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Un 8 Marzo irrituale

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UN 8 MARZO IRRITUALE


A Tiburtino III (Roma), l’iniziativa organizzata dalle donne di PCI



C’era una volta una giornata di lotta che coinvolgeva migliaia di lavoratrici in tutta Italia con cortei, assemblee e volantinaggi: era davvero la festa della donna, un momento in cui riflettere sulle condizioni di vita e di lavoro, sulle diseguaglianze e sulla necessità di lottare per sconfiggerle. Succedeva ormai qualche decennio fa, con un grande Partito Comunista capace di promuovere le istanze migliori di libertà e di progresso della nostra società, favorendo anche lo sviluppo di grandi movimenti di massa, unitari ed autonomi rispetto al partito stesso e a cui partecipavano milioni di persone.
Oggi, senza un vero partito, l’8 marzo esiste, in pratica, solo come occasione consumistica (neanche fosse San Valentino o la festa del papà). E la sinistra? Non pervenuta, assente. Niente di niente, per esempio in una grande città come Roma, per la giornata internazionale di lotta della donna, se non le iniziative di piccoli gruppi di femministe.
A Tiburtino III, invece, presso il circolo Arci, si è svolta un’assemblea – organizzata dalle donne di Pci (Proletari comunisti italiani) che, per molti motivi, è in netta controtendenza con tutto questo andazzo: un 8 marzo irrituale, non solo rispetto alla giornata della donna, ma anche rispetto all’andamento delle “normali” assemblee a cui ci hanno abituato i gruppi di sinistra negli ultimi anni. Ma perché irrituale?
Anzitutto perché a partecipare e a raccontare le loro esperienze erano non solo persone “già convinte” ma anche donne del quartiere o lavoratrici non iscritte a nessun partito, e anche ragazze giovanissime.
La compagna che ha aperto la discussione (in questi giorni candidata nelle liste dei Cobas) ha ricordato che l’8 marzo, proprio perché sorge da una strage di operaie scioperanti, si intreccia con la lotta di classe. “Noi non abbiamo nulla in comune – ha detto – con donne come Marcegaglia o Fornero, con le quote rosa nei consigli di amministrazione delle imprese capitalistiche, con i movimenti femminili di regime che ogni tanto vengono sceneggiati. Per questi motivi e anche perché senza di noi la sinistra sarebbe stata praticamente assente l'8 marzo a Roma, abbiamo deciso di tenere la nostra assemblea proprio oggi, di giovedì, rischiando anche di essere in poche, anziché di sabato con una partecipazione più ampia: molte donne ci hanno detto che, pur volendo, non potevano venire e proprio per i motivi che caratterizzano il peggioramento della condizione femminile in questi tempi. Ma secondo noi, data la situazione, era importante esserci ed esserci oggi”.
Ma proprio su questo l’assemblea ha proposto un elemento di diversità: anziché diminuire di intervento in intervento, il numero delle partecipanti (all’inizio poche decine) aumentava man mano che l’assemblea procedeva.
Alla vigilia della grande manifestazione della Fiom, prende la parola una giovane metalmeccanica iscritta al sindacato, madre di una bambina di sette anni, che espone tutta la difficoltà e l'angoscia di mandare avanti una famiglia oggi: “Domani vorrei scioperare e partecipare alla manifestazione, voglio lottare per cambiare le cose, ma se andassi al corteo molto probabilmente verrei licenziata. In passato, per il solo fatto di essere sindacalizzata ho dovuto subire molte discriminazioni e con la situazione di oggi diventa tutto più difficile. Mio marito è rimasto senza lavoro e ci chiediamo quale futuro potremo garantire a nostra figlia”.
A preoccupare, in generale, è proprio il futuro. Non a caso, il titolo dell’incontro è “Le donne contro il nuovo Erode”, perché i capitalisti (il padronato) per restare al potere stanno calpestando il futuro e la dignità della gioventù, proprio come la leggenda di quel re, che ordinò l’uccisione di tutti i bambini per difendere il suo trono.
“Ci troviamo in una situazione assurda – afferma un’altra lavoratrice, moglie di un operaio licenziato da un anno – con un lavoro di 45 ore a settimana per uno stipendio che non basta. E poi a casa, ancora altro lavoro. Per noi la situazione è davvero grave e mi chiedo anch’io quale sarà il futuro delle nuove generazioni. Io ho dei figli grandi e se diventassi nonna non saprei come aiutarli, visto che mi toccherà lavorare a questi ritmi fino a settant’anni. Dobbiamo fare qualcosa”.
Interviene anche un’altra lavoratrice, appena eletta nelle Rsu per la Usb (ha quasi raddoppiato le preferenze, un risultato non casuale, ma indicativo di cosa può fare una donna proletaria
comunista, nel suo piccolo, anche nelle difficili condizioni odierne): “La contraddizione fondamentale di questa società è quella tra capitale e lavoro; e da essa discendono tutte le altre, anche quella per cui siamo doppiamente sfruttate e non otteniamo il ruolo che ci compete in questa società”.
L’intervento di un'altra compagna lavoratrice ha documentato le grossolane stupidaggini diffuse oggi da ambienti governativi e politici: “La signora Fornero, ministro del Lavoro, ha ricevuto recentemente ben 230.000 euro per una carica coperta (per appena sei mesi!) presso la fondazione S. Paolo (primo azionista della più grande banca italiana): per una così – ha ironizzato amaramente – è molto facile conciliare lavoro e famiglia!”.
Una giovanissima studentessa della zona ha detto che i suoi coetanei avvertono di non poter più contare su una pensione, un lavoro e un reddito certo. “Molti giovani evitano di pensare al futuro, perché sanno che tante risorse conquistate dalle generazioni più anziane non ci saranno più e per questo, se la situazione rimane così com’è, avranno ben poco”.
All’assemblea sono giunti i saluti dell’Ambasciatrice di Cuba e delle donne palestinesi.
Dopo l’incontro si è svolta una cena e a prepararla e organizzarla sono stati i “maschi”, ma non come atto di pelosa e sporadica solidarietà: da queste parti il principio dell’uguaglianza non è una chiacchiera, ma si cerca di applicarlo sempre, in tutte le sue declinazioni. Da noi, ad esempio, non ci sono intellettuali che contano più di lavoratori, borghesi che decidono e proletari che eseguono o uomini che hanno più voce in capitolo delle donne.
Anche una cena, di questi tempi, anche il solo stare insieme ascoltando musica e ballando per celebrare una giornata di lotta è un atto controcorrente.
“Ci vogliono soli, divisi, gli uni contro gli altri – ha detto una compagna in un intervento – chiusi nelle nostre case ad abbrutirci con la tv o a trascorrere ore e ore davanti a un computer. Noi rispondiamo organizzandoci e lottando e anche brindando alla faccia di chi ci vuole male!”.
E a proposito dell’8 marzo irrituale l’altra diversità è che in attesa di decisioni più compiute, non pubblichiamo su internet, su facebook o altrove, le foto delle tante compagne e dei compagni intervenuti. Evitiamo così di favorire la schedatura di massa che viene – si spera involontariamente – operata attraverso le pagine dei “social network” e i siti riconducibili a tante formazioni di sinistra. Oggi un qualsiasi “padroncino” che debba fare un’assunzione o controllare i suoi dipendenti, con due o tre cliccate può “selezionare il suo personale” escludendo chi osa occuparsi di politica o sindacato.
Chi ci tiene a conoscere i compagni, casomai, può partecipare alla prossima manifestazione o alla prossima cena (ottima, tra l’altro)…

Roma 08/03/2012







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