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ONORE AL COMPAGNO VIKTOR IVANOVIC ANPILOV!

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ONORE AL COMPAGNO VIKTOR IVANOVIC ANPILOV!
Di Norberto Natali


Esempio incorruttibile di forza, coraggio e coerenza per la causa della classe operaia e gli ideali rivoluzionari. I comunisti di tutto il mondo sono orgogliosi della sua vita che ispira la lotta e la libertà ai giovani.
Iniziativa Comunista è grata per il suo contributo alla lotta per la ricostituzione del Partito Comunista in Italia. Il suo nome vivrà ancora nel nostro paese.

E’ morto Victor I. Anpilov, fondatore di Trudovaja Rossija (Russia Lavoratrice) e del PCUS-Lenin Stalin


VITTORIO.


(prima parte)
Noi lo chiamavamo così e lui ci rispondeva, si era abituato. Era capace di fraternizzare con tutti i compagni e se andavamo all’osteria si rivelava un trascinatore (di scherzi, di canzoni, ecc.) non inferiore a quello che era alla testa di un corteo o durante un comizio.
Associo il momento in cui feci la sua conoscenza (direi 27/28 anni fa) con un’indimenticabile sensazione di sollievo e soddisfazione. Era il momento in cui più dura e martellante la propaganda borghese (diffusa a piene mani dalla sinistra nostrana) voleva convincere tutto il mondo che i comunisti -nella Russia e nelle altre repubbliche dell’URSS- non esistevano affatto, erano una finzione in realtà disprezzata unanimemente dalle grandi masse o, peggio, erano una sorta di Spectre di funzionari corrotti e vili, comunque isolati ed odiati dal popolo.
Una campagna tanto intensa e continuativa che un po’ ci credevo anch’io.
Arrivai a Mosca e vidi le manifestazioni comuniste, visitai la prima sede di “Russia Lavoratrice”, una specie di garage in una traversa della strada sulla quale affacciano i Magazzini GUM. I cortei erano combattivi, foltissimi, con un servizio d’ordine impenetrabile, preceduti da gruppi di vecchiette comuniste che avvicinavano cordoni di soldati e poliziotti schierati lungo la via gridando spavalde: “non sapete cosa è l’amore per la Patria?”, “non rispettate più gli eroi della guerra patriottica”, “levatevi di qui che dobbiamo difendere la Patria Sovietica”.
Rimasi sbigottito. Non capivo le parole (me le tradussero dopo) ma vedevo tanti di quei giovani militari in soggezione, alcuni arrossivano, a volte facevano spazio e qualcuno dava loro perfino ragione: il potere delle vecchiette comuniste!
Insomma, come si poteva ipotizzare fin dall’inizio, tutta la propaganda anticomunista e antisovietica crollò totalmente in pochi minuti, davanti a me. I comunisti, in Russia, c’erano (eccome!) ed erano come in tanti paesi del mondo, anche da noi: numerosi, organizzati, fieri, chiaramente un’avanguardia di massa del proletariato.
Ricordo che uno degli slogan più gridati in quelle manifestazioni era “Eltsin Giuda” ossia traditore. Tornato in Italia, rividi quegli stessi cortei sulle nostre TV e si sosteneva che erano antisemiti, manipolando la verità, poiché i manifestanti avrebbero gridato “Eltsin giudeo” cioè ebreo. E’ sempre così quando parlano dei comunisti!
Presi contatto con i compagni di Russia Lavoratrice e mi presentarono questo deputato (aveva circa 45 anni) del Soviet di Mosca, Victor Ivanovic Anpilov. Era stato un giornalista della TV sovietica, inviato in Nicaragua (a seguire la lotta dei Sandinisti) e in altri paesi del centroamerica, per questo parlava correntemente spagnolo (in seguito anche “itagnolo”); già alla fine degli anni ’80 era stato tra i fondatori di “Iniziativa Comunista”, un qualificato movimento di militanti del PCUS che contestava Gorbaciov e la direzione liquidazionista del Partito, senza trascurare i gravi fenomeni di corruzione e malcostume che minavano la fiducia delle masse verso il Partito e il potere sovietico.
Fu proprio in seguito ad una sua proposta che suggerii ad alcuni compagni di chiamare “Iniziativa Comunista” la nostra organizzazione in Italia. Nel momento peggiore, dopo la liquidazione dell’URSS, Anpilov fondò il movimento di massa proletario Russia Lavoratrice e partecipò alla fondazione del RKRP, ossia il Partito Comunista Russo degli Operai (in seguito, a Leningrado, incontrai il compagno V. A. Tyulkin, Segretario del Partito e il compagno Terentiev, dell’Ufficio Politico). Nel 1992 (se la memoria non mi inganna) partecipai al I° Congresso del Partito Comunista Operaio Russo, tenutosi presso la casa dell'automobilista, a Mosca.
Con Anpilov fraternizzammo subito, lui era così e del resto l’articolo 5 dello statuto del suo Partito proibiva esplicitamente “i modi signorili” (in Italia nessuno ha uno statuto così, potete credermi). Nel luglio del ’93 venne in Italia, ospite dei compagni che promuovevano il “Meeting per l’amicizia tra i popoli” (nei pressi dell’attuale Villaggio Globale, a Roma) ed organizzammo anche un incontro presso la nostra sede del Quarticciolo. Fu in quell’occasione che ci spiegò come stavano preparando, per l’ottobre successivo, una grande mobilitazione popolare di lotta, contro il regime corrotto e traditore di Eltsin.
Nell’autunno successivo i fatti precipitarono, il parlamento guidato dal ceceno Khasbulatov, si ribellò al governo, la Duma (detta Bjelo Dom, cioè Casa Bianca) fu occupata dai deputati. Essa era circondata da vasti giardini e parcheggi, i quali furono interamente presidiati dal popolo che accorse a difendere il parlamento. Per settimane, migliaia e migliaia di moscoviti furono là, istallando cucine da campo, cantando e ballando, organizzati dai comunisti e da un vasto arco di forze democratiche e patriottiche.
Il tentativo, deciso da Eltsin, di espugnare con la violenza il parlamento suscitò -nel primo fine settimana di ottobre- una specie di insurrezione popolare in tutta la città e sempre Anpilov era in prima fila nell’animare, organizzare, invitare alla vigilanza ed esortare a prevenire le trappole. Per esempio, di lui si ricorda che evitò una carneficina ad Ostankino, dove era la torre della televisione.
La gente voleva prenderla, per parlare a tutta la Russia ma dentro c’era chi aveva preparato un agguato e stava per sparare sulla folla inerme. Anpilov fermò tutti, li fece sdraiare a terra e riuscì ad evitare il peggio. Alla fine fu tutto soffocato con la violenza, il parlamento preso a cannonate (per anni la parte centrale della sua facciata principale rimase annerita, mostrando i segni del cannone) e furono uccisi molti valorosi combattenti che si erano uniti all’occupazione per difendere i parlamentari, tra i quali molti internazionalisti che erano stati in Afghanistan. Si disse che nei labirintici corridoi e sotterranei della Casa Bianca, per settimane alcuni di quei patrioti continuarono a resistere e combattere.
Anpilov si mise in salvo, nella soffitta della casa di una compagna che abitava nei pressi di Tula ma dopo qualche settimana venne arrestato. Ricordo con sgomento le immagini del suo arresto ammanettato e pieno di tumefazioni.
(seguirà la seconda parte)


Roma 16/01/2018





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PRIMI SUBDOLI ATTACCHI ALLA MEMORIA DEL COMPAGNO ANPILOV.

Di Norberto Natali



Quando, nel maggio 2001, scattò la patetica montatura dei ROS contro Iniziativa Comunista (con l’arresto di diverse compagne e compagni) si scatenò -parallelamente- una campagna di linciaggio mediatico di proporzioni assai importanti.

Per fare un solo esempio, parlerò de Il Giornale di Berlusconi, contro il quale (per i suoi articoli su quella vicenda) ho vinto otto cause civili ed ho fatto condannare otto volte l’allora direttore responsabile Maurizio Belpietro (tuttavia gran parte della stampa borghese imitò, più o meno, quella testata).
Uno dei “piatti forti” fu proprio il rapporto con il compagno Anpilov e “Russia Lavoratrice”, sulla base del quale si parlò di “internazionale del terrore” e di “gladio rossa internazionale”. Il quotidiano berlusconiano scrisse testualmente (febbraio 2002): “…gli anarcoinsurrezionalisti e il terrorismo islamico sono niente in confronto alla pista (…) di Iniziativa Comunista”.
Il 4 maggio 2001 la prima pagina del “Geniale” (così lo aveva soprannominato Fortebraccio) aprì con un titolo cubitale a nove colonne dal quale si apprendeva che i terroristi (di Iniziativa Comunista) “…si addestrano in Russia”. Ciò perché, qualche mese prima, il compagno Anpilov telefonò dalla sua abitazione alla sede romana di Iniziativa Comunista, mentre si svolgeva un’affollatissima assemblea per ricordare la Rivoluzione d’Ottobre. Prima di rilasciare un saluto rivolto ai partecipanti, scambiò qualche frase col sottoscritto e disse che -per l’estate successiva- intendeva organizzare un corso di formazione politica per giovani (presso qualche località vicino il Mar Nero) e mi invitava ad andare per fare -gli scappò detto parlando in spagnolo- un “addestramento” (ideologico, chiaramente) a quei compagni.
Nel quadro di tutta questa campagna diffamatoria, ebbe un posto non secondario la questione di presunti rapporti con tale Limonov che passa come “nazional-bolscevico”. In un articolo (attenzione: è il 2001) dedicato alla questione, si sosteneva che lo scrivente fosse in rapporto diretto con quel personaggio ed anzi che egli fosse il mio ispiratore (o viceversa, ora non ricordo bene).
Quando non si può dire che i comunisti sono dittatori e assassini “in proprio”, in genere si tira fuori la storia di loro intrecci o complicità con i dittatori e gli assassini fascisti, passando -secondo i casi e i tempi- per vari passaggi, mediazioni e subordinate comunque funzionali allo scopo. Per quel che ne so Limonov e i suoi non sono assassini fascisti, comunque hanno ben poco a che vedere con i comunisti ed erano utili -all’epoca- per questo giochetto della propaganda borghese.
E’ da allora (nonché da anni ancor più remoti) che si insinuano rapporti o similitudini con gruppi di destra, nazionalisti, ecc. in particolare del compagno Anpilov ma più in generale dei comunisti russi.
Russi? Mi sembra che appena un anno fa, in Italia, si è detto che molti di noi “votavano con Casapound”, al referendum sulla Costituzione del 4 dicembre 2016. Ricordo anche un manifesto del PSI (craxiano) nei quali venivano raffigurati il compagno Berlinguer ed Almirante a braccetto, a proposito della lotta e del referendum contro il taglio della scala mobile. In effetti, allora, la posizione ufficiale del MSI era, su quel referendum, simile a quella del PCI.
In molti mi parlano con crescente stima del sito “L’Antidiplomatico” ed io stesso, pur consultandolo molto raramente, devo dire che mi sembra una fonte di informazione necessaria e benemerita. Purtroppo, ieri, mi hanno riferito che è apparso un articolo che dovrebbe essere di omaggio alla memoria del compagno Anpilov, firmato da un autore a me sconosciuto (chiedo scusa per la mia ignoranza, prima di tutto all’interessato).
Il sistema è classico: quando si ricorre alle fonti dirette e ai fatti non si può che ricordare i meriti e il valore del compagno Anpilov, di “Russia Lavoratrice” (ma non di altro) negli anni ’90 e si deve riferire che anche il Partito Comunista Operaio Russo, ricordandolo, benchè avesse avuto dei dissapori col compagno Anpilov, onora lealmente la sua figura specchiata, limpida, coerente.
In mezzo a tutto ciò, l’autore inserisce suoi vaghi e generici accenni personali, senza spiegare ed illustrare ben sapendo come tali riferimenti possano essere interpretati da lettori italiani, con i criteri ed i parametri che si usano da noi.
Apprendiamo così che a metà degli anni 2000 (ma già nel 2001 era roba vecchia!) ci sarebbero stati imprecisati “incontri” con i nazional-bolscevichi di Limonov e di “un certo avvicinamento” all’opposizione liberale (mamma mia!) guidata da Kasjanov e altri. Lo stesso autore, in un altro articolo di un paio di anni fa, spiega che quella “opposizione liberale” era sostenuta dall’ambasciata inglese di Mosca.
Ad un “incontro” di Anpilov con i nazional-bolscevichi ho assistito personalmente, nel 1999.
La sede del Partito era in uno spazioso seminterrato in un luogo che somigliava molto ai nostri lotti delle case popolari, mi sembra che la stazione metro relativamente più vicina si chiamasse Dobrinin.
Anpilov aveva organizzato una riunione ampia di forze di opposizione, come avveniva spesso, e si presentò anche un seguace di Limonov con il loro giornale “Limonka” (era una specie di gioco di parole che voleva significare “bomba”). Fece dei discorsi strampalati (come mi spiegarono dopo) e Victor Ivanovich intervenne invitando quel giovane a non mettere più piede in quella sede se doveva ancora parlare in quel modo.
Forse l’autore dell’articolo in questione dovrebbe leggere il libro di Elena Tregubova, una giornalista legata al clan di Eltsin, organizzatrice di una loggia massonica che si incontrava spesso (a quell’epoca) con il signor Nemtsov (questo si che era veramente liberale), l’oppositore filoamericano di Putin stranamente ucciso proprio sotto le mura del Cremlino, pochissimi anni fa. Apprenderà così che anche i sostenitori del potere russo di quel tempo erano spaventati e disorientati. Eltsin aveva portato la Russia allo sfascio e poteva accadere (quasi) di tutto, come si capisce da diversi dettagli riferiti dalla Tregubova stessa.
In quel contesto, la linea dei comunisti era la più ampia unità di tutte le forze orientate alla salvezza della nazione (ricordo all’autore in questione la linea dei comunisti italiani dopo l’8 settembre 1943). Più in generale, molti comunisti ritenevano (anche negli anni seguenti) che le forze politiche borghesi potessero essere distinte in due grandi gruppi: quelli espressione di una borghesia “compradora”, interessata alla svendita delle ricchezze e del patrimonio nazionale, asservita agli stranieri (imperialisti) e quelli espressione di una borghesia i cui interessi potevano coincidere con l’indipendenza nazionale, la valorizzazione delle ricchezze della Russia e trovarsi quindi in contraddizione con l’imperialismo occidentale. L’ipotesi era di tentare un’alleanza con queste ultime, contro le prime e l’ingerenza straniera (imperialista) mantenendo però tutte le distinzioni senza alcuna confusione ideologica e politica.
Quel che è significativo è che lo stesso articolo in questione, prima parla di “un certo avvicinamento” ma deve aggiungere che esso è “poi rientrato”. Insomma, non c’era alcun motivo, in una breve rievocazione della vita del compagno Anpilov, di inserire un’allusione del genere, se non per cacare dubbi e confondere i lettori italiani.
Del resto lo stesso autore dell’articolo che sto criticando potrebbe sapere che molti movimenti italiani di sinistra (e anche di ultrasinistra) hanno avuto, in passato, “un certo avvicinamento” con coalizioni liberali (quali il centrosinistra e le sue giunte regionali e comunali) il quale è “poi rientrato” giustamente.
In definitiva, lo spazio dedicato a queste sciocchezze confusionarie poteva essere riempito in altro modo. Illustrando meglio le battaglie di Anpilov per la difesa dell’Unione Sovietica, per il socialismo, per la causa della classe operaia, contro l’imperialismo amerikano e occidentale, per la rinascita del PCUS e la difesa di Lenin e Stalin, nonché le sue battaglie internazionaliste.
Proprio negli anni 2000, per esempio, Anpilov si unì a Evgenij Džugašvili, figlio di Jakov, il primogenito di Stalin morto eroicamente nella guerra contro i nazisti. Insieme girarono tutta la Russia.
In conclusione, vorrei dire rispettosamente all’autore di questo articolo de L’Antidiplomatico quanto segue. Se per caso in Russia qualche giornalista scrivesse che i comunisti, in Italia, hanno votato insieme ai fascisti nel referendum svoltosi poco più di un anno fa o hanno avuto “un certo avvicinamento” con Almirante ai tempi della lotta per la scala mobile, me lo faccia tranquillamente sapere: ci penserò io a rispondere a quelli come meritano!


Roma 18/01/2018

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