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Viva il P.C.I e il suo 93° anniversario

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VIVA IL PCI
di Norberto Natali

Si può rendere in poche parole il senso di cosa è (non cosa è stato) il PCI? Si rischia di apparire presuntuosi o mezzi matti nel volerlo fare.
Sarebbe più facile, per un pittore, rendere l’immagine di uno stupendo e immenso panorama con poche pennellate.
E’ difficile parlarne a chi ha meno di quarant’anni: non si può indicare, nei tempi recenti, alcun esempio -in Italia- che possa somigliare ad esso, neanche in piccolo.
I più giovani possono farsi un’idea della sua forza e del significato che ha avuto per l’Italia, dal modo in cui viene riflesso nella memoria delle proprie famiglie.
Rischiando di fare più confusione che altro, se dovessi indicare degli esempi esteri, considerate tutte le differenze, direi che Hezbollah in Libano e Batasuna nei Paesi Baschi ricoprono un ruolo, nei confronti dei rispettivi popoli, in qualche modo vagamente somigliante a quello che ebbe il PCI in Italia.
Non è stato un salotto di politicanti: quasi 80.000 caduti; decine di migliaia di feriti, mutilati e invalidi; altrettanti costretti all’esilio forzato o comunque licenziati per rappresaglia; centinaia di secoli di condanne al carcere e al confino.
Non solo durante il fascismo ma anche nel dopoguerra.
Il PCI ha sacrificato i suoi uomini e donne migliori, a partire dalla fondazione e compresi alcuni dei suoi capi e fondatori, fino a pochi anni prima della sua soppressione, con compagni quali Ciro Principessa, Guido Rossa, Pio La Torre, Rosario Di Salvo ed altri ancora.
E’ con questo “contributo” che il PCI ha rappresentato la parte migliore dell’Italia, il suo proletariato, ha dato al paese il progresso, ha contribuito a renderlo meno disunito, ha forgiato la cultura e diverse generazioni della gioventù.
Senza il PCI non ci sarebbe stata la Liberazione dal fascismo e dall’occupante nazista, né la pace, la democrazia e la Repubblica. Finché c’è stato il PCI, nel dopoguerra, nessun lavoratore si è mai trovato senza poter più, da un giorno all’altro, mantenere i propri figli; nessun lavoratore si è mai trovato in condizione di meditare il suicidio a causa dell’ingiustizia economica e della disoccupazione, diversamente da oggi.
Finché c’è stato il PCI, nel dopoguerra, le masse lavoratrici non sono mai state calpestate, offese ed umiliate, impunemente e senza rimedio, come avviene, invece, diffusamente ora.
Il PCI è l’unico partito della classe operaia in Italia.
E’ il PCI che ha insegnato -e consentito- a tutti i lavoratori a non togliersi il cappello quando passa il padrone.
Solo con il PCI gli operai non sono stati dei semplici servi ma una classe, con un’avanguardia fiera e combattiva, capace di lotte dure e vittoriose, una classe capace di lottare per il suo potere e di essere classe dirigente anche da posizioni di minoranza.
E’ stato il PCI il baluardo della lotta per l’emancipazione delle donne e del Meridione.
Del PCI se ne parla ancora oggi, sempre male, da parte degli strumenti del potere ma questi, soprattutto, cercano di nasconderne l’esistenza ed il suo significato, consapevoli di come sia rischioso e forse controproducente il tentativo di falsificarne la storia.
Non c’è forza sociale o politica del paese che sia oggetto di una campagna, sistematica e totale, di oscuramento della sua storia e del suo ruolo, come il PCI.
Non può esserci altra speranza, per il futuro della gioventù, per il rilancio del paese e della democrazia, per la ripresa della sinistra e della sua unità, per la riscossa dei lavoratori che non la ricostituzione del PCI o, comunque, di una forza come esso che sappia rispondere alle sfide del presente e del futuro come seppe fare il Partito con quelle del suo tempo.
Per questo, in conclusione, si può prendere a prestito dal poeta: il PCI non è un’eredità che ci hanno lasciato i nostri predecessori ma un prestito che ci hanno fatto le generazioni future.
Dobbiamo restituirglielo.
Non c’è altra causa, per cui valga la pena di lottare, più di questa.
Il PCI ha fatto i suoi errori: solo i chiacchieroni comodamente seduti non ne fanno. Neanche i rivoluzionari da salotto fanno errori. Consideriamo tutti quelli che hanno attaccato il PCI, da destra e da sinistra, da sopra e da sotto: avevano completamente torto.
Ancor più torto marcio -ma direi coda di paglia e coscienza sporca- quelli che lo fanno oggi. Per questo alcuni anni fa, in un’affollata assemblea popolare svolta proprio il 21 gennaio, dopo aver rivendicato la posizione che ebbi negli anni ’80 di critica del gruppo dirigente (non del PCI) conclusi nel seguente modo:


“CHI -OGGI- PARLA MALE DEL PCI E’ UN GRAN FIJO DE ‘NA MIGNOTTA
SE NON HA TRADITO TRADIRA’
E PORTA CON SE’ LA SCONFITTA COME CIASCUNO LA PROPRIA OMBRA”

Sfido chiunque a trovare un solo fatto, un solo esempio, capace di smentire quanto suddetto.


Roma 21\01\2014

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