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Una cosa che ci nascondono

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UNA COSA CHE CI NASCONDONO
N. Natali


La stampa borghese esalta la “caduta” dell’euro che è sceso al costo di 1,08 dollari (fino a pochi mesi fa ci volevano quasi 1,40 dollari per comprare un euro) e spera che la moneta europea si svaluti ancora. Appena 10-15 anni fa esultava per la realizzazione della moneta unica proprio per i motivi opposti: essa avrebbe messo fine alla continua svalutazione delle monete nazionali (in particolare della nostra lira) e soprattutto sperava che l’euro superasse di molto il valore del dollaro. Cio’, anzi, era il principale merito della nuova moneta mentre si deprecava il fatto che la media delle varie valute europee era molto vicina al valore del dollaro, ossia ci si lamentava proprio di cio’ che invece oggi si festeggia.

Vistose contraddizioni di questo tipo attraversano tutta la politica economica capitalista e le posizioni dei vari ideologi e amministratori della borghesia. Questo perché il capitalismo è così marcio che ricorda un po’ la grave crisi dei rifiuti di Napoli di oltre 10 anni fa: la situazione è talmente grave che si deve urgentemente fare qualcosa ma da qualsiasi parte si comincia si genera un contraccolpo che può provocare un danno peggiore del rimedio. Questa forte svalutazione dell’euro, è l’obiettivo della Banca Centrale Europea e del suo capo Mario Draghi e viene ricercato con il cosiddetto QE (quantitative easing) cioè la distribuzione di denaro della BCE che comincia oggi e di cui parlerò in un altro momento.
L’obiettivo di questa politica è portare l’inflazione al 2% ( attualmente è sotto zero in Italia e poco sopra lo 0 in Europa). L’inflazione, in pratica, è la misura annuale dell’aumento dei prezzi quindi si vuole fare in modo che i prezzi (ma non i salari e le pensioni) aumentino circa del 2% l’anno. Questa politica (forte svalutazione dell’euro e aumento dell’inflazione) vorrebbe favorire i nostri capitalisti, poiché le merci europee costerebbero molto meno fuori dal Continente. Insomma i capitalisti – anche in questo caso – guadagneranno un po’ di piu’ e i lavoratori e i disoccupati ci rimetteranno, poiché con l’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione il valore reale dei salari e delle pensioni diminuirà ulteriormente.
La svalutazione della moneta, però, comporta benefici solo per chi vende all’estero ma è dannosa, in modo uguale e contrario, per cio’ che da fuori si deve comprare. Da circa un anno (per motivi che sarebbe interessante riprendere in un altro momento) il prezzo del petrolio è all’incirca dimezzato, passando da oltre 100 a circa 50 dollari al barile. E’ molto difficile che rimanga sempre così mentre è probabile una sua risalita anche marcata e perfino nel corso di quest’anno. Supponiamo che questo prezzo risalga da 50 a 75 dollari al barile: l’aumento per noi non sarebbe della metà in piu’, perché ora l’euro non vale piu’ circa 1,40 dollari ma 1,08. In pratica un simile aumento equivarrebbe piu’ o meno al raddoppio dei nostri costi energetici e graverebbe tutto sulle spalle dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati in quanto l’inflazione (aumento dei prezzi e carovita) aumenterebbe molto piu’ del 2% e potrebbe divenire incontrollabile. Se cio’ avvenisse ci sarebbe un ulteriore danno per i proletari, poiché il potere borghese, per ridurre l’inflazione che invece – fino a poco tempo prima- voleva aumentare (vedete come in questo sistema marcio ogni toppa è peggiore del buco) seguono una sola politica : spremere salari e pensioni, tagliare la spesa sociale.


Roma 9/3/2015

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