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Quel che conta e' la guarigione completa

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QUEL CHE CONTA E’ LA GUARIGIONE COMPLETA:
NON I LAMENTI NE’ I RIMEDI PROVVISORI

(di Norberto Natali)

Queste note  appariranno come controcorrente, dato che quest’estate si è parlato  tanto –da ogni angolazione possibile- di cifre, dati e problemi  economici correnti. L’ossessiva trattazione di questi temi, d’altronde, è  più che sospetta.
In primo luogo perché si vuole  nascondere la reale origine e causa dei gravi e crescenti problemi che  preoccupano tutti. Sicchè si parla furbescamente di crisi economica e di  urgenti provvedimenti che tutte le componenti della società  dovrebbero adottare come se non fosse vero che è l’imperialismo (ossia  il capitalismo giunto alla fase in cui un piccolo gruppo di monopoli  finanziari internazionali –avvolto nelle proprie contraddizioni ed  incessanti rivalità interne- domina, o condiziona, l’intero pianeta o  quasi) che impone, per mantenersi, i gravi costi che le grandi masse  oppresse e sfruttate stanno pagando ovunque.
L’imperialismo è come un  parassita il quale, per sopravvivere, provoca danni e sofferenze  crescenti alla persona nella quale si annida (essenzialmente le masse  lavoratrici). Sarebbe assurdo se, di fronte a ciò, qualcuno si  affannasse per far sopravvivere il parassita perché il corpo ospite “è  in crisi”. Tuttavia è proprio quel che fanno le varie sovrastrutture  borghesi: istituzioni finanziarie e politiche, partiti e sindacati,  l’informazione, ecc.
Alcuni, come certe forze di  sinistra o di opposizione, si battono per evitare conseguenze letali o  distruttive per il malato ma –inevitabilmente- in un quadro di  perdurante convivenza (sia pur regolata con norme moderatrici dei danni)  tra malato e parassita. Questo spiega il supposto settarismo che a  volte connota le posizioni marxiste-leniniste.
Il virus che infesta un  organismo, per esempio, può avere su di esso effetti letali, anche  rapidissimi: la biologia, però, ci insegna che i virus non hanno  “interesse” ad uccidere il corpo che li nutre e li mantiene a proprio  agio. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che le modificazioni (che  investono continuamente i virus) tendono spesso a correggere gli  effetti mortali della propria presenza sugli ospiti. Pertanto ci sono  dei tornanti della storia nei quali proprio posizioni apparentemente di  “sinistra” sono le più funzionali agli interessi generali (non di sue  singole fazioni) della borghesia imperialista.
Dobbiamo denunciare con chiarezza  chi tenta di confondere la malattia con il “malato” per negare la  necessaria terapia, capace di estirpare la causa dei malanni ed ottenere  la piena guarigione, annullandola in un vago polverone di rimedi (più o  meno improbabili) temporanei o tali da agire solo parzialmente e sugli  effetti.
In secondo luogo, l’attenzione  totalizzante agli aspetti superficiali della crisi economica “improvvisa  ed imprevedibile” è servitaa tentare una vera magia. Siamo ripiombati  nella cultura delle antiche ed ingenue società animistiche. Accadono  all’improvviso dei fatti (spesso terribili) imprevedibili ad opera di  “spiriti” invisibili e dai piani imponderabili. Questi ultimi sarebbero i  “mercati” e la “speculazione finanziaria”.
“L’Italia è sotto l’attacco della  speculazione finanziaria”: cioè gli alieni (inafferrabili ed  invulnerabili) provocheranno la caduta della Borsa e la chiusura di  molte imprese. “I mercati hanno bocciato il piano del Governo”: ossia  non siamo stati capaci di capire gli insegnamenti della divinità  assoluta e dunque cadrà la Borsa e chiuderanno molte imprese. E così  via.
Per rimediare si tenta di offrire  ai suddetti spiriti “sacrifici umani”: una volta sono le donne  lavoratrici sessantenni, un’altra le famiglie che hanno la sciagura di  avere un figlio gravemente invalido, ecc.
Quelli che fanno “cadere la  Borsa”, in realtà, sono uomini e donne ben individuabili, dalle attività  conosciute e prevedibili, facilmente sanzionabili e che potrebbero  essere messi in condizione di non nuocere se ce ne fosse la volontà.  Alcuni sono direttamente personaggi altrimenti noti come esponenti del  bel mondo, frequentatori dei salotti importanti, esponenti della  Confindustria e uomini d’affari, ed altri sono i loro compari meno noti  al grande pubblico. Tutti ben conoscibili (se non già frequentati) e  denunciabili da esponenti politici, sindacali, dell’informazione nonché  –soprattutto direi- dai sedicenti imprenditori che non fossero  direttamente responsabili delle speculazioni e degli attacchi  finanziari.
Il polverone estivo sulla crisi è  servito a far sparire il profitto capitalistico dal novero delle  possibili cause o soluzioni di essa. Salvo errori, si è parlato solo dei  redditi (nelle loro varie forme) da prestazioni lavorative e  professionistiche, di imposizione fiscale (senza carattere di  progressività) e di trasferimenti pubblici (ossia risorse provenienti  quasi unicamente dai lavoratori dipendenti).
Sebbene sia vergognosamente  ingiusta (e rimanga fermo il giudizio sul loro atteggiamento), non  dimentichiamo che i professionisti del pallone ricevono una retribuzione  da prestazione lavorativa. Per uno “stalinista” come il sottoscritto, è  sorto perfino il sospetto che la vicenda dei calciatori sia stata  montata artificiosamente, al fine di distrarre il pubblico e depistare  il malcontento popolare.
Il virus (il profitto  capitalistico, delle imprese e dei singoli possessori di pacchetti  azionari) –a quanto sembra- non esiste: il malato viene trattato a  prescindere da esso. Si discutedi qualsiasi organo o tessuto ma non del  parassita che è la causa originaria di tutto.
La verità è che il capitalismo (o  meglio la quantità di capitali circolanti, sotto forma di merci o di  equivalenti monetari) è diventato troppo grande. Esso vive (proprio come  certi germi) solo seaccresce continuamente la propria dimensione.  Tuttavia –come ricorda spesso il nostro Segretario- il mondo, la natura,  le risorse non sono infiniti: pertanto diviene sempre più difficile il  costante accrescimento di un capitalismo già enorme.
Viviamo tempi molto difficili e  ciò, forse, autorizza un esempio un po’ crudo altrimenti inappropriato.  L’imperialismo è come un grembo, nel quale è cresciuta un’economia  (marxisticamente dovrei parlare di forze produttive) che ormai è  diventata più grande di un feto maturo ed occupa tutto lo spazio  interno. Il grembo, a questo punto, per continuare ad esistere integro  deve costantemente ridurre e soffocare ciò che è al suo interno. In  altri termini, non finirà mai l’impoverimento dei lavoratori, l’aumento  dell’orario di lavoro e al tempo stesso della disoccupazione,la  devastazione della natura e l’imbarbarimento morale e culturale della  società e della vita umana: finché continueràa dominare l’imperialismo  (il virus).
Per tutto questo, per significare  che il profitto capitalistico (natura genetica dell’imperialismo) è  incompatibile con la cura dei problemi dell’umanità e con il suo  progresso sociale e civile, noi comunisti possiamo (a differenza degli  altri) e dobbiamo occuparci anche di altre questioni, non solo degli  effetti economici correnti.
Per esempio dei riflessi e dei  costi umani e morali delle misure che vengono decise, sulla concreta  vita quotidiana degli uomini e delle donne che lavorano (o che  vorrebbero farlo) anche nei loro aspetti sentimentali o culturali.  L’aggravamento dell’ingiustizia, direi osceno, con caratteri di tipo  medievali. Per esempio uomini che vivono nel lusso e senza alcun  pericolo di precarietà o fragilità sociale come Pietro Ichino o come  Renato Brunetta il quale –proprio nel momento in cui si concede uno  sfarzoso matrimonio, a base di caviale e aragoste, in una lussuosa villa  della costa amalfitana- si permettono di pontificare su come si devono  ulteriormente ridurre le risorse a disposizione di poveri pensionati o  di giovani che vorrebbero farsi una famiglia o di padri che vivono con  stipendi da mille euro al mese.
Oppure la riesumazione politica  dello stato corporativo fascista, il quale si rispecchia –sia nella  forma che nei contenuti- nel documento sottoscritto due mesi fa da  sindacati, “imprese” e banchieri (applauditissimo dall’opposizione).
Anziché commentare le misure in  discussione in questi giorni, preferisco sottolineare come siano sempre  le stesse da circa un ventennio. E’ da tanto che si dice che è meglio  ingoiare una medicina amara oggi per non doverne prenderne una ancor più  cattiva domani. Sistematicamente ogni medicina si è rivelata più amara  di quella precedente e meno di quelle che le sono immancabilmente  succedute. Anche stavolta sarà così: la “malattia” che ci opprime è tale  che ogni sacrificio è peggiore del precedente e serve solo a prepararne  un altro ancor più pesante.
Ci sono molti esempi del passato  di gruppi dirigenti (pensiamo al fascismo e alle sue guerre coloniali)  che proponevano imprese turpi ma promettendo, in cambio di esse,  benefici (più o meno credibili) a parte delle masse popolari. E’  significativo che oggi la borghesia imperialista non ci si prova neanche  a promettere ricompense o miglioramenti dopo il compimento di  determinati sacrifici. Il tenore di vita delle masse lavoratrici deve  essere ridotto e basta: ci si accontenti chenon venga ridotto in misura  maggiore (fatto che accadrà certamente in futuro).
Noi possiamo condividere chi si  lamenta della situazione attuale, soprattutto perché non vogliamo  mischiarci con chi apprezza lo stato di cose presenti o con quegli  irrefrenabili crumiri di Bonanni e Angeletti i quali rivestono, ormai, i  panni di quei medici i quali dicono al malato grave: “non fare questa  iniezione di antibiotico, capace di liberarti dall’infezione, perché la  siringa punge e potresti sentire un dolore in più!” (non scioperate  –dicono ai lavoratori-perché perdereste altri soldi).
Con chi dice di non condividere  l’attuale situazione, però, non abbiamo altro in comune e molto, invece,  che ci distingue da loro.
Possiamo anche condividere chi si  affanna a proporre iniziative per dare un sollievo, parziale o  temporaneo, alle condizioni di vita di parte delle classi lavoratrici:  figuriamoci se vogliamo aggravarne le sofferenze!A condizione che tali  proposte, però, non si rivelino suscettibili di danneggiare (ritardare o  deviare) la cura per la guarigione completa. Con questi ultimi possiamo  forse unirci qualche volta ma abbiamomolti altri motivi di distinzione.
Chi non propugna il superamento  (o la fine o la liquidazione) del capitalismo non vuole la guarigione  completa; chi non individua nell’imperialismo la causa originaria dei  malanni (dunque ciò che le cure devono estirpare) finisce sempre per  scoprirsene servitore.
Noi comunisti, a differenza di quanti altri si lamentano della situazione e propongono rimedi più o meno facili, puntiamo alla guarigione completa ovvero vogliamo una RIVOLUZIONE nella  società, per eliminare l’imperialismo e sostituirlo con un ordinamento  sociale che garantisca la difesa della natura, il lavoro, il progresso  morale e civile dell’umanità. Per quanto ci riguarda la RIVOLUZIONE che vogliamo si basa sul pieno dispiegamento della Costituzione del 1948 e non richiede violenze o gravi reati.
Il cavallo di battaglia dei  nostri avversari è sempre stato il seguente: le vostre idee forse sono  belle ma di non immediata realizzazione mentre, QUI E ORA, si potrebbe  fare altro di più concreto (pensiamo, per non allargare troppo il  discorso, a chi ha parteggiato per il SI ai referendum della FIAT o alle  avventure politiche come quella di SEL).
Di fronte all’interminabile  spirale di “crisi” e sacrifici siamo noi a chiedere: qual è la concreta  valenza delle posizioni di chi non vuole combattere il capitalismo in  quanto tale? Le varie ipotesi liquidatrici dell’identità comunista, come  possono in concreto, QUI E ORA, impedire l’aggravamento costante e  progressivo della situazione delle masse popolari?
C’è chi si batte apertamente  contro l’imperialismo, per sostituire il capitalismo con il socialismo e  chi no: per questo chiamiamo i proletari, i giovani a scegliere e ad  organizzarsi unendosi a noi. Ma non basta.
Così come un ospedale non è tale  da corrispondere alla sua funzione solo perché abitato da laureati in  medicina, una rivoluzione non è tale da realizzare fino in fondo il suo  compito solo perché un certo numero di persone la propugna e si schiera  contro il capitalismo.
L’essenza del marxismo-leninismo è  il Partito, ossia l’avanguardia rivoluzionaria organizzata della classe  operaia, ossia il Partito Comunista.
Per questo non ci siamo ancora  sforzati abbastanza per spiegare che il Partito, essenza della nostra  proposta e del nostro programma,non ha nulla a che vedere, nonostante la  parola, con i partiti come sono conosciuti oggi dalla gente e tanto  meno con la politica ed il modo di essere dei partiti comunisti-civetta  degli ultimi venti anni.
Se avessimo bisogno di un  ospedale, non sarebbe necessario affidarsi solo alla vaga speranza che  la buona volontà e le competenze teoriche dei laureati in medicina che  vi lavorano si riveleranno, dopo il nostro ricovero, capaci di curarci.
Possiamo tentare, invece, di verificare prima se  esso non è adatto a conseguire la nostra completa guarigione. A  prescindere da un eventuale ricovero, possiamo esaminare come sono  organizzati i reparti e suddiviso il personale, se esiste un protocollo  di intervento corrispondente alle migliori concezioni scientifiche, se  vi sono apparecchiature diagnostiche appropriate, se le sale operatorie  vengono mantenute asettiche e gli strumenti sempre ben disinfettati….  ecc. ecc.
Allo stesso modo si può esaminare prima  (“qui e ora”) se una proposta o una compagine politica è adatta alla  guarigione completa oppure se unirsi ad essa si rivelerà deludente o  controproducente. Oltretutto sarebbe anche necessario distinguere  ciarlatani e imbroglioni da presidi sanitari più o meno efficaci.
In breve, tutto il nostro  patrimonio teorico ma –ancor di più- tutta l’esperienza storica  dimostrano che senza Partito Comunista non c’è effettiva emancipazione  della classe operaia, non c’è una reale lotta contro l’imperialismo, non  è possibile una vittoriosa sostituzione del capitalismo con una società  socialista.
Pertanto, nella situazione attuale, c’è chi lotta per la  ricostituzione del Partito Comunista (è bene ripeterlo: nulla a che  vedere con il PRC e tanto meno con gli altri partiti) e chi no: anche su  questo –con più forza- ci rivolgiamo ai proletari e ai giovani  chiedendo loro di scegliere e di organizzarsi unendosi a noi.
Abbiamo molto da fare, per la  crescita e lo sviluppo di Comunisti-Sinistra Popolare, per la rinascita  del PCI, nella lotta contro l’imperialismo, per la vittoria del  socialismo sul capitalismo ed abbiamo ancora forze esigue: non ci  lasceremo certo distrarre da avventure improbabili ed ammucchiate  confuse le quali, a ben vedere, costituiscono la stanca ripetizione del  teatrino che ha distrutto il movimento operaio negli ultimi venti anni  ed il quale, lungi dal rappresentare un rimedio, si risolve in un  sintomo della malattia da cui dobbiamo guarire.

Roma 10/11/2013

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