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Pupazzi e Fanfaroni

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PUPAZZI E FANFARONI
Di Norberto Natali


A Roma (come in tanti altri luoghi) la gran parte delle famiglie sono angosciate dalla mortificazione e dall’emarginazione dei propri giovani: malgrado tanti loro sforzi e tante loro qualità, non hanno un lavoro oppure ne hanno di precari, per lo più in nero e a meno (anche molto meno) di 1.000 euro al mese.
Questo nella loro età giovanile, difficilmente sarà molto meglio nell’età adulta e avranno, quel che è peggio, una vecchiaia penosa e misera.
Gli orari di lavoro sono generalmente irregolari, condannandoli a situazioni alienanti che opprimono perfino la socialità di questi giovani.
L’ambiente culturale e morale, nei luoghi di lavoro è generalmente improntato all’autoritarismo, al cinismo egoistico e al crumiraggio.
Raramente questi ragazzi e ragazze riescono ad avere un’occupazione corrispondente ai loro studi o alla loro formazione, neanche sottopagata.
Case ce ne sono ma non si possono avere: l’affitto costa molto più di un salario reale medio e l’acquisto richiederebbe quaranta/quarantacinque anni di lavoro (senza mai mangiare né accendere una lampadina). Tanto che aumentano le coabitazioni o le migrazioni-deportazione, in luoghi lontani decine di chilometri da quello dei propri familiari e delle proprie origini.
Se una coppia di giovani, in queste condizioni, dovesse avere dei figli, avrebbe dei gravissimi problemi, tali da bilanciarne la gioia.
Non solo quelli economici e relativi all’abitazione ma -con le condizioni e gli orari di lavoro correnti- sarebbe molto difficile, per una coppia, dedicare il tempo sufficiente (anche ai fini educativi, così importanti) ai propri cuccioli ma sarebbe complicato, a volte, perfino accompagnarli a scuola o provvedere alle comuni visite mediche.
I diritti di maternità non sono concessi alla maggior parte delle giovani donne.
I sedicenti “datori” di lavoro non risparmiano prepotenze, molestie, ricatti ed umiliazioni: ogni giorno si presentano con una pretesa nuova (mentre loro vengono meno ai propri obblighi) e ciascuno si sente ripetere molte volte la frase “fuori c’è la fila di gente che vorrebbe il tuo posto alle mie nuove condizioni”.
Tutto questo quadro sarà ulteriormente aggravato dalla graduale ma inesorabile liquidazione dell’articolo 18 e dalle nuove misure del governo Renzi (il quale è stato ed è sostenuto da Marino e tanti altri sindaci e presidenti di regione) che ridurranno ulteriormente i servizi scolastici, sanitari, del trasporto pubblico e peggioreranno il degrado urbanistico e sociale delle città e della loro qualità di vita.
Quando ero ragazzo, mi impressionava molto sentire che anticamente, in Cina, alle bambine venivano fasciati i piedi, in modo che non crescessero come il resto del corpo.
Ecco, a tanti dei nostri giovani hanno “fasciato” la vita stessa, non possono diventare adulti, sposarsi (con chi si vuole), avere figli, sviluppare la propria personalità misurando il proprio valore in un ruolo utile per la società.
E ci sono perfino quelle carogne che continuano a dire (nell’indifferenza di Marino e tanti altri come lui) che questi ragazzi e ragazze sono “sfigati” o “viziati” oppure -è indimenticabile- “bamboccioni”!
Come se tutto ciò non esistesse, come se non esistesse la devastazione del clima e della natura, come se non fosse in sviluppo la terza guerra mondiale (“a pezzetti”, ha detto il papa) cosa va ad inventarsi Marino (e tanti altri sindaci del partito di Renzi o a questo collegati) per darsi una spavalda aria di progressista, di condottiero che sfida le leggi e lo stato per una causa giusta?
Il finto matrimonio dei gay.
Beati loro, gay e non, che possono permettersi di sposarsi.
Tanti altri giovani e ragazze (gay compresi) non possono e non potranno farlo e non per cause, diciamo, riguardanti il diritto di famiglia.
A tutti questi (gay o meno) Marino e gli altri sindaci del partito renziano (o ad esso collegati) hanno manifestato ancora una volta tutto il loro insultante disprezzo, tutta la loro cinica indifferenza rivelando così la loro corresponsabilità per l’angoscia di tante famiglie e la vita amara dei loro figli.
La verità è che gli operai, i proletari (sfruttati o disoccupati che siano) sono considerati e trattati come dei bastardi, degli animali (specie se giovani) che non devono esistere, non devono lamentarsi di niente.
Per fare ciò si può parlare di tutto, dei gay, degli immigrati e perfino delle orsacchiotte uccise per sbaglio dopo che hanno aggredito un uomo.
Non appena i gay o gli immigrati, o i rom, però, entrano in un luogo di lavoro diventano anche loro dei bastardi: non devono lamentarsi della paga, dei rischi di incidente, degli orari, del trattamento e neanche devono protestare quando vengono licenziati e rimangono disoccupati.
Come lavoratori non esistono, né per Marino né per l’informazione borghese: sono come gli animali che devono sempre accontentarsi di quello che gli concede generosamente il padrone.
Sia che si tratti di un tozzo di pane ammuffito, sia di una scodella di minestrina rancida, comunque un po’ più saporita del primo.
Proprio un gay o un immigrato, anzi, susciterebbe il risentimento più vivo se protestasse come proletario: proprio tu parli ingrato, ti abbiamo dato il finto matrimonio, parliamo sempre contro il razzismo (fuori dai luoghi di lavoro, però).
Tanto per darci ragione, per dimostrare quanto gliene frega veramente dei diritti per cui si pavoneggia in TV, Marino -ieri- ha commesso una clamorosa gaffe, in aperta contraddizione con la causa dei diritti civili.
Proprio nel corso della cerimonia dei finti matrimoni, indossando la fascia tricolore ed esercitando le funzioni proprie di sindaco, ha detto che egli e la sua giunta agiscono in quanto convinti che “gli uomini sono stati creati liberi”.
Il sindaco della capitale dovrebbe sapere che il nostro, almeno sulla carta, è uno stato laico e non confessionale.
Che la Costituzione stabilisce che lo stato e la religione sono sovrani ed indipendenti l’uno dall’altro, ciascuno nel proprio ordine.
Alcune religioni stabiliscono, nei loro precetti, che l’umanità è stata “creata” da una persona soprannaturale. Lo stato italiano, però, è indipendente da tale religione e non è tenuto, nell’ordine delle proprie funzioni come sono i matrimoni civili (veri o finti) ad imporre ciò che crede (del tutto legittimamente) una confessione.
Perciò il sindaco non deve dire, durante una cerimonia e a nome dell’amministrazione, che gli uomini sono stati “creati” (mentre è liberissimo di crederlo e dirlo al di fuori delle sue funzioni) proprio come lo stato non può impedire a delle persone di divorziare se queste non credono che il divorzio sia un peccato grave. Altrimenti avremo uno stato che vieta vino e salsicce perché alcune religioni (del tutto legittimamente) ritengono che il loro consumo sia un peccato.
Il sindaco di Roma, quindi, poteva dire che gli uomini sono “al mondo liberi” oppure usare l’espressione della Carta dei diritti dell’uomo e di altri importanti documenti internazionale: gli uomini sono NATI liberi.
La laicità dello stato, ovvero la sua indipendenza da ciò che credono le fedi religiose (le quali hanno la propria libertà), è proprio la rivendicazione base di tutti i movimenti per i diritti civili che noi sosteniamo.
Nel momento in cui il sindaco Marino dava vita alla sua fanfaronata, con la quale voleva darsi un’aria di trasgressivo e ribelle alfiere dei diritti civili, ha ribadito il concetto che più di ogni altro, invece, li nega e li contraddice.
Chissà cosa ne pensa di tutto questo il “compagno” Luxuria.





ROMA 19/10/2014












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