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Scemi, Bugiardi & Provocatori

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Scemi, Bugiardi & Provocatori



LA CHIAMANO CRISI, MA I PADRONI DIVENTANO PIU’ RICCHI...E SULLA PELLE DI CHI?
INDOVINATE UN PO’...

Appena una settimana fa circa 60.000 persone hanno comprato i BTP Italia per una cifra che va da 100.000 a mezzo milione di euro. Riflettete bene: 60.000 persone avevano denaro liquido (appunto tra 100.000 e 500.000 euro) che non gli serviva, non era perciò impegnato in nulla e di cui possono fare a meno per quattro anni. In questi anni di crisi il numero di coloro il cui patrimonio supera il milione di euro (potrebbero essere anche 7-8 o 20 milioni) è aumentato di 127.000 unità. Ripetiamolo: prima della crisi, 127.000 persone avevano meno di un milione di euro e adesso ne hanno di più (anche molti di più).
Pensate: basterebbe prelevare 100.000 euro ciascuno (per i più poveri è meno di un decimo dei loro averi, per altri ancor meno) per risolvere tutti i problemi relativi alla legge di stabilità (la ex finanziaria) in discussione in questi giorni. In fondo con 900.000 euro si vive abbastanza bene, più o meno come con un milione!!.
Al momento non consideriamo tutti gli altri che oltre un milione di patrimonio lo avevano già prima. In Italia ci sono 2.000 persone che possiedono un patrimonio più ingente, da circa 23 milioni di euro in su, fino a qualche miliardo. Tutti questi possiedono quasi 180 miliardi di euro. Per fare un esempio un po’ ironico, con un simile patrimonio complessivo si potrebbero dare 1.000 euro netti al mese (come la vecchia canzone) a tutti i disoccupati italiani almeno per 20-25 anni. Al mondo esistono 199.000 persone di questa categoria, diciamo così, di super-ricchi. Tutti insieme hanno un patrimonio più o meno pari (forse un po’ superiore) a quello del resto dell’umanità, circa 8 miliardi di persone (meno 199.000). Di questi, come abbiamo già accennato, oltre l’1% (almeno 2.000) sono italiani, mentre l’incidenza della popolazione italiana su quella mondiale è al di sotto dell’1%. Quanti hanno un patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari sono, in tutto il mondo, 2.170 (di cui diverse decine sono italiani) e tutti insieme hanno un patrimonio pari a quasi un quarto di quello totale dei 199.000 e almeno il quadruplo del PIL italiano. Questo è il capitalismo: mentre il popolo scivola nella miseria...i padroni diventano più ricchi!!

MA IL PROBLEMA NON ERA LO SPREAD? PERCHE’, ADESSO CHE SCENDE, I LAVORATORI E LORO FAMIGLIE SONO ANCORA PIU’ POVERI?

Il famigerato spread è ora, stabilmente, ai suoi minimi, ben meno della metà del picco toccato due anni fa. Il valore della borsa (ossia la dimensione dei capitali posseduti dai vari capitalisti in Italia) da un mese ha superato il livello di oltre due anni fa, recuperando già tutte le perdite accumulate in tutta la cosiddetta crisi e collocandosi appena il 5% al di sotto dei livelli di dieci anni fa. A questo punto dobbiamo comprendere bene la strafottenza e la derisione dei vari ideologi (politicanti, sindacalisti, intellettuali, ecc) borghesi verso la povera gente onesta che soffre, quando parlano di questi argomenti. Per esempio dicono: “ora che abbiamo messo i conti in ordine e ripreso le esportazioni, dobbiamo pensare a rilanciare i consumi in Italia, aumentando un po’ le entrate di buona parte delle masse popolari”. Infatti si sono sprecati proponendo ben 15-20 euro al mese in più per i lavoratori. La verità è che per favorirele esportazioni bisogna comprimere la domanda interna, ovvero impoverire la grande maggioranza della popolazione (il che aggiunge diversi piccioni alla stessa fava). Questo perché bisogna “liberare” verso l’estero (quindi verso altri tipi di produzione strategica e soprattutto verso il trasferimento degli impianti produttivi all’estero) capitali i quali, altrimenti, sarebbero investiti verso prodotti e servizi consumati da noi: è esattamente la politica degli ultimi anni. Quindi chi sostiene quanto suddetto o è uno scemo o è un provocatore, che si diverte alle spalle nostre....


FAME E DISOCCUPAZIONE: E LA CHIAMATE CRESCITA, QUESTA ???

Ci sono quelli che cianciano, da anni, di “crescita”. La loro crescita si ottiene ghigliottinando salari e occupazione. Adesso ce ne sarà un po’ anche in Italia, mentre all’estero è ricominciata già da tempo e alla grande. Ha sempre mentito sapendo di mentire (se non è uno scemo) chi ha detto che ci voleva una politica per favorire la crescita (che poi significa solo favori e concessioni ai capitalisti) come presupposto per rilanciare l’occupazione. E’ vero esattamente il contrario. Sia perché questa “crescita” è strettamente intrecciata con la politica per favorire le esportazioni - quindi impoverimento delle masse (riduzione della domanda interna) e diminuzione degli impianti produttivi sul territorio nazionale- ma soprattutto perché la crescita non è meramente l’aumento della produzione bensì della produttività, cioè la possibilità di produrre di più con meno operai e -sia in senso assoluto che relativo- ancor meno salari. Nel capitalismo l’aumento della produttività significa licenziamenti, nel socialismo diminuzione dell’orario di lavoro.PCI già da tempo sostiene che i bassi salari, la disoccupazione, l’attacco alla previdenza e ai servizi sociali non sono il sintomo della cosiddetta crisi ma la cura.Serviva una bella spremuta (o una purga) di salario e di occupati: così è stato e ora tutto va meglio, per il capitalismo. Pensiamo poi al debito pubblico: è aumentato ma costa molto meno degli anni scorsi (per via del grande calo dello spread). C’è stato un suo aumento di quasi cento miliardi l’anno, nell’ultimo biennio. Due anni fa era quasi 1900 miliardi: urla di terrore e giù con Monti e la Fornero, età della pensione spostata verso i 70 anni, licenziamenti come se piovesse, picconate a tutto spiano sui salari, sulla democrazia e la legalità nei posti di lavoro, e così via. Ora che si è avvicinato a 2080 miliardi (record storico assoluto e anche record di velocità di crescita) il panico sembra essere passato.Tra le varie prese in giro con cui si sono divertiti (e arricchiti) sulle spalle di chi perdeva il posto di lavoro o sempre più a fatica riusciva a mantenersi, c’era anche l’apparente connessione tra spread, andamento della borsa e debito pubblico. Come possiamo vedere, era falso anche ciò: il debito pubblico è al peggio mentre la borsa va benino e lo spread a gonfie vele.

DANNO LA COLPA DEL DEBITO PUBBLICO A PENSIONATI E LAVORATORI. SI DEVONO VERGOGNARE!!! ECCO PERCHE’...

Sospettare che il debito pubblico così elevato (falsamente collegato al crollo della borsa e al rigonfiamento dello spread) possa essere stato ereditato, o causato, da un’epoca di vacche grasse (in pratica la Prima Repubblica) nella quale i pensionati stavano bene e i lavoratori guadagnavano meglio godendo di tanti “privilegi” e venendo “assistiti” da servizi e funzioni dello stato (in fondo tutto ciò era anche vero oltre che giusto), e che l’Italia si sarebbe indebitata a causa di ciò è il colmo della falsità e della provocazione.Venticinque anni fa il debito pubblico era inferiore al 100% del PIL (oggi supera il 130%) ed ammontava ad un terzo di quello attuale. Da quando è cominciata la politica di riduzione dei “privilegi” dei lavoratori e dei pensionati e di devastazione delle precedenti conquiste sindacali nonché dei diritti democratici e della legalità anche nel mercato del lavoro, il debito pubblico è triplicato. All’inizio del primo governo Berlusconi (19 anni fa) era ancora la metà di quello attuale.Il debito pubblico, quindi l’hanno fatto quasi tutto loro, il regime bipolare, ed è cresciuto parallelamente al taglieggiamento dei salari e delle pensioni ed all'aumento del potere arbitrario dei padroni e delle varie forme di precarietà e di lavoro nero legalizzato. Senza dimenticare che lo stesso periodo è stato quello caratterizzato dalle privatizzazioni, presentate da chi ci prende in giro come un rimedio allo stesso debito pubblico...

E' COMINCIATO L’APARTHEID DEI LAVORATORI !

Se un marziano venisse oggi in Italia, non coglierebbe la verità sulle condizioni e lo stato d’animo della larga maggioranza del nostro popolo. Vedrebbe certamente i segni di una crisi economica e sociale molto profonda, nonché di una certa sofferenza e anche di diffuso malcontento. Dietro queste apparenze, però, ribolle ben altro. Non appare ancora tutto il dolore e l’angoscia che attanagliano milioni di persone. I sentimenti di umiliazione e impotenza della gente (tantissima, e anche vicino a noi, che non lo immaginiamo) che la notte piange da sola, cercando di non farsi sentire dai propri congiunti.Non si sa quanta gente -con cui parliamo normalmente e vestita decorosamente- la sera mangia spesso biscotti o avanzi. Il proletariato ha un suo senso della dignità ed evita di mostrare le proprie ferite ed a volte il proprio strazio. Sappiamo, però, di come si diffonde la prostituzione (tipico sintomo dei periodi di guerra, seppur contraddittorio) e -questa è l’ultima- del notevole aumento (malgrado il sentimento religioso) delle cremazioni, al solo scopo di risparmiare sul funerale e sul resto. La miseria e l’oppressione, ingiustamente causate dal capitalismo, ci inseguono ormai fin oltre la vita! Le masse proletarie italiane sono colpite, potremmo dire con amara ironia, da un vero e proprio razzismo, ignorate, cancellate, evocate solo per disprezzarle e criminalizzarle (portano la colpa del debito pubblico o della bassa produttività, non si mostrano sensibili ai bisogni dei rom o degli immigrati, ecc.). Molte opportunità di lavoro sono sistematicamente precluse ai proletari italiani e ai loro figli, molti posti di lavoro vedono zero italiani tra gli addetti. Come vedete la “guerra” contro il proletariato italiano è totale, non solo materiale (o economica). Si tratta, più correttamente, non di razzismo ma di classismo, ovvero della discriminazione organica del proletariato come espressione logica della lotta di classe condotta dalla borghesia. Ai proletari italiani viene riservata una vera e propria apartheid. Si deve parlare di tutto, l’indignazione o la compassione della cosiddetta opinione pubblica devono essere assorbite da tutto fuorché dalle nostre reali condizioni e dai colpi costanti e progressivi che subiamo da decenni. Tutto “fa brodo”: la tragica sorte degli immigrati disperati che annegano, i rom, i gay, gli imprenditori che si suicidano (per le troppe tasse o perché gli enti pubblici non pagano i propri debiti) e quant’altro. Tutto, tranne i lavoratori.

NON CI POSSIAMO PERMETTERE DI MANTENERE GLI ANZIANI? E’ FALSO!!

La classe al potere sta consapevolmente pianificando il futuro di miseria spirituale e materiale dei prossimi decenni (fa eccezione la prossima guerra mondiale: nessuno la vorrebbe ma ciascuno vi si sta preparando) che sarà caratterizzata da una popolazione di quasi 10 miliardi preventivata per il 2030, la quale potrebbe arrivare anche a 15 nei decenni successivi (negli anni ’70 la popolazione terrestre era di appena 4 miliardi di unità). Sappiamo tutti la prima -la più facile e demagogica- risposta a chi propugna un contenimento, civile e regolato, di questa esplosione demografica: la popolazione invecchierebbe troppo, non potremmo permetterci una percentuale più alta di anziani.Basti pensare che un operaio della FIAT oggi produce in tre anni quello che un suo predecessore degli anni ’70 produceva in 40 anni. Se fosse per questo, dal punto di vista della capacità produttiva, oggi potremmo permetterci una quantità di pensionati di ben 13 volte superiore a quella dei tempi più recenti. Se il problema è quello dell’aumento della durata media della vita, questo dovrebbe essere di 130 anni, la gente dovrebbe vivere normalmente oltre 200 anni per prendere sul serio le obiezioni degli ideologi borghesi preposti a burlarsi di noi e di tutta l’umanità...



Roma 20/11/2013


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