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Prima di tutto siamo antifascisti!

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PRIMA DI TUTTO SIAMO ANTIFASCISTI!
Di Norberto Natali



Esclamai così, criticando la contestazione (pur dovuta a giuste motivazioni) di alcuni ex deportati ebraici, avvenuta alcuni anni fa durante un corteo del 25 Aprile a Roma.
Siamo sempre affianco, anche oggi, di chi viene attaccato e colpito dai fascisti quindi anche della comunità ebraica. Non c’è nulla che possa condizionare la nostra lotta incessante contro il nazifascismo. E’ un problema di qualche sionista se ha ammiccato o “flirtato” con la Destra: noi non tradiremo la nostra storia e non per questo verremo meno ai doveri della solidarietà antifascista.
Senza alcun “però” rendiamo omaggio alla memoria dei deportati del ghetto di Roma e rinnoviamo la nostra solidarietà alla loro comunità.
Al tempo stesso siamo (in senso storico, come movimento operaio) anche antifascisti prima di tutti.
Il Fascismo –che fu da esempio per Hitler- nacque vent’anni prima delle leggi razziali, finanziato e diretto dagli agrari e dagli industriali, per stroncare nel sangue il movimento operaio. Il suo scopo programmatico, dichiaratamente, era l’eliminazione del “Bolscevismo” (cioè dei comunisti). Tra il 1919 e il 1922 i cosiddetti squadristi (le bande dei fascisti pagate dai padroni e protette dalla polizia) devastarono e incendiarono centinaia di Camere del Lavoro, di cooperative, di sedi socialiste e comuniste (e anche di altri partiti) uccidendo o ferendo gravemente migliaia e migliaia di proletari e perfino preti. Dopo le cose peggiorarono, furono sciolti i partiti, i comunisti (ma anche socialisti, repubblicani, anarchici e cattolici, nonché liberali come Gobetti) continuarono ad essere uccisi, torturati, carcerati e deportati. Centinaia di migliaia di proletari furono privati delle proprie case (spesso bruciate) e del lavoro, quasi tutti dovettero fuggire all’estero, abbandonando ogni cosa. I principali esponenti democratici, da Turati a Gramsci , da don Minzoni a Matteotti, furono imprigionati o uccisi se non erano riusciti a fuggire.
Tutto ciò avvenne nell’indifferenza delle organizzazioni ebraiche, se non peggio: nessuno vuole ricordare che il primo sindaco (“Podestà”) fascista di Ferrara –dove il terrorismo squadrista era stato particolarmente sanguinario- fu un esponente della locale comunità ebraica.
Dovrebbero essere più prudenti ed obbiettivi , oggi, quelli che alludono “alla complicità e al silenzio” del popolo italiano quando, nel 1938, vennero emanate le leggi razziali: non a caso è un’opinione identica a quella espressa da Fini diversi anni fa.
In quell’anno avevano già versato il proprio sangue decine di migliaia di italiani oltre seimila erano detenuti, almeno 3000 si trovavano –proprio in quel momento- in Spagna a combattere già le truppe fasciste e naziste. Altro che complicità e silenzio. Ci sarebbe da chiedere, invece, cosa fecero i sionisti quando illustri ebrei –che onorano la nostra storia- finirono in carcere e alla tortura, come Umberto Terracini e tanti altri, ben prima delle leggi razziali.
Ero molto indeciso se scrivere queste righe ma il discorso tenuto dall’ambasciatore israeliano, oggi, alla Sinagoga di Roma mi ha convinto a farlo. Senza mai rendere omaggio (come hanno fatto, invece, altri oratori) alla Resistenza antifascista e alla nostra Costituzione, ha detto che l’antisemitismo si maschera da antisionismo e che Israele è la garanzia che la tragedia della Shoah non si ripeterà più.
Dunque essere contro il sionismo significa… essere come i nazisti?
I comunisti sono sempre stati contro il sionismo. Basta ricordare che i festival internazionali della gioventù, promossi dalla Federazione Mondiale Della Gioventù Democratica, avevano come motto la lotta “contro il fascismo, il razzismo, il sionismo”.
Come nemico della pace, della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza tra i popoli –per il Movimento Operaio Comunista Internazionale- il sionismo era secondo solo al fascismo e al razzismo. Giusto o sbagliato che sia questo convincimento, ci dica il signor ambasciatore se ha mai detto –nel passato- che l’Unione Sovietica o il PCI o tante altre forze del lavoro e del progresso esistenti al mondo, fossero “antisemiti travestiti”.
Raccogliamo senza esitazioni le parole che si pronunciano in occasioni o cerimonie come quella odierna. Non dimenticare, lottare sempre contro ogni forma di oppressione e discriminazione, perché non accada mai più –a nessuno- quel che capitò agli ebrei per colpa dei nazisti e dei fascisti.
Proprio per questo nel ricordo commosso dei deportati ebrei del 16 Ottobre 1943 e nella conseguente solidarietà con la comunità ebraica romana, noi leviamo alta la nostra voce e la bandiera della causa Palestinese, siamo al fianco del popolo di Palestina, dei suoi bambini e delle sue bambine, dei suoi innumerevoli caduti, dei suoi prigionieri nelle carceri israeliane, di quanti sono stati privati della casa e della terra, delle mamme e dei papà Palestinesi che passano la vita nell’umiliazione e nel terrore.
Lottiamo per il diritto alla vita del popolo Palestinese che può scaturire solo dal suo diritto alla libertà e all’indipendenza, dalla realizzazione di uno stato Palestinese unito e dotato di tutte le prerogative che ne derivano.
La condizione dei Palestinesi non consente alcuna indifferenza, tanto meno equilibrismi o equidistanze, agli antifascisti conseguenti ed autentici. Occorre, invece, rompere ipocrisie ed opportunismi, interrogandosi chiaramente sull’esistenza di un fascismo israeliano, il quale si distingue nella condotta, quanto meno, di determinati partiti e governi di quel paese, senza per questo volere etichettare così (come invece fa l’ambasciatore israeliano verso chi è contro il sionismo) tutti i cittadini di Israele e tanto meno tutti gli ebrei.
In ogni caso, appare sempre più chiaro che la pretesa che l’ambasciatore israeliano parli, in quanto tale, alle celebrazioni del 25 Aprile è un’ignobile provocazione contro la nostra sacra memoria.


Roma 16/10/2013



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