proletaricomunistitaliani

Cerca

Vai ai contenuti

Qualche argomento concreto

Aree tematiche > Lavoro

Share |

QUALCHE ARGOMENTO CONCRETO
Sintesi dell'intervento di Norberto Natali all'assemblea del 26 maggio scorso



Ho sentito alcuni eletti della lista di Grillo dire che loro avevano in mente proposte concrete, né di destra, né di sinistra. Tra queste elencavano cose come il “bike sharing” e la “spending review”. Vorrei citare alcuni fatti sperando che anche loro li trovino concreti.

PRIMO
Da qualche tempo tutti parlano di PIL, di spread e dei tassi dei buoni del tesoro. Si tratta di parole inconsuete e misteriose come il bunga bunga di cui si parlava altrettanto prima.
Il PIL in buona sostanza è la misurazione (in valuta) di quello che si produce in beni e servizi, nel corso di un anno, in un determinato paese.
Dunque il PIL indica la quota disponibile di prodotti alimentari, di mobilio e altri beni vari, la possibilità di usufruire di servizi, assistenza, istruzione. Insomma tutto quello che ci sarebbe a disposizione in un determinato anno. I paesi del G8 nel 2011 hanno registrato complessivamente un PIL di quasi 40mila miliardi di dollari, a cui va aggiunto quello della Cina (oltre cinquemila miliardi) e di altri paesi in forte sviluppo come l’India ed il Brasile, nonché, infine, quello di tutti gli altri paesi. Facendo tutte le dovute somme ed equivalenze - sia pur con semplicistica approssimazione - e dividendo il PIL mondiale per i quasi sette miliardi di abitanti del pianeta, risulta che ciascuno avrebbe a disposizione beni e servizi del valore di circa 500 euro al mese. Certi documentari ci mostrano famiglie di paesi poveri con 7-8 figli laceri e affamati; anche loro avrebbero a disposizione 4-5000 euro al mese. Se riferiamo lo stesso ragionamento all’Italia il risultato sarebbe ancora più impressionante. Si avrebbero circa 2250 euro mensili a persona. Una famiglia con due figli avrebbe a disposizione 8-9mila euro al mese. Non siamo così ingenui o demagoghi da tacere che una parte del PIL va destinata ai tanti servizi pubblici (per esempio per le polizie e i magistrati che ci proteggono tanto bene dalla criminalità e dal terrorismo)...perché però,le entrate di una famiglia proletaria sono la metà della metà di quelle che gli spetterebbero e i costi dei servizi (la sanità e la scuola) aumentano sempre di più?soprattutto: perché la ripartizione della ricchezza va a scapito di chi produce il PIL (operai, contadini, lavoratori in genere) e a tutto vantaggio di chi non fa nulla per la società?
Dobbiamo intenderci bene sul significato del termine “crisi”. Non è come le carestie o le pestilenze dei secoli passati,quando i raccolti erano effettivamente insufficienti per il fabbisogno alimentare o non erano disponibili medicinali e altri prodotti necessari per la salute. Oggi la ricchezza,la disponibilità di beni(servizi e prestazioni utili)potrebbe essere
sufficiente per il benessere di tutti. Se non è così -e si va invece verso il peggio- è unicamente colpa del capitalismo.

SECONDO
Nel 1976 un dollaro valeva 625 lire.Nel giro di poche settimane la sua quotazione superò le  850,provocando -tra l’altro- un rincaro della benzina(e di altre materie prime) peggiore di quello avvenuto nell’ultimo anno: oltre il 40%.Per diversi anni,in quel periodo,il deficit statale fu molto alto e lo spread neanche si nominava, dato che per i buoni del tesoro si pagava un tasso medio del 13-14 % e in un caso si raggiunse il 22%.Dati ben peggiori di quelli attuali,visto che i Btp vengono pagati al 5-6%. Ciò nonostante, tutti fingono che oggi sia inevitabile un peggioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici(limitandosi al massimo,a dividersi sulla sua ripartizione) mentre ciò,invece, è completamente falso,come dimostra quello che avvenne allora.
Siccome c’era un grande partito comunista (e la cgil era ben diversa da quel che è attualmente)le condizioni della classe operaia migliorarono,a cominciare dai salari.Per fare solo qualche esempio:si istituì il punto unico di contingenza grazie al quale gli stipendi e le pensioni aumentavano automaticamente ogni tre mesi,in proporzione all’aumento del costo della vita; tutte le lavoratrici e i lavoratori potevano andare in pensione -versando contributi più bassi di quelli richiesti oggi - al massimo dopo quarant’anni di servizio (a qualsiasi età)percependo l’80% della media degli stipendi degli ultimi tre anni (in pratica una pensione superiore al salario netto ricevuto nei primi anni di lavoro);fu varato l’equo canone, una legge imperfetta che oggi però rimpiangerebbero le giovani coppie angosciate dal problema della casa.

TERZO
Grazie al Partito e al Sindacato per circa mezzo secolo (dopo la Liberazione) nessun lavoratore è mai finito sulla strada. Magari ricorrendo alla cassa integrazione,alla mobilità,ai trasferimenti o agli “scivoli pensionistici”nessuno si è mai trovato da un giorno all’altro senza avere nulla da portare a casa.
Da alcuni anni non è più così e la situazione è tristemente cambiata. Perché il padronato non ha risparmiato nulla per calpestare la classe operaia.
Anche ricorrendo –nel corso di un breve periodo,storicamente parlando- all’impiego forzato di milioni di lavoratori stranieri(approfittando anche dell’immigrazione clandestina)per abbassare drasticamente e velocemente il prezzo della forza lavoro. Si è trattato di un impiego massiccio di manodopera sostitutiva di lavoratori già residenti che altrimenti non avrebbero accettato soprusi e salari da fame, diversamente da oggi. Così facendo,la borghesia ha colto l’occasione per favorire il rafforzamento di organizzazioni fasciste e
leghiste. E’ chiaro che attaccare i lavoratori stranieri sarebbe come prendersela con gli autisti dell’autobus o con i portantini per i disservizi dei trasporti pubblici o della sanità. Essi,invece,sono vittime del nemico comune come e più di noi. È significativo che ora,a quanto dicono le statistiche,il numero di stranieri presenti in Italia cominci a diminuire. In
conclusione vorrei avanzare un’idea se non proprio una “proposta concreta”.
Chi sostiene di voler “creare nuova occupazione” mente sapendo di mentire, specialmente se lo subordina alla così detta “ crescita”. Un operaio o un impiegato di oggi hanno una produttività dieci o quindici volte superiore a quella di trent’anni fa, ovvero – per la medesima prestazione – impiegano forse un decimo del tempo allora necessario. Perciò non ci sono “nuovi posti da creare” bensì l’orario da abbattere:prima ancora della ricchezza prodotta,occorre distribuire equamente tra tutti il lavoro. Sono trentatré anni che non diminuisce l’orario di lavoro ed anzi aumenta. Da due secoli a questa parte non c’è mai stato un periodo così lungo senza diminuzione dell’orario lavorativo. Quel che potrei
proporre è la giornata lavorativa di cinque ore (a fronte di un aumento degli attuali livelli salariali e pensionistici),il ripristino delle pensioni di anzianità,la quinta settimana di ferie e l’introduzione dell’anno sabbatico:si tratta di argomenti concreti e anche questi li chiamiamo RIVOLUZIONE.







..


SEGUICI ANCHE SU FB

Home Page | Primo piano | Aree tematiche | Dossier | Agitprop | Contatti | archivio | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu