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Stalin

Dossier

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STALIN.


60 anni fa, il 5 marzo 1953, moriva il compagno Stalin, Josif Vissarionovic Dzugasvili.
Egli nacque in Georgia, figlio di un ciabattino e di una schiava (la mamma nacque in tale condizione e solo quando divenne adolescente la schiavitù fu abolita in Russia) perché la Russia, non va dimenticato, fu l’ultimo paese europeo ad uscire dal Medio Evo.
Stalin abbracciò gli ideali (e l’organizzazione) del nascente movimento operaio socialista fin da adolescente. Era poco più di un ragazzo quando organizzò il primo sciopero, di ferrovieri, a Tbilisi (capitale della Georgia). Più o meno nello stesso periodo, fu cacciato dalla scuola di preti ortodossi che frequentava per… propaganda marxista. Aderì fin dall’inizio al Partito Operaio Socialdemocratico Russo (il primo partito di Lenin) e alla sua frazione bolscevica.
Nel 1902, a soli 23 anni, fu arrestato per la prima volta e deportato in Siberia. Riuscì a fuggire dopo due anni e riprese il suo posto di lotta nel Partito. Nel decennio successivo fu arrestato e deportato altre quattro volte e sempre riuscì ad evadere e a tornare al suo posto di combattimento. Nei periodi di libertà si occupò dell’organizzazione e delle lotte, non solo politiche: fu guerrigliero, organizzatore dell’attività illegale e clandestina del Partito, animatore di moti rivoluzionari come nel 1905.
Fu già in questo periodo che Lenin lo definì “il magnifico georgiano” che tante speranze suscitava in lui. Divenne, via via, sempre più stretto compagno di Lenin e dirigente importante dei rivoluzionari bolscevichi. Nel 1917 sostituì Lenin, quando questi era latitante, nella direzione del Comitato Centrale del Partito e fu uno dei cinque responsabili militari della Rivoluzione d’Ottobre.
Divenne ministro (commissario del popolo) del governo rivoluzionario e fu uno dei principali responsabili della dura, terribile, sanguinosa guerra quinquennale contro le ventidue potenze capitaliste che attaccarono la Russia da tutti i lati, allo scopo di soffocare la rivoluzione con la violenza.
Durante questo periodo, sorse la necessità di dare al Partito Bolscevico un segretario generale: Lenin e tutti i dirigenti rivoluzionari, tutto il Comitato Centrale del Partito indicarono Stalin.
Con tale carica, egli guidò il Partito in assenza di Lenin, poiché il capo della rivoluzione fu colpito a pistolettate da un socialista rivoluzionario e perse rapidamente le facoltà fisiche per svolgere i propri compiti. Si pensi che negli ultimi due anni di vita non riusciva più neanche a parlare.
Lenin morì il 21 gennaio 1924 (da meno di due anni era stata fondata l’URSS) e ai suoi funerali, sulla Piazza Rossa, Stalin pronunciò un sentito, memorabile giuramento di portare fino in fondo l’opera e l’insegnamento di Lenin: così fece per tutta la vita.
Sarebbe presuntuoso ed anche superfluo –in un certo senso- pretendere di ripercorrere in queste poche righe, la vita e l’opera del compagno Stalin, i suoi meriti e i suoi insegnamenti.
Forse basta un semplice aneddoto.
Quando egli morì, si pensò di fare un museo a lui dedicato ma si scoprì che possedeva solo tre cappotti: non aveva nient’altro! Non aveva accumulato nulla né conservato nemmeno uno dei tanti doni che aveva ricevuto: aveva regalato tutto al Partito o ai Soviet o ad opere di beneficienza.
C’è un altro fatto, però, a drammatica testimonianza della personalità di Stalin ma anche delle caratteristiche dei comunisti più conseguenti. Dopo l’invasione nazista dell’URSS, il figlio di Stalin –Jakov- era un soldato dell’Armata Rossa come tanti altri, in prima linea (si pensi che dopo la guerra in Vietnam, solo un deputato USA, a fronte di centinaia e centinaia di colleghi, era stato militare al fronte nel paese asiatico). Jakov combatteva con coraggio e si distingueva per azioni audaci ed in una di queste fu fatto prigioniero dai nazisti.
Quando questi si resero conto di chi avevano catturato, fecero giungere a Stalin proposte di scambio che vennero subito rifiutate senza esitazione. “Ma si tratta di suo figlio” insistettero i nazisti; “tutti i soldati dell’Armata Rossa sono figli di Stalin” fu la pronta risposta.
Il figlio di Stalin venne fucilato ma egli non abusò in alcun modo della sua carica e dei suoi poteri per risparmiarsi quel dolore atroce. Qualche tempo dopo, un promettente dirigente del Partito, travolto dall’ansia e dalla pena, chiese a Stalin un aiuto: evitare la fucilazione del figlio (anch’esso soldato dell’Armata Rossa) poiché era stato catturato dopo aver disertato, reato per cui era prevista la fucilazione, in tempo di guerra. Cosa potrebbe mai avergli risposto Stalin? Quel padre sofferente si chiamava Nikita Krusciov, colui che nel 1956 denunciò i “crimini dello stalinismo”.
Nel 1963 (sette anni dopo l’arrivo al potere di Krusciov) venne miracolosamente scovata, in qualche archivio, una misteriosa lettera di Lenin del 1922. Per quarantuno anni non se ne era mai saputo nulla, né ve ne era mai stato alcun riflesso o riscontro! In tale lettera “Lenin” esponeva critiche feroci contro Stalin le quali, guarda caso, riecheggiavano proprio il senso del “rapporto segreto” di Krusciov del 1956: Stalin ha un caratteraccio, è dispotico, violento, è un male per il Partito, ecc.
Che dire? Siamo seguaci di una rivoluzione di cretini. Cretino Lenin, che appena un anno prima aveva indicato un Segretario Generale del Partito così pericoloso e poi non fa nulla per dare seguito alla “sua” lettera. Cretino Stalin (soprattutto perché la “lettera”, per il suo contenuto e contesto, doveva essergli nota, se fosse esistita veramente) che non ha pensato, benché fosse un tiranno onnipotente, di eliminarla semplicemente.
La figura del compagno Stalin, nonché il cosiddetto stalinismo, sono fonte perenne di dibattiti e di interrogativi di grande interesse, ancora oggi. Non pensiamo di affrontarli ed esaurirli in queste righe ma, certamente, sempre più è valida una tesi esposta oltre quaranta anni fa dal compagno Mao Zedong. Se vuoi avere un giudizio di massima, sbrigativo, su una determinata personalità o forza politica, vai subito a vedere come si pone di fronte alla figura di Stalin: se ne parla male non perdere tempo, si tratta di combattenti fasulli, di rivoluzionari da salotto, di traditori che tradiranno se già non l’hanno fatto. Se non ne parla male vale la pena prenderlo in considerazione. Ciò non toglie che oggi ci sono dei sedicenti “stalinisti” che servono solo a dimostrare che i gulag non sono più quelli di una volta!

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