Marino.

- Sono stati “i 20 anni di Berlusconismo” ad aver “ridotto l’Italia nelle condizioni in cui si trova ora”. Bersani potrebbe sottoscrivere queste frasi senza riserve. Perfino Landini, al contrario, ha smentito questo giudizio.

A ridurre così l’Italia è stato (come disse fin dal 1994 Iniziativa Comunista) un solo regime bipolare, fondato su due orchestre che si combattevano per poi suonare, però, la stessa musica: centrosinistra e centrodestra. I primi aprivano la strada (limitazione delle libertà sindacali, provvedimenti che avviavano la precarietà del lavoro e la diversificazione dei contratti, privatizzazioni, ecc.) con una politica “meno peggio” e poi arrivavano i secondi con quella “peggio”.

Le suddette frasi dimostrano un’evidente subalternità al PD e alle trappole del regime bipolare ma anche un’ambiguità rispetto all’oppressione di tipo coloniale dell’UE. Infatti furono proprio il governo di centrosinistra e Prodi i responsabili dello sciagurato ingresso dell’Italia nell’euro.

In realtà, il regime bipolare, finora, ha “fregato” molti proletari con il ricatto del meno peggio e ciò -come dicemmo in tanti fin dall’inizio- ha portato al peggio, alla situazione di oggi. Per il futuro, invece, il sistema di potere spera di continuare a prendere in giro gli oppressi e gli sfruttati con il giochetto (se così si può dire) del “più peggio”. Siccome Renzi sta realizzando tutti i disegni che la destra finora al massimo ha solo sognato, non si può più dire che egli e il suo partito siano il “meno peggio” da preferire agli altri. Adesso invece c’è il peggio, da temere ed evitare a tutti i costi lasciando vincere il PD.

Ecco la funzione di Capitan Padania e di tutto il suo seguito di schifezze, fascisti e Borghezio vari.

- “Un messaggio quello di Salvini pericoloso perché xenofobo, razzista ed omofobo”. Il proletariato non esiste per i nostri antirazzisti, neanche lo nominano in un appello di intellettuali nel quale non si capisce un cavolo. Non ha nessuna importanza neanche per combattere Salvini e i fascisti.

In realtà nell’ideologia di molti organizzatori di questa manifestazione c’è una sorta di preconcetto razzista contro i proletari: in fondo in fondo si meritano Salvini, sono un po’ ignoranti e pecoroni, perciò non reagiscono ai fascisti. Finché la sinistra e parte dei movimenti continuerà ad essere spocchiosa e razzista contro i proletari e la gioventù delle borgate romane, contro gli operai e i disoccupati di tutt’Italia, le cose andranno sempre peggio.

C’è un razzismo (quello di classe) infame ed invisibile, quello contro i lavoratori italiani e stranieri, quello che nega che i “borgatari” romani (come i loro fratelli di classe di tutt’Italia) siano stati i più umiliati ed offesi in questi decenni, quelli che più di chiunque altro hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita, calpestare le proprie speranze, sfiorire prematuramente il proprio futuro.

Questo è l’aspetto più pericoloso della situazione che dimostra come la sinistra e certi movimenti abbiano dimenticato le amare e sanguinose lezioni della storia, quelle che hanno visto i fascisti prendere il potere in varie nazioni.

Bisogna sconfiggere, anziché assecondare ed esserne involontariamente complici, la tattica del potere che vuole (tramite il regime bipolare) che l’unico modo, per molti strati proletari, di resistere a qualche ulteriore peggioramento delle proprie condizioni immediate di vita, sia quello di “cedere” alle tentazioni dei fascisti e dei leghisti mentre per rimanere fedeli ai nobili ideali democratici e di giustizia bisogna accettare un governo che calpesta la Costituzione e i lavoratori.

In realtà la sinistra non condivide l’analisi e la previsione che Iniziativa Comunista avanzò già prima del 2000, ossia che si sarebbe andati (ora ci stiamo arrivando) verso un regime liberalfascista. Un sistema liberale per i borghesi e fascista per i proletari. Non è un caso che gli stessi che approvano il jobs act e altre infamie simili sono anche coloro che si pavoneggiano poi come “rivoluzionari” che permettono le unioni civili anche per gli omosessuali (obiettivo giusto).

La realtà è che i borghesi (di qualsiasi orientamento sessuale) possono sposarsi o comunque “metter su famiglia” e i proletari no, per essi (omosessuali o meno che siano) i registri delle unioni civili voluti dai sindaci del PD sono solo un simbolo astratto, non possono “metter su famiglia” soprattutto dopo il jobs act e per la disastrosa politica della casa che quegli stessi amministratori conducono.

Anche per questo la manifestazione, purtroppo, avrà una scarsa partecipazione, due o tremila persone al massimo. Soprattutto sarà molto esigua la presenza dei settori proletari storici di Roma, della gente delle nostre borgate, pochissime centinaia nel migliore dei casi.

C’è il pericolo che queste figure sociali siano più presenti al comizio di Salvini e ciò basta per indicare l’assoluta necessità di una svolta profonda ed urgente nella sinistra e nei movimenti. La maggior parte dei manifestanti, invece, sarà composta da migranti (che saluto calorosamente), provenienti soprattutto dalle occupazioni di case, da studenti, intellettuali, esponenti politici e tutti coloro che l’ideologo borghese dell’ultrasinistra Marco Revelli chiama “ceti medi riflessivi” ossia il vero serbatoio elettorale, a Roma, di SEL e della Lista Tsipras.

Il movimento che scenderà in piazza il 28 febbraio -a prescindere dalle eccezioni nonché dalle figure e dalle intenzioni di tanti singoli- è quindi essenzialmente di natura e direzione piccolo-borghese, di stampo radicale, nel senso pannelliano ed anglosassone (se mi spiego) del termine.

E’ questo il succo del mio discorso: senza il rilancio di forze e lotte proletarie, patriottiche, rivoluzionarie, per Salvini e Casapound tutto filerà liscio, almeno finché lo vorranno i loro pupari.

4) IN QUESTO QUADRO DI VUOTO STRATEGICO ED AMBIGUITA’ POLITICA, LA MANIFESTAZIONE RISCHIA DI ESSERE UN DIVERSIVO, PIU’ UTILE AGLI AVVERSARI CHE ALLA NOSTRA CAUSA.

Le mie critiche trovano riscontro nel disorientamento e nel disagio che serpeggiano nel movimento, sia pure nel contesto della frantumazione e della confusione che lo caratterizza. Rispetto all’impostazione iniziale, direi sfacciata, in molti si sono distinti con una propria posizione specifica, sottolineando generalmente l’opposizione al governo e al PD.

Particolarmente interessante è il documento, letto in questi ultimi giorni, di Radio Infoaut, significativamente titolato “#MaiConRenzi #MaiConSalvini: ribaltiamo il mondo di sopra!”.

Gli stessi organizzatori stanno un po’ aggiustato il tiro, dando maggiore spazio alle motivazioni antigovernative (stranamente parlando più di Renzi e poco del PD in quanto tale): ma si tratta di rimedi tardivi e tattici.

Perciò è necessario inquadrare succintamente il contesto nel quale la manifestazione “MAI CON SALVINI” si svolge. Ossia contro un raduno di forze che si presentano nemiche dell’euro e dell’Unione Europea, della politica guerrafondaia di aggressione contro la Russia (principalmente condotta dalla NATO), fortemente avversaria del governo Renzi e di tutta la politica (europea ed italiana) delle larghe intese, avversi alle leggi della Fornero e populiste.

- Un governo antidemocratico (per i suoi programmi e perché è il terzo non eletto) con metodi antidemocratici (abuso dei decreti legge, della proibizione degli emendamenti e della presenza mediatica) sta imponendo ad un parlamento anticostituzionale un programma eversivo che rovescia tutti i più significativi valori e ideali della Costituzione.

E’ superfluo ripetere quanto viene riservato ai lavoratori (o al padronato, da un altro punto di vista) se non per ricordare che stiamo andando verso un ordinamento del lavoro dello stupro, della mafia, dell’evasione fiscale, di carattere ottocentesco. Per fare ciò si sono fatte leggi anticostituzionali (ripetiamolo: da un parlamento già anticostituzionale per via del sistema elettorale con cui è stato eletto) simili a quelle preparate per l’avvento della dittatura fascista, eliminando rami del parlamento ed autonomie locali, accentuando l’autoritarismo e la nomina dall’alto delle istituzioni, ricorrendo a nuove leggi elettorali di comodo, il tutto adatto a gestire il massimo del potere con un numero minimo di voti, via via sempre più ridotti (attualmente basterebbe un quinto del corpo elettorale).

Questo programma (e queste modifiche istituzionali) stanno scardinando anche le più elementari condizioni dello stato sociale, addirittura alcune tollerate perfino dal fascismo: con la privatizzazione galoppante, la progressiva eliminazione di tutti i servizi sociali, l’eliminazione della previdenza e della sicurezza sociale. Contemporaneamente i padroni (gli speculatori, la mafia,ecc.) hanno facoltà sempre più estese ed arbitrarie di fare tutti i loro comodi, di esercitare un potere indiscusso con ben pochi precedenti.

Insieme a ciò si limita di fatto e formalmente la libertà di espressione con appositi provvedimenti sull’editoria, le frequenze televisive, il web, ecc.

Rispetto a tutto ciò, quello che molti non considerano ancora in tutta la sua gravità è che i governi di larghe intese, in particolare quello Renzi (marionetta degli USA che garantisce gli interessi nordeuropei) assomigliano ai vecchi governatori coloniali, come dicono gli ex di Iniziativa Comunista da almeno quattro anni. In un certo senso siamo come una colonia e gli effetti delle politiche di questi anni devono essere visti come una svendita del nostro patrimonio nazionale, della nostra stessa indipendenza ad un capitale e ad istituzioni sovranazionali.

Solo in questi ultimi anni oltre 400 tra le maggiori e migliori aziende italiane sono state cedute (la più recente è l’Ansaldo venduta al capitale giapponese) e non si può comprendere bene il jobs act (e tutto il resto) se non si capisce che è ciò che vogliono i nuovi padroni dai loro servi del PD. Così come bisogna leggere nel senso più vero le dichiarazioni fatte da Renzi (e altri) dopo la liquidazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e le modifiche istituzionali, cioè che così “non c’erano più alibi per non investire in Italia”.

Significa che alcune fazioni del padronato internazionale (per esempio francesi e nordamericane) hanno ordinato questi provvedimenti per fare meglio i loro porci comodi a spese nostre e del nostro paese.

- Tutto ciò significa che è gravemente sotto attacco l’assetto sociale e politico del paese quale è stato prodotto dalla Resistenza, ma emerge anche una questione riguardante l’indipendenza nazionale, ovvero la facoltà del popolo di decidere le sorti del proprio paese.

Tale questione si impone in termini nuovi e diversi rispetto al passato in quanto il “nemico” che ci aggredisce non è tanto una nazione straniera quanto entità (finanziarie e istituzionali) per così dire sovranazionali. Fatti e documenti alla mano, potrei dimostrare che in tempi storici recenti, di fronte a un governo come quello Renzi (peggiore di quello Tambroni del 1960) in Italia ci sarebbe stata la guerra civile.

Questa era la linea del PCI e di tante altre forze, rivoluzionarie o meno. Di fronte a ciò, mi si passi un po’ di ironia, fare una manifestazione contro Salvini precisando che si è anche contro Renzi mi sembra un po’ pochino.

- Il mondo vive un’epoca di ingiustizie e degrado crescenti, provocate volontariamente da chi detiene il potere. Si tratta, in definitiva, di coalizioni fragili e mutevoli, in lotta irriducibile tra di loro, di grandi monopoli finanziari internazionali i quali, avvalendosi del sistema di produzione capitalista, tentano di spartirsi continuamente il dominio del mondo, per accaparrarsi tutti i mercati e tutte le risorse.

Per questo motivo stanno precipitando l’umanità verso la terza guerra mondiale, distruggono la natura e il clima, impongono disoccupazione e miseria crescente che altrimenti -per esempio col potere operaio e il sistema di produzione socialista- non esisterebbero.

L’infelicità crescente di masse sempre più estese di oppressi e sfruttati è artificiosamente voluta da questo potere, non ha nulla di inevitabile ed è solo un effetto di questo sistema lurido e sempre più marcio. Tutti i drammi che affliggono la nostra gente hanno la loro origine primaria nel capitalismo e il loro superamento completo e definitivo si può realizzare con il socialismo e prima ancora con l’espropriazione della borghesia imperialista, la sua eliminazione dal potere e la conquista del potere politico ed economico da parte del proletariato.

Purtroppo la nostra sinistra non è d’accordo e quindi fa di tutto per nascondere alle masse la verità sul capitalismo. Sul fatto che il vero potere è dell’imperialismo e non di Renzi o Salvini, i quali sono solo delle marionette episodiche. Per questo il decennio scorso ha parlato di neoliberismo e in questi anni se la prende con l’austerity come se non fosse il capitalismo in sé ad essere marcio ed incorreggibile. Come se il problema fosse una “cattiva” gestione del capitalismo (per esempio quella neoliberista o quella della Merkel) e potesse esistere, invece, un capitalismo “buono” (per esempio quello di Obama che è contro l’austerity come Renzi e Salvini).

Di fronte a questo contesto (evito di citare ancora la NATO, l’UE, le aggressioni guerrafondaie, le provocazioni internazionali, la guerra “indiretta” degli USA contro l’Europa per costringerla a comprare il nuovo petrolio statunitense e rompere con la Russia) forse la manifestazione “MAI CON SALVINI” sarebbe più incisiva se tutto il movimento fosse in primo luogo contro l’imperialismo, la NATO, il PD e il suo governo (e le larghe intese) e su questa base contendesse ai leghisti e ai fascisti il consenso delle larghe masse popolari, puntando ad espellerli proprio da queste e rimandarli nelle fogne da cui arrivano.

Invece di limitarsi ad attaccare il populismo (qualcuno preferisce “l’intellettualismo”) esattamente come fanno la Merkel e Renzi.

5) PER COMBATTERE VERAMENTE E VITTORIOSAMENTE SALVINI E I FASCISTI OCCORRE SEGUIRE VIE BEN DIVERSE DA QUELLE SCELTE NELL’ULTIMO VENTENNIO.

Non posso limitarmi solo a delle critiche ma vorrei indicare, sia pure sommariamente, qualche proposta alternativa. Soprattutto per rispetto di tante e tanti che si stanno preparando a partecipare alla manifestazione “MAI CON SALVINI”. Lo meritano pienamente perché i leghisti non sono solo avversari politici ma un disgustoso concentrato di cinismo, trasformismo e gretto provincialismo.

Chi si batte contro di loro, dunque, non fa solo una scelta politica ma di valori di fondo, di umanità, di concezione della vita che deve essere valorizzata al meglio. In breve:

- Farla finita con lo snobbismo borghese alla Nanni Moretti e alla Revelli: quest’ultimo, per esempio, ha giustificato i forconi, elogiato i “ceti medi riflessivi” e poi insulta continuamente come fossero razzisti o servi dei fascisti i proletari, come quelli di Tor Sapienza. Occorre riacquistare rapporto, credibilità e radicamento tra le nostre masse proletarie (tra le quali non ci sono solo rom, stranieri, artisti ed intellettuali) e riacquistare piena coscienza di classe, sviluppandola anche sul piano ideologico e politico e non solo economico (come avviene, invece, timidamente e sporadicamente oggi).

E’ facile, da comodi e lontani circoli intellettuali, definire schizzinosamente “razzisti” i proletari e i giovani di Tor Sapienza. E’ più difficile fare in modo che questa nostra gente alla quale, nell’ultimo quarto di secolo gli è stato tolto di tutto (compresi gli ideali ed il proprio tessuto organizzativo), che ha perso più di ogni altro strato sociale, si unisca ed esprima tutta la sua potenza cacciando i fascisti e riacquistando piena coscienza di sé e della propria missione storica, come ha già saputo fare quando ne ha avuto le condizioni.

E’ questa, in poche parole, la differenza tra chiacchieroni opportunisti e forze proletarie rivoluzionarie.

- Se si vuole combattere veramente Salvini, oltre a perseguire un saldo movimento e una forte lotta contro l’imperialismo, la NATO, la UE, bisogna strappargli qualsiasi velleità di costituire una qualche opposizione al PD, ai governi di larghe intese, ai loro programmi.

Che credibilità avrà questa manifestazione se poi la nostra gente vedrà che metà dei suoi organizzatori sarà alleata elettorale del PD (o andrà a braccetto con la sua presunta “sinistra”) e l’altra metà si rifugerà in un astensionismo che più che tale è una vera e propria fuga dal momento elettorale, dalle assemblee elettive, mentre bisognerebbe invece -come era nella linea di Iniziativa Comunista, non a caso una delle organizzazioni più discriminate e perseguitate dei nostri tempi- portare la lotta di classe anche lì.

Le riforme istituzionali (un golpe civile) puntano proprio ad ottenere il massimo vantaggio dal progressivo aumento dell’astensionismo. Oggi l’astensionismo politico non ha più il senso che poteva avere nel secolo scorso, quando c’era un sistema parlamentare proporzionale dove oltre il 90% del corpo elettorale partecipava al voto.

Oggi l’astensionismo, aldilà delle intenzioni o della buona fede di chi lo pratica, fa comodo sia a Renzi che a Salvini. Occorre creare, invece, uno schieramento di forze che combatta (più di chiunque altro, più di Salvini) il PD, le larghe intese, il regime bipolare su tutti i piani, compreso quello elettorale.

Nessuna alleanza coi golpisti bianchi di Renzi per nessun motivo, non solo: chi ha qualsiasi rapporto col PD o col regime bipolare non può avere alcun rapporto con noi. Questa è anche la via per rimanere integri e liberi dalla mafiosinistra e dai tanti “Buzzi e Carminati” in circolazione.

- Bisognerebbe assumere un orizzonte ed un’ispirazione completamente nuovi rispetto al passato. Per dirla come si sarebbe fatto in un tempo lontano, occorrerebbe discutere di una via verso un FRONTE POPOLARE PATRIOTTICO.

Attualmente leghisti e fascisti sembrano mietere facili consensi -in una parte delle masse popolari- proponendo, di fronte ai gravi problemi che le affliggono, rivendicazioni di carattere nazionalista e corporativo. Tuttavia (l’ho accennato nel punto 4) si tratta di soluzioni nate in un’epoca diversa e inadatte ai nostri giorni: gli illusori successi della destra, in realtà, sono dovuti più alla debolezza e ai vizi della sinistra che non alle loro proposte.

Il “nemico della patria” (diciamo così) oggi non è identificabile con un altro straniero, come in fondo tentano di fare gli avversari indicando di volta in volta la Germania, gli immigrati, gli islamici. Il moderno “invasore” è il grande capitale internazionale, sono le appendici politico-istituzionali dei grandi monopoli finanziari come la NATO, la UE, l’FMI, ecc.

Insomma, il nemico del paese Italia (territorio disteso tra le Alpi e la Sicilia) non è propriamente un altro paese con un territorio, più o meno lontano, come furono l’Austria e prima ancora la Francia, ecc. Non è qualcosa o qualcuno che sta “affianco” bensì “in alto”: in una parola l’imperialismo.

Se cogliamo questo passaggio essenziale ma difficile (poiché nuovo) noi possiamo fare della difesa del paese e della sua indipendenza un momento, anzi uno sviluppo, delle lotte sociali, facendo in modo che la lotta di classe si estenda ad abbracciare perfino la questione nazionale.

Oggi la lotta in difesa della patria (se vogliamo dire così) non è contro, ad esempio, il popolo spagnolo o il popolo austriaco (o i loro governi o regnanti) ma è la lotta contro il capitalismo stesso nel suo stadio attuale. Non è la difesa di un’etnia o l’affermazione di una sua presunta superiorità ma di diritti sociali, non è la difesa di un territorio delimitato ma della natura e del clima.

Sviluppare questo ragionamento e tradurlo in conseguenze pratiche è la via per liquidare la presenza fascista e leghista nelle borgate, tra la gioventù e il proletariato, perché riuscirebbe a liquidare alla radice ogni possibilità per loro di attecchire.

- Ci vuole un rinnovamento del movimento e della sinistra nel loro interno, più democrazia e più trasparenza come premesse per avere più coerenza e più autonomia.

Lo sanno tutti ma pochi lo dicono apertamente: non si capisce mai dove vengono prese certe decisioni e perché, nessuno sa mai perché a volte siano certe persone che dirigono, nessuno ha mai avuto la possibilità di decidere veramente se il movimento deve essere frantumato o unito, un po’ subalterno al regime bipolare (alla “sinistra”) e un po’ deviato su binari a volte inconcludenti.

Nessuno ha mai veramente deciso perché la sinistra italiana sia un’anomalia nel panorama internazionale: in nessun altro paese ci sarebbe una manifestazione come quella “MAI CON SALVINI” con i vizi e i difetti che lamento.

- Una vera svolta nell’anomalia italiana, il suo superamento, l’eliminazione della massima contraddizione tra condizioni oggettive e soggettive del cambiamento sociale, come è al momento presente, avverrà solo con la rinascita di un Partito Comunista di avanguardia che ridia alla classe operaia il posto che le spetta, alla direzione delle lotte e al governo della società.

L’anomalia italiana, ovvero il declino politico ed organizzativo della sinistra e dei movimenti, procederà come è stato negli ultimi anni se prima non ci sarà il PCI. Senza PCI non c’è sinistra, non c’è movimento (e non c’è vittoria né conquista).

Non è un’opinione ma la storia dell’ultimo ventennio e non sarà “MAI CON SALVINI” a smentire questa verità. Purtroppo non la condividono alcuni organizzatori di questa manifestazione e i fatti lo dimostreranno.


Roma 25/02/2015





.. .. ..

SEGUICI ANCHE SU FB

Home Page | Primo piano | Aree tematiche | Dossier | Agitprop | Contatti | archivio | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu